Più di 17 milioni di turisti hanno visitato Napoli nel 2025. Il turismo fa girare l’economia, ma l’economia che gira a ritmi esorbitanti può essere un’arma a doppio taglio, che promette crescita e benessere mentre recide l’autenticità culturale e la connessione reale tra le persone e i luoghi che esse frequentano.
Il rapporto di Sofia Scuotto con Napoli è profondo e personale. Nata nel cuore del centro storico, Sofia ha sempre amato la storia, l’arte e le tradizioni della sua città e ha studiato Beni Culturali con il desiderio di contribuire alla valorizzazione di quel patrimonio culturale. Testimone del disastroso impatto del fenomeno del turismo di massa sulla quotidianità dei residenti e sull’identità della città stessa, Sofia ha lavorato a un progetto fotografico intitolato “Soggiorno napoletano”.
Le fotografie di Soggiorno napoletano
Passeggiando con la sua fotocamera, Sofia ha collezionato istantanee che raccontano Napoli come tempio a cielo aperto dei riti scaramantici e dello street food e come capitale dei festeggiamenti di addio al nubilato. Negli scatti di Soggiorno napoletano le persone passeggiano, si fermano e scattano foto, davanti a muri che ospitano cartelli improvvisati, indicazioni scritte a mano, raffigurazioni di star del cinema e della musica, ma anche messaggi di risentimento dei residenti nei confronti del turismo eccessivo.
Napoli e il mostro dell’overtourism
La causa scatenante dell’overtourism nella città partenopea è facilmente individuabile: Napoli è uno strepitoso cocktail di elementi eterogenei che richiamano le masse. Il patrimonio artistico, la tradizione gastronomica, il clima mediterraneo, i paesaggi mozzafiato, i vicoli caratteristici, i mercati storici e il calore umano generano un irresistibile serbatoio di situazioni appaganti e “instagrammabili”… e nell’epoca dei social non è esagerato affermare che la fotografabilità di un luogo può rappresentare un pericolo per l’integrità di quello stesso luogo.
Prendiamo ad esempio il murale dedicato a Diego Armando Maradona, che compare nella fotografia di Soggiorno napoletano che apre questo articolo. Dipinto da Mauro Filardi nel 1990, per festeggiare il secondo scudetto del Napoli, l’opera di street art ha trasformato il numero 60 di via Emanuele De Deo in un vero e proprio luogo di culto, che rientra tra i siti più visitati in Italia. Lo scatto di Sofia sintetizza perfettamente la modalità di fruizione del luogo da parte dei turisti: una volta sul posto, nella calca umana, è d’obbligo la foto di rito, un selfie o un ritratto scattato da parenti e amici, quasi sempre con lo smartphone, da condividere quanto prima per consegnare alla rete una prova schiacciante dell’avvenuta “esperienza”.
Cosa accade quando fiumi di avventori si riversano nelle strade, nei vicoli e nelle piazze di una città lo sappiamo bene: aumenta a dismisura il numero di persone affamate, assetate e in cerca di un alloggio temporaneo. Le botteghe storiche cedono il passo alle attività di ristorazione, le abitazioni si trasformano in locali destinati agli affitti brevi e i tradizionali “bassi” – le tipiche abitazioni al piano terra con accesso diretto sulla strada – diventano B&B, aggravando la crisi abitativa e annientando l’identità culturale della città.
“Secondo VDNews”, precisa Sofia, “sono più di undicimila gli appartamenti in affitto su piattaforme online come Booking e Airbnb. Diverse associazioni locali protestano contro il proliferare di strutture ricettive e sempre più napoletani manifestano in strada contro l’overtourism che sta trasformando i quartieri storici in mere destinazioni turistiche”.
“Al tempo stesso”, aggiunge la fotografa, “va riconosciuto che il boom turistico ha innescato anche un rinnovamento urbano e una riqualificazione delle stazioni, oltre a favorire un sostanzioso recupero del patrimonio culturale, come dimostra la riapertura al pubblico del Teatro Antico di Neapolis e del Monte Echia. I rioni Sanità e Forcella e in particolare i Quartieri Spagnoli, da sempre zone problematiche e malfamate, si sono trasformati in cuori pulsanti di turismo e vita notturna”.
Rispetto a questa ambivalenza, abbiamo chiesto a Sofia quale fosse, a suo avviso, un futuro auspicabile per la città di Napoli e quali le strade percorribili per ristabilire un equilibrio tra turismo e identità del luogo. “Credo sia necessario distribuire i flussi turistici durante tutto l’anno, ad esempio promuovendo eventi in bassa stagione”, ci ha risposto, “e incentivare la visita di zone meno conosciute, investendo su un potenziamento della rete dei trasporti. In generale occorre migliorare la qualità dei flussi investendo nei luoghi della cultura”.
I più pessimisti non potranno fare a meno di pensare che estendere in qualche modo confini geografici e margini temporali della stagione turistica possa tradursi, a lungo termine, in un aggravamento del problema più che in una soluzione. Se è facilmente immaginabile la nascita di un nuovo flusso turistico, disposto ad assaporare pizza e sfogliatelle nelle giornate più piovose, non è altrettanto semplice ipotizzare una speculare contrazione di visite nei mesi dal clima più mite. Il risultato, quindi, potrebbe essere un ulteriore incremento del numero di turisti nell’arco di un anno.
Certo è che Soggiorno napoletano offre ottimo materiale per una riflessione – sempre più necessaria – su quanto sia sano il nostro modo di fare turismo e di rapportarci ai luoghi che scegliamo di visitare. Andando ancora più a fondo c’è da chiedersi quanto sia colpa della febbre da social network e quanto sia sano – prima di tutto – il nostro modo di fare fotografia.
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