In redazione è arrivata la RX10 V, la nuova bridge superzoom Sony che dopo diversi anni di attesa raccoglie l’eredità della RX10 IV. Ne avevamo scritto sia in chiave rumors che al momento del lancio ufficiale: ora è il momento della prova sul campo.
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Della RX10 V, dunque, sapevamo già molto prima che arrivasse fisicamente sulla nostra scrivania: il sensore da 1 pollice stacked Exmor RS da 20,1 megapixel effettivi, l’obiettivo Zeiss Vario-Sonnar T* 24-600mm f/2,4-4,0 con zoom ottico 25x, il doppio processore Bionz XR con chip AI dedicato per il riconoscimento avanzato del soggetto, la raffica fino a 30fps con tracking AF/AE completo, il video 4K a 120fps: tutto questo era già emerso nelle settimane precedenti l’annuncio, e la presentazione ufficiale del 9 luglio ha confermato punto per punto quanto anticipato. Quello che i comunicati e le schede tecniche non hanno saputo raccontare è come la fotocamera si comporta davvero in mano, ed è da qui che parte la nostra prova.
Un dettaglio bizzarro sul barilotto
Prima di entrare nel merito dell’ergonomia, vale la pena segnalare una curiosità che si nota osservando l’ottica da vicino. Sul barilotto, in corrispondenza della scala delle focali, campeggia la scritta “Angle of View (35mm format equiv.)”, un’indicazione concettualmente errata, poiché “Angle of View” fa riferimento all’angolo di campo, mentre i valori riportati lungo la corsa dello zoom sono a tutti gli effetti lunghezze focali espresse in valori equivalenti al formato pieno, da 24 a 600mm. Un errore di comunicazione che non incide sull’uso pratico della fotocamera, ma che stona su un prodotto di questa fascia di prezzo (2.500 euro) e destinato, verosimilmente, a una platea di fotografi amatori anche molto evoluti.
C’è un secondo aspetto legato alle focali che vale la pena segnalare, di natura diversa ma ugualmente degno di nota. Durante la ripresa, le informazioni visualizzate a mirino, sul monitor e sull’obiettivo riportano sempre la focale equivalente in formato 35mm. In revisione, però, gli exif mostrano esclusivamente la focale effettiva rapportata al sensore da 1 pollice, senza alcun riferimento all’equivalente. È corretto che gli exif registrino fedelmente i dati di scatto reali, ma come già avviene su altre fotocamere e su diversi software di gestione delle immagini, sarebbe utile disporre di un campo aggiuntivo con la focale equivalente (un’informazione preziosa in fase di catalogazione e revisione del materiale). Crediamo che un aggiornamento firmware possa sistemare la cosa senza difficoltà.
Ergonomia: il salto generazionale si sente
Tornando alle “impressioni di guida”, sul fronte ergonomia la RX10 V compie un balzo avanti che chiunque abbia familiarità con le moderne mirrorless Sony Alpha full frame riconoscerà immediatamente. La disposizione dei comandi si allontana dallo schema utilizzato sulle bridge di vecchia generazione e si allinea per quanto possibile a quello dei corpi Alpha più recenti. Eppure il primo impatto – se si è abituati con le mirrorless – porta con sé una sensazione di mancanza: non troviamo infatti la classica ghiera anteriore a tiro di indice, sostituita giocoforza da un selettore coassiale al pulsante di scatto per la gestione dello zoom. Se ne percepisce l’assenza nei primi minuti di utilizzo, ma il tempo di adattamento è breve, e la logica del nuovo sistema si rivela presto funzionale.
Il controllo manuale si rivela, infatti, comunque solido e ben distribuito tra le due mani: mentre la sinistra regola l’apertura tramite la ghiera sul barilotto, il pollice della destra ha accesso al tempo di scatto, alla compensazione dell’esposizione — tramite ghiera dedicata con pulsante di blocco e sblocco — e alla sensibilità ISO tramite la rotella posteriore. Una distribuzione razionale che consente di gestire l’intero triangolo dell’esposizione senza mai staccare l’occhio dal mirino o distogliere l’attenzione dalla scena.
Tornando per un attimo ai diaframmi, la ghiera ne consente la regolazione a passi scanditi di 1/3 di stop e non è utilizzabile a scorrimento fluido. Da segnalare, inoltre, una particolarità legata alla natura stessa dell’ottica superzoom con apertura variabile: impostando f/2,4, la fotocamera utilizza questa apertura solo a 24mm; si riporta infatti automaticamente a f/2,5 già a 25mm, a f/2,8 a 27mm e così via fino a f/4, valore che raggiunge attorno ai 100mm.
La messa a fuoco è consentita a partire da 3cm dal soggetto alla focale minima e da 72cm lato tele; in entrambi i casi si ottiene un rapporto di ingrandimento di circa 1:2.
Autofocus e riconoscimento del soggetto: qui la RX10 V cambia categoria
Se c’è un ambito in cui la RX10 V compie il salto più netto rispetto alla generazione precedente è quello dell’autofocus e del riconoscimento del soggetto. Il chip AI dedicato allinea le prestazioni della bridge a quelle delle mirrorless Alpha di fascia alta, un traguardo che fino a poco tempo fa sarebbe stato impensabile per una bridge.
Il sistema riconosce e traccia in automatico Persone, Uccelli, Animali, Insetti, Auto, Treni, Aerei, con una modalità Auto che identifica da sé la categoria di soggetto senza bisogno di selezionarla manualmente. Il tutto rimanendo agganciato al soggetto fino a 30fps di raffica, con calcoli di esposizione e messa a fuoco aggiornati fino a 60 volte al secondo (un ritmo di elaborazione che consente di seguire con affidabilità anche soggetti dal movimento rapido e imprevedibile).
C’è poi un aspetto che normalmente rappresenta il vero collo di bottiglia di queste fotocamere: il buffer di memoria. Molti corpi che promettono raffiche generose si fermano dopo un secondo scarso di scatto continuo, vanificando in pratica la velocità dichiarata sulla carta. Sulla RX10 V la situazione è sensibilmente diversa: il buffer regge almeno 500 scatti JPEG consecutivi e circa 150 file RAW, equivalenti a circa 5 secondi di raffica ininterrotta a piena velocità. Non è quindi solo una questione di velocità di punta, ma di costanza del rendimento nel tempo, un dettaglio che nella fotografia di azione, sportiva o naturalistica, fa spesso la differenza.
Sony RX10 V: i sistemi di mira
Anche sul fronte dei sistemi di mira la RX10 V si posiziona ai vertici della categoria, sempre tenendo conto della tipologia di fotocamera che abbiamo tra le mani. Il monitor è basculabile verso l’alto e verso il basso, offrendo un tipo di movimento che incontra più il favore dei fotografi che quello dei videomaker, abituati a schermi completamente articolati, ma che risulta comunque coerente con la vocazione principale di questa fotocamera. Ha una diagonale di 3 pollici e una risoluzione di 1,62 milioni di punti, è touch e consente la visualizzazione in verticale con rotazione automatica della grafica a schermo. Il vero punto di forza, però, è il mirino elettronico: una risoluzione da 3,68 milioni di punti, abbinata a un ingrandimento equivalente di 0,78x su full frame, un valore che normalmente si trova solo su mirrorless di fascia alta. A proposito: la scocca è interamente sigillata per evitare infiltrazioni di polvere e schizzi d’acqua, anche se lo zoom telescopico ad ampia escursione suggerisce un utilizzo più accorto rispetto a una classica fotocamera tropicalizzata.
Otturatore centrale: vantaggi e limiti
La RX10 V è dotata di un otturatore centrale integrato nell’obiettivo, una soluzione che porta con sé vantaggi e limiti ben precisi. Il vantaggio principale riguarda il flash: la sincronizzazione è possibile fino alla velocità massima dell’otturatore, senza il limite di sincronizzazione che affligge i corpi con otturatore a tendina.
La velocità massima dell’otturatore meccanico è di 1/1000s alle aperture più ampie, e sale a 1/2000s a partire da f/8. Se servono tempi più rapidi è necessario passare all’otturatore elettronico che permette esposizioni di appena 1/16.000s, ampiamente sufficiente per qualsiasi condizione di luce. D’altro canto l’uso dell’otturatore elettronico obbliga a lavorare con il formato RAW compresso con perdita, escludendo il RAW senza perdita di dati. Una rinuncia non trascurabile per chi vuole il massimo dalla qualità file in fase di post-produzione. A rendere la gestione del tipo di otturatore ancora meno fluida è l‘assenza di una modalità automatica che utilizzi l’otturatore meccanico fino al suo limite di velocità e passi automaticamente all’elettronico quando questo non è sufficiente.
Connessioni e autonomia: la batteria FZ100 cambia tutto
Insieme al balzo in avanti dell’autofocus, la novità forse più concreta nell’uso quotidiano della RX10 V è l’adozione della batteria NP-FZ100: la stessa che equipaggia le mirrorless Alpha da quasi un decennio, con una capacità più che doppia rispetto alla FW50 montata su tutte le generazioni precedenti di RX10. Il risultato è un’autonomia che regge l’intera giornata di scatto senza necessità di ricarica.
Laddove comunque si rendesse necessario fare un piccolo rifornimento di corrente, è disponibile la nuova porta USB-C da 10 Gbps, che consente sia la ricarica tramite powerbank sia il trasferimento dati ad alta velocità.
Sul lato connessioni troviamo anche una porta Micro B Multi per il collegamento di accessori esterni, ingresso microfono e uscita cuffie e la Micro HDMI. La slitta a contatto caldo guadagna invece i contatti per alimentazione e trasmissione dati, abilitando il funzionamento dei microfoni shotgun compatibili senza cavi aggiuntivi.
Infine, lo slot per schede di memoria rimane singolo, ma passa allo standard UHS-II: una scelta coerente con i volumi di dati generati dalla ripresa 4K, circa 600 Mbps (75 MB/s) se attivata a 60fps con compressione All-I.
Il comparto video
Nonostante l’adozione di un sensore CMOS stacked la RX10 di precedente generazione fermava la qualità del girato al 4K/30. La RX10 V, invece, supera tale soglia in modo deciso, potendo registrare in 4K/120fps con un crop di 1,38x, oppure in 4K/60fps sfruttando l’intera larghezza del sensore. Entrambe le modalità lavorano a 10 bit, rendendo la modalità Log — e in particolare la curva S-Log3 – la più ambiziosa tra quelle disponibili.
Sul fronte dei profili colore, la RX10 V introduce la S-Cinetone, modalità cromatica di derivazione cinematografica Sony, e consente di caricare fino a 16 LUT personalizzate per monitorare in ripresa la gradazione colore desiderata o per integrarla direttamente nel file registrato. La stabilizzazione in modalità Active IS corregge una gamma ampia di movimenti ed è disponibile fino al 4K/60fps. La funzione Auto Framing già vista sulle mirrorless Alpha, invece, identifica un soggetto, lo segue e ottimizza automaticamente l’inquadratura simulando l’intervento di un operatore di macchina.
Sony RX10 V: l'escursione focale
La progressione dello zoom della RX10 V da 24 a 600mm equivalenti: sei fermate lungo la corsa dell’obiettivo — 24, 35, 85, 200, 400 e 600mm — per mostrare concretamente quanto cambia l’angolo di campo e la compressione della prospettiva su un singolo soggetto fisso. Tutto questo senza cambiare ottica e senza cambiare posizione di scatto.
Sony RX10 V: la nitidezza a 24mm
A tutta apertura il centro del fotogramma è convincente, mentre i bordi risultano più morbidi: un comportamento nella norma per un obiettivo superzoom di questa complessità. La resa diventa pressoché uniforme e notevole chiudendo tra f/5,6 e f/8, la zona di diaframma ottimale per questo obiettivo a questa focale. Oltre f/11 la diffrazione inizia a farsi sentire, con un calo della nitidezza progressivo e ben percepibile a f/16.
Sony RX10 V: la nitidezza a 70mm
A 70mm l’obiettivo esprime alcune delle sue prestazioni migliori. A tutta apertura — f/3,5 — il centro è già ottimo e i bordi mostrano una resa abbastanza buona, un risultato superiore a quanto visto a 24mm. Da f/4 a f/11 la resa è eccellente e sostanzialmente uniforme su tutto il fotogramma: è qui che l’obiettivo dà il meglio di sé. A f/16 la diffrazione interviene in modo pesante, rendendo questa apertura da evitare.
Sony RX10 V: la nitidezza a 150mm
A 150mm di focale equivalente il comportamento della RX10 V è sostanzialmente identico a quello osservato a 70mm, con la differenza che a questa focale l’apertura massima disponibile è f/4. Da qui fino a f/11 la resa è eccellente e uniforme su tutto il fotogramma, confermando questa fascia di focali come la più riuscita dell’obiettivo. A f/16 la diffrazione penalizza sensibilmente la nitidezza, rendendo anche qui sconsigliabile l’uso delle aperture più chiuse.
Sony RX10 V: la nitidezza a 300mm
A questa focale la resa complessiva è appena più morbida rispetto alle focali intermedie, come prevedibile su un obiettivo superzoom di questa escursione. L’uniformità tra centro e bordi resta comunque buona da f/4 a f/8; a f/11 si nota un calo percepibile, mentre f/16 si conferma l’apertura da evitare. Il dato significativo è che ci troviamo sui livelli di un ottimo teleobiettivo intercambiabile per mirrorless tipo 70-300mm, ma con la differenza che questo Zeiss allunga fino a 600mm.
Sony RX10 V: la nitidezza a 600mm
All’estremità tele la resa è complessivamente un po’ più morbida. A tutta apertura la differenza tra centro e bordi è ancora molto ridotta e comunque soddisfacente: un risultato tutt’altro che scontato a 600mm equivalenti. f/5,6 e f/8 restano i diaframmi ottimali anche a questa focale, mentre f/11 e f/16 fanno calare percepibilmente la nitidezza. Vale la pena ricordare, però, che a 600mm si lavora quasi sempre a tutta apertura o poco oltre: diaframmare a f/11 o f/16 su un tele di questa lunghezza è una situazione che nella pratica si incontra raramente.
Sony RX10 V: la gamma dinamica
La Sony RX10 V spinge il DR (l’automatismo in-camera che si occupa di diminuire il differenziale tra luci e ombre nel JPG, bilanciando il contrasto) fino al livello 8; siamo ben tre gradini oltre lo standard concesso dalla maggior parte delle Sony in commercio. Come potete osservare in questa sequenza di immagini, il risultato è apprezzabile e si avvicina molto a quello del RAW, sviluppato cercando di limitare la comparsa di rumore di luminanza nelle zone in ombra.
Sony RX10 V: le prestazioni alle alte sensibilità ISO
Nel primo carosello mostriamo la progressione delle sensibilità in JPEG così come prodotte dalla fotocamera; nel secondo, i file RAW non sviluppati, che rappresentano la base di partenza per chi lavora in post-produzione. Nel terzo carosello, infine, gli stessi file RAW ottimizzati tramite riduzione del rumore AI in Adobe Camera Raw: anche alle sensibilità più elevate permane un rumore di luminanza percepibile, ma fino a 1600 ISO – e a 3200 ISO per chi non punta a un risultato perfetto – i file sono pienamente utilizzabili, soprattutto considerando il potenziale di recupero che uno sviluppo accurato consente.
Sony RX10 V: non riconosce le moto eppure non sbaglia un colpo
La RX10 V non dispone di una modalità di riconoscimento specifica per le motociclette: per questo test abbiamo quindi selezionato la categoria auto e treni, la più vicina al soggetto ripreso. Eppure la fotocamera ha individuato il motociclista senza esitazioni e lo ha mantenuto a fuoco per tutta la sequenza, posizionando il punto di messa a fuoco correttamente sul casco in ogni fotogramma. Un risultato che va oltre le aspettative, considerando che il soggetto non rientrava in nessuna delle categorie per cui il sistema è stato esplicitamente addestrato.
Sony RX10 V: caccia al drone in autofocus continuo
Per questo secondo e più severo test dell’autofocus abbiamo utilizzato un drone: piccolo, veloce e imprevedibile, tra i soggetti più ostici per qualsiasi sistema di messa a fuoco automatica. La RX10 V è la prima bridge a reggere questo tipo di sfida con un’affidabilità paragonabile a quella delle mirrorless Sony di fascia alta. Un risultato che la rende, a nostro avviso, la scelta definitiva per chi cerca una fotocamera che faccia tutto senza troppi compromessi.
La Sony RX10 V nella macro
La distanza minima di messa a fuoco di 72cm alla focale massima consente riprese macro di grande effetto, come vi mostriamo in questi due esempi: il soggetto viene isolato completamente dallo sfondo grazie alla combinazione tra la lunghezza focale, distanza di lavoro e apertura massima disponibile, con una compressione della prospettiva piuttosto soddisfacente. Il rapporto di ingrandimento raggiunto alla minima distanza di messa a fuoco concessa alla focale massimo è pari a 1:2,04.
Il Bokeh
Tra 135 e 300mm e a tutta apertura, la RX10 V produce uno sfocato morbido e gradevole, con transizioni progressive tra il piano antistante quello della messa a fuoco e lo sfondo. Un risultato che su una fotocamera con sensore da 1 pollice non è affatto scontato, ma che in questo caso beneficia sia della luminosità, sia della lunghezza focale dell’ottica.
Sony RX10 V: lo stabilizzatore
Con un tempo di scatto di 1/15s si riesce a scattare a mano libera con buone probabilità di successo almeno fino a 300mm equivalenti. Siamo a circa 4EV di efficacia.
Sony RX10 V: le conclusioni
La RX10 V è una fotocamera con cui un fotografo di livello medio, non troppo avvezzo a farsi distrarre continuamente dalle novità del mercato, può andare avanti per anni senza sentire la necessità di aggiornare il proprio corredo.
Il punto di forza della RX10 V, praticamente impossibile da replicare su una fotocamera a sistema, è chiaramente il suo obiettivo superzoom 24-600mm integrato, cui si somma un sistema autofocus che si è finalmente allineato a quello delle mirrorless di fascia alta. Avere tutto questo in un unico corpo significa non dover rinunciare a nessuna focale, non dover gestire un sistema di obiettivi, non dover tornare a fare acquisti ogni volta che il mercato propone qualcosa di nuovo. L’autofocus che abbiamo testato su soggetti piccoli e dinamici come un drone, o su un motociclista mai esplicitamente previsto tra le categorie di riconoscimento, difficilmente verrà surclassato in affidabilità nel breve-medio periodo.
L’ergonomia, inoltre, è ora allineata alle mirrorless Alpha, e quindi è ottima. La batteria NP-FZ100 garantisce un’autonomia adeguata alle uscite di escursionisti e viaggiatori. Le capacità video consentono reportage di discreta qualità professionale. E la nitidezza, pur con i compromessi inevitabili di un superzoom a questa escursione focale, offre file con cui una post-produzione accurata riesce a ottenere risultati sorprendenti anche ad alte sensibilità. A 2.500 euro non è una fotocamera per tutti, ma per chi cerca una soluzione definitiva da acquistare una volta sola e portarsi dietro per anni, la RX10 V è da scegliere senza riserva.
Sony RX10 V: i pro e i contro
- Salto generazionale nell'autofocus
- Zoom 24-600mm in un corpo unico, senza cambio ottica
- Ergonomia e interfaccia allineate alle mirrorless Alpha
- Raffica fino a 30fps con AF/AE aggiornati 60 volte al secondo
- Buffer generoso
- Video 4K/120fps con crop 1,38x e 4K/60fps sovracampionato
- Sistemi di mira in fascia alta
- Autonomia raddoppiata con la batteria NP-FZ100
- Filettatura frontale da 72mm per filtri circolari
- Otturatore centrale limitato a 1/1000s alle aperture massime e 1/2000s da f/8 in poi
- Otturatore elettronico disponibile solo con RAW compresso
- Apertura massima disponibile solo a 24mm
- Micro HDMI anziché full-size o Mini HDMI
- Ghiera dei diaframmi non regolabile a scorrimento fluido
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