DJI, in questi anni, è stata in grado di costruire una solida base utenti anche nel mondo del cinema professionale, non solo tramite i propri droni. Il produttore cinese ha tutta una gamma di apparecchi dedicati alle riprese professionali. Un esempio sono gli stabilizzatori della serie Ronin, declinati anche nel sistema completo dotato di ottiche e sensore DJI Ronin 4D. Tra i prodotti molto utilizzati in questo ambito figurano pure i sistemi di trasmissione remota del segnale video e di follow focus.
DJI è poi molto attiva nel segmento dei prodotti per i content creator, dove è onnipresente su YouTube e TikTok sia con i suoi microfoni sia con le gimbal camera della serie Osmo Pocket e Action. Con l’ultimo prodotto di questa serie, la DJI Osmo Pocket 4P, il produttore cinese vuole provare ad abbattere il muro tra i due mondi e portare all’interno delle produzioni cinematografiche un sistema di ripresa molto compatto. Ma forse è bene fare un piccolo salto indietro nel tempo per inquadrare meglio il prodotto.
Dalla prima gimbal camera alla versione 'Pro'
DJI ha presentato la prima Osmo Pocket a New York nel 2018, creando di fatto una nuova categoria, quella delle gimbal camera. Lo ha fatto prendendo in prestito dai suoi droni una testa cardanica motorizzata e inserendola sopra un’impugnatura con schermo, batteria e controlli. È poi seguita la Pocket 2, arrivata nel 2020, modello che ha corretto alcuni difetti del predecessore migliorando qualità d’immagine, audio e resa del grandangolo, restando però legato allo stesso concetto di base.
Dopo un silenzio durato tre anni, nell’ottobre 2023 DJI ha fatto debuttare la Pocket 3, vera svolta della gamma grazie al sensore CMOS da 1 pollice e allo schermo ruotabile da 2 pollici. Nel 2026 la famiglia si è allargata: prima la Osmo Pocket 4, con sensore stacked da 37 MP e 14 stop di gamma dinamica in D-Log, poi appena un mese dopo la Osmo Pocket 4P, nel cui nome la ‘P’ vuole richiamare il concetto di “Pro”. Questo modello porta in dote non solo un nuovo sensore, ma soprattutto un secondo obiettivo da 60mm.
Giovani direttori della fotografia all'opera con la Osmo 4P
Per dimostrarne le capacità, DJI ha commissionato una serie di cortometraggi ad alcuni giovani videomaker, da girare utilizzando solo la Osmo Pocket 4P, creando poi un concorso che ha visto premiati i contenuti di maggiore qualità. Sono quattro i premiati: Gabriele Mencaroni e Alessandro Tempestini (Italia), Liu Yadi (Cina/Francia) e Zhou Chengzhou (Cina/Paesi Bassi).
Per i direttori della fotografia conta il risultato, non il mezzo
La premiazione del concorso, nella cornice della 83ª Mostra del Cinema di Venezia, è stata l’occasione per un’interessante tavola rotonda a cui hanno partecipato i giudici del concorso, tre direttori della fotografia di fama mondiale. Parliamo di Valentin Vignet, direttore della fotografia francese, conosciuto per Faces Places e per il cortometraggio candidato all’Oscar Nefta Football Club; di Cristiano Di Nicola, direttore della fotografia italiano pluripremiato, presente proprio a Venezia in concorso ufficiale con L’Estranea; e di Michele D’Attanasio, vincitore per due volte del David di Donatello e direttore della fotografia di film come Veloce come il vento, Freaks Out e L’ombra di Caravaggio.
Il fulcro della discussione è stato proprio se questo tipo di strumento di ripresa possa, o meno, trovare effettivamente spazio all’interno delle produzioni strutturate come quelle cinematografiche. Anche grazie alla qualità dei lavori dei giovani videomaker, la risposta ha stupito gli stessi direttori della fotografia, che si sono ritrovati unanimi nel dire che questo tipo di videocamera compatta possa aprire alla produzione di tutta una serie di contenuti o semplificare molto i setup in alcune situazioni, il tutto con una qualità della ripresa che, nei fatti, tiene il passo di quella necessaria per i contenuti che poi vanno sul grande schermo. Gli stessi tre direttori della fotografia hanno avuto modo di sperimentare la videocamera e stanno anche provando a capire come possa risultare utile ai loro prossimi lavori.
Solo marketing?
Naturalmente parliamo di un concorso sponsorizzato da DJI, ragione per cui abbiamo cercato di approfondire con i protagonisti i reali confini della questione, al di là di quelli confezionati ad hoc per l’evento.
Effettivamente, DJI sembra aver fatto un buon lavoro nell’aggiunta della ‘P’ alla fine del nome del prodotto e l’innalzamento della qualità d’immagine rispetto al modello precedente è evidente, anche grazie all’adozione del profilo D-Log, a differenza del più consumer D-Log M. Inoltre, sulla 4P, la prima fotocamera a doppio obiettivo della linea Pocket, ha debuttato ufficialmente il D-Log 2, profilo legato a una novità hardware: il nuovo sensore CMOS da 1 pollice basato su tecnologia LOFIC (Lateral Overflow Integration Capacitor), montato sull’obiettivo grandangolare principale da 20mm equivalenti con apertura f/2.0. Utilizzando il D-Log 2, il sensore principale è in grado di offrire fino a 17 stop di gamma dinamica.
In una chiacchierata che abbiamo avuto alla fine della premiazione, ad esempio, Michele D’Attanasio ha messo in luce come uno strumento di questo tipo sia in grado di democratizzare l’accesso alla registrazione di contenuti di qualità cinematografica, rappresentando un’opportunità per le nuove generazioni, anche per sviluppare un linguaggio nuovo proprio a partire da un prodotto che prima non c’era. Cristiano Di Nicola sta già pensando di introdurre la nuova gimbal camera nelle riprese dei suoi prossimi lavori.
Laddove prima era necessario pensare a rig o sistemi di montaggio complessi, ora basta un operatore con in mano una gimbal camera o un lungo bastone per effettuare riprese in modo molto più semplice, oppure è possibile avvicinarsi molto al soggetto anche in spazi ristretti.
Sono temi che hanno messo in luce anche i giovani videomaker, sottolineando anche come l’utilizzo di una videocamera così piccola e così discreta, rispetto alle solite cineprese tradizionali, permetta di creare un rapporto più intimo con i soggetti e che abbia un minore impatto sul flusso della recitazione. In tutti e quattro i cortometraggi premiati è stata proprio questa una delle caratteristiche comuni: mettere lo spettatore non solo al centro dell’azione, ma in contatto diretto con i soggetti, come se si stesse vivendo la scena dall’interno.
Gabriele Mencaroni ha messo in evidenza, nella nostra chiacchierata, come il setup super essenziale reso possibile dalla Osmo 4P abbia portato due vantaggi evidenti nella realizzazione del suo cortometraggio. Abbiamo già citato la possibilità di ‘mischiarsi’ con i soggetti ed effettuare riprese senza disturbare il flusso creativo di un gruppo di artisti, ma a essa va aggiunta la velocità di setup, fondamentale per poter girare in soli due giorni una serie di scene in luce ambiente tra tramonto e crepuscolo. Parlando di riprese in condizioni di luce difficili, Mencaroni ha messo in luce un solo difetto che si è trovato a dover fronteggiare, il fatto che il formato D-Log 2 per la massima gamma dinamica sia disponibile solo su una delle due focali e che per armonizzare meglio le riprese, se si intendono utilizzare entrambi i moduli di ripresa, sia necessario scegliere il più classico D-Log, che si ferma a tre stop in meno.
Alessandro Tempestini ha portato un punto di vista diverso, avendo focalizzato il suo cortometraggio molto sull’azione, con protagoniste delle motociclette. Nel suo caso, essere forzato a utilizzare solo la Osmo Pocket 4P ha portato ad alcuni problemi da risolvere, come la difficoltà del sistema di stabilizzazione a gestire le vibrazioni del mezzo, ma proprio dalle soluzioni adottate sono nate inquadrature nuove, non progettate nello storyboard, che hanno contribuito a dare un carattere diverso al cortometraggio. Generalmente per alcune delle riprese avrebbe utilizzato videocamere solidali al mezzo, ma per mitigare l’effetto delle vibrazioni sul sistema di gestione della stabilizzazione sono stati utilizzati bracci mobili o ammortizzati: questo fatto, ma soprattutto la possibilità di muovere a distanza la testa della videocamera (semplicemente da uno smartphone) ha permesso di dare alle immagini un dinamismo che non era stato previsto in fase di scrittura.
Stimolato da una domanda, sul palco Michele D’Attanasio ha detto la sua anche sul fatto di portare sul set un prodotto che – se messo in relazione alle attrezzature cinematografiche tradizionali – può essere definito ‘entry level’: “Si può forse dire che sia una videocamera entry level per un fatto tecnico, ma a noi direttori della fotografia la tecnica interessa fino a un certo punto: se vediamo un’immagine bella e quell’immagine ci piace, ci importa poco che la videocamera sia piccola o grande. Vediamo quello, cioè vediamo l’impatto, l’emozione che ci dà quell’immagine.”
A giudicare dai commenti dei tre direttori della fotografia, DJI pare aver messo nelle mani dei videomaker uno strumento che effettivamente offre una qualità sufficiente per fare il grande salto al di là dei contenuti dedicati al web e ai social. Ci sono forse ancora alcuni particolari da affinare, come la citata mancanza del formato D-Log 2 sulla fotocamera tele, ma la base sembra buona e, anche grazie a questo tipo di collaborazioni, DJI dovrebbe avere tutti i feedback necessari per migliorare il prodotto nelle generazioni future.
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