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Home CULTURA INTERVISTE

Fotografare la danza primordiale del vento

Una settimana di scatti sulla selvaggia isola di Fuerteventura. Ecco come nasce il progetto di Raoul Iacometti dedicato al vento.

Jessica Barresi di Jessica Barresi
15 Giugno 2026
in INTERVISTE
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Zona norte de las dunas de Corralejo, Parque Natural de Corralejo, maggio 2022
Zona norte de las dunas de Corralejo, Parque Natural de Corralejo, maggio 2022

È impossibile vedere il vento. Il vento è per natura portatore di movimento, si sente distintamente al tatto e se ne ascolta il soffio, ma per far sì che si veda ci vuole la collaborazione di qualcos’altro, qualcosa che si lasci trasportare o modificare temporaneamente dalla sua energia.
Negli anni Ottanta il fotografo Raoul Iacometti sbarcò per la prima volta a Fuerteventura (Canarie, Spagna) e il vento lo travolse, avvolgendolo in un abbraccio invisibile che sapeva di salsedine e terra vulcanica. Era un vento che agitava le onde, levigava le rocce, smuoveva la sabbia, si esibiva in un perpetuo gioco di danze primordiali.

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Più di trent’anni dopo Raoul avrebbe fatto di quel vento il protagonista di un progetto fotografico, insieme alla danzatrice e performer professionista Rebecca Erroi.
Partiti con un taccuino carico di appunti e due valigie piene di teli bianchi e neri, i due hanno trascorso un’intensa settimana sull’isola, lavorando a una serie di fotografie essenziali, ma ben studiate, che potessero celebrare una specie di comunione tra corpo, vento, oceano e lava. “È nato tutto là”, dice Raoul, “in un luogo che non accoglie: rapisce”. Abbiamo intervistato l’autore del progetto VENTO [eterno movimento].

Barranco del Vallito (El Cotillo), maggio 2022
Barranco del Vallito (El Cotillo), maggio 2022

Ci parli del tuo primo viaggio a Fuerteventura?

Arrivai a Fuerteventura dopo una traversata in traghetto da Lanzarote. La mia prima volta sull’isola risale alla fine degli anni Ottanta e fu una vacanza animata dal desiderio di riprendere il surf a livello professionistico. Lanzarote e Fuerteventura sono due isole che ancora oggi richiamano appassionati e professionisti di questo sport da tutto il mondo. Trascorsi venti giorni complessivi, metà sulla prima e metà sulla seconda. Mi sembrò di essere sul set di Baywatch, ma ancora di più su quello di Un mercoledì da leoni, perché era un luogo dove il vento, l’oceano e la libertà sembravano fondersi in un’unica, travolgente esperienza.

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Che rapporto hai con il vento? È un fenomeno al quale avevi già prestato attenzione dal punto di vista creativo?

Il mio rapporto con il vento — e con l’oceano, con il mare in senso più ampio — affonda le radici nella mia giovinezza. Ho sempre amato questi due elementi che, per loro stessa natura, si sfidano e si cercano, si contrastano e si completano. Ho dedicato loro numerose fotografie nel corso degli anni, ma mai all’interno di un progetto interamente costruito attorno alla loro essenza. Fino al 2021.

Sulla strada per la Playa de Cofete, maggio 2022
Sulla strada per la Playa de Cofete, maggio 2022

Come hai incontrato Rebecca Erroi?

Invitai Rebecca a partecipare al mio progetto Green Attitude, un lavoro dedicato alla danza ambientato in serre e vivai, palcoscenici inconsueti per questa forma d’arte, nato nel 2012. Rebecca mi fu presentata da un’altra straordinaria performer, Lavinia Scott, con la quale condivido una bellissima amicizia. Da quel primo incontro nacque immediatamente una sintonia artistica profonda.

Com’è nata l’idea di sfruttare dei teli per rendere fotografabile il vento? Vi era venuta in mente anche qualche alternativa?

L’idea dei teli nacque spontaneamente da entrambi. La loro capacità di trasformarsi seguendo le correnti e i repentini cambi di direzione del vento ci ha permesso di creare forme e dinamiche impossibili da ottenere altrimenti. Rebecca è riuscita a entrare in simbiosi con questi elementi fino a diventare un tutt’uno con essi, lasciandosi avvolgere, trascinare e sospingere da una forza primordiale. È nato così un dialogo intenso tra corpo e natura, una conversazione silenziosa fatta di energia, resistenza e abbandono.

Playa del Bajo de la Burra (Pop Corn Beach), maggio 2022
Playa del Bajo de la Burra (Pop Corn Beach), maggio 2022

Avete scelto le location una volta sul posto, o siete partiti già con una lista di punti ideali in mente?

Conoscendo bene l’isola, grazie ai numerosi viaggi compiuti nel tempo, avevo preparato una scaletta di luoghi iconici e di altri meno conosciuti. È stato un continuo spostarsi: abbiamo macinato centinaia di chilometri in un’isola che misura appena cento chilometri da nord, a Punta Tiñosa, fino a sud, a Punta de Jandía. Un movimento incessante, quasi un moto perpetuo alla ricerca della luce perfetta e dell’incontro ideale tra paesaggio, vento e presenza umana.

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Quanto tempo ha richiesto l’intera realizzazione della serie?

La permanenza sull’isola è durata una settimana. Ogni giorno partivamo molto presto, intorno alle 7:30 del mattino, per concludere le riprese verso le 20. Tutto, però, era costantemente subordinato alle condizioni climatiche. Il vento, la luce e il cielo scandivano i nostri ritmi e dettavano le regole del lavoro.

Tra Barranco del Valle e Valle la Marichala, maggio 2022
Strada FV-30 tra Barranco del Valle e Valle la Marichala, maggio 2022

L’imprevedibilità del vento è stata complice?

Assolutamente sì. È proprio l’imprevedibilità del vento a rendere unici alcuni scatti. Se vento e oceano fossero elementi prevedibili, sarebbe impossibile realizzare immagini come queste. È nel loro carattere mutevole e indomabile che si nasconde la loro straordinaria forza espressiva.

Cosa ispirava la scelta delle pose?

L’ispirazione nasceva sempre da un confronto condiviso con Rebecca. Cercavamo empatia e pathos tra noi e gli elementi naturali. In alcuni momenti, la sua forza fisica e la sua capacità interpretativa sembravano riuscire ad addomesticare le correnti stesse. Tessuti lunghi fino a quattro metri venivano dominati con straordinaria sensibilità, fino a trasformarsi da materia ribelle a presenza quasi docile, in perfetta armonia con il gesto.

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Qual è stata la più grande difficoltà nella realizzazione di questo progetto?

Le difficoltà sono state molte, ma sono proprio le sfide a rendere un progetto più avvincente e a moltiplicarne le soddisfazioni. È stato complesso gestire la lunghezza dei teli, i continui spostamenti da una location all’altra seguendo il movimento delle nuvole e l’evoluzione della luce. A volte il cielo era terso e abbacinante, altre completamente coperto, senza il minimo spiraglio. C’era poi il riverbero dei teli bianchi e, all’opposto, la sottrazione di luce di quelli neri. Ma, soprattutto, c’era il desiderio costante di andare oltre, di spingersi sempre un passo più in là rispetto a ciò che sembrava possibile.

Ermita Protestante de Violante (Barranco de Violante), maggio 2022
Ermita Protestante de Violante (Barranco de Violante), maggio 2022

Quanto conta per te la composizione fotografica?

La composizione è il fondamento stesso della fotografia. Un’immagine correttamente esposta può certamente catturare lo sguardo, ma una fotografia con una composizione forte ed efficace, anche se tecnicamente imperfetta, possiede una capacità molto più profonda di emozionare e restare impressa. Sono il taglio, l’inquadratura e l’equilibrio tra gli elementi a dare respiro e significato all’immagine, a trasformarla in racconto.

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Che attrezzatura hai utilizzato?

Ho utilizzato un sistema Canon composto da due Eos 5D Mark III, affiancate da un obiettivo 24-70mm f/2.8 e da un 70-200mm f/2.8. Per alcuni scatti ho scelto una Polaroid SX-70, una Leica R7 a pellicola e con uno smartphone iPhone 12 ho realizzato dei video. Strumenti diversi per esigenze diverse, ma sempre al servizio della stessa visione.

Parque Natural Dunas de Corralejo, maggio 2022
Parque Natural Dunas de Corralejo, maggio 2022

A cosa è dovuta la scelta del bianco e nero?

Ritengo che il bianco e nero sia un elemento determinante nella costruzione di un linguaggio personale. Alcune immagini di questo progetto non le sentirei davvero mie — o nostre — se fossero a colori. Al tempo stesso, esistono fotografie che richiedevano necessariamente il colore, perché in quel preciso istante ogni elemento della scena aveva bisogno della propria identità cromatica per esprimere il giusto pathos.

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Credo che la scelta tra bianco e nero e colore nasca sempre da una necessità interiore, da ciò che si percepisce più autentico nel momento dello scatto. Sto preparando il libro che racconterà tutte le fasi di questo lavoro, dalle origini fino all’epilogo, e conterrà anche molte immagini a colori. Perché, in fondo, senza quelle fotografie, anche quelle in bianco e nero non avrebbero la stessa intensità, la stessa profondità, la stessa forza evocativa.

El Puertito, C. la Peatonal Piragua, maggio 2022
El Puertito, C. la Peatonal Piragua, maggio 2022
Strada FV-30 tra Barranco del Valle e Valle la Marichala, maggio 2022
Mirador de Cofete (Playa de Cofete), maggio 2022
Raoul Iacometti bio

Bio e contatti

Raoul Iacometti (classe 1961) svolge l’attività di fotografo free-lance alternando la ricerca personale al lavoro commerciale in diversi settori: reportage di documento e sociale, fotografia industriale e d’interni, eventi, danza e ritratto. Le sue immagini compaiono su quotidiani e magazine italiani e internazionali, tra cui Class, GVision, Gardenia, Platform, Professional Photographers of America e The Feauture Mag.
Nel 2012 ha creato il progetto Green Attitude, dedicato alla danza su palcoscenici inediti come serre e vivai; nel 2013 ha ideato “Fotografie e altre storie…” e nel 2021 “STORIE [fotografate]”. Si tratta di due format teatrali che uniscono alla fotografia arti come la scrittura, la musica, danza e la scrittura. Dal 2015 è impegnato nel progetto Alcuni di Noi reportage socio-umanitario legato alle malattie degenerative come distrofie, sclerosi e disturbi mentali e psichici. Nello stesso anno è stato autore di Obiettivo Lampedusa, libro e mostra fotografica dedicati agli abitanti dell’isola. Ha ricevuto diversi riconoscimenti, tra i quali il “Premio Nazionale di Fotografia Pino Fantini”. Tiene corsi base e avanzati di fotografia e workshop fotografici in tutto il territorio nazionale e all’estero.

raouliacometti.it

Instagram: @raoul_i

Rebecca Erroi

Rebecca Erroi

Rebecca Erroi è una danzatrice freelance italiana. Si è formata tra Dancehaus Susanna Beltrami di Milano e Alonzo King Lines Ballet di San Francisco, ed è laureata in Scienze della musica e dello spettacolo presso le Università di Milano e Roma. Fa parte del collettivo FreeFloatingBodies, con cui sviluppa progetti che intrecciano danza, arti visive e performance site-specific, esplorando la relazione tra corpo, spazio urbano e installazione. Il suo lavoro si muove tra scena commerciale e ricerca contemporanea, mantenendo una forte apertura alla sperimentazione. Ha danzato per artisti come Christina Aguilera e Katy Perry, nelle sfilate Alta Moda Dolce & Gabbana, accanto a Roberto Bolle in “Danza con me”, al Festival di Sanremo 2024 con Marco Mengoni e per la tournée dello spettacolo comico “Ti posso spiegare” di Katia Follesa e Angelo Pisani.
È nel cast de “La Divina Commedia Opera Musical” (2020–2025), è tra le protagoniste di “Van Gogh Café Opera Musical”, in tournée fino al 2025 e fa parte di “Frida Opera Musical” nel 2026. Dal 2022 collabora stabilmente con il regista e coreografo Giuliano Peparini in produzioni teatrali e televisive, in Italia e all’estero.
Instagram: @rebeccaerroi

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