Tutti ricordano il boom delle compatte: al culmine del loro successo, attorno al 2010, si vendevano otto fotocamere a ottica integrata per ogni macchina fotografica a ottica intercambiabile. Il mercato è poi rapidamente cambiato e gli smartphone hanno fatto piazza pulita di tutta la fascia bassa della categoria, quella delle cosiddette ‘compattine’. Ne ha sofferto, però, anche il mercato di modelli ‘premium’, ossia quelli che puntavano a differenziarsi per sensori più grandi rispetto a quelli integrati negli smartphone. Nel 2023, per avere un’idea, il rapporto si era ribaltato, con circa 6 milioni di mirrorless e reflex vendute e solo 1,72 milioni di fotocamere a ottica fissa battute in cassa. Addirittura, per anni le compatte con sensore più grande rispetto a quello di uno smartphone sono state considerate anch’esse un genere in via di estinzione, visto che rapidamente i cameraphone top di gamma avevano guadagnato sensori di dimensioni accettabili (1”).
Poi qualcosa è cambiato: o meglio, la fisica rimane sempre la fisica. Pur facendo crescere i sensori, gli smartphone, con le loro ottiche super compatte, non sono mai riusciti a raggiungere le prestazioni – in termini di resa, sfocato e tridimensionalità – offerte dalle fotocamere, che invece non hanno mai lesinato in termini di vetro e complessità degli schemi ottici.
Se aggiungiamo una certa nostalgia per un oggetto fisico da maneggiare e la voglia di scattare senza l’ansia delle notifiche, ecco spiegata la rinascita del segmento delle compatte premium.
Ogni marchio ha dato la sua risposta
Ricoh ha risposto a questa tendenza rinnovando da cima a fondo la sua serie più amata con la GR IV, Fujifilm ha spinto l’acceleratore fino al medio formato con la GFX100RF, Sony ha riesumato dopo un decennio la sua RX1, e perfino Canon, che sembrava aver abbandonato il segmento dopo la fortunata stagione delle PowerShot G, è tornata alla carica con la V1. Da ultima, in questo 2026 che coincide con il venticinquesimo compleanno del marchio Lumix, si è aggiunta anche Panasonic con la Lumix L10, colmando un vuoto che durava dal 2018. Leica, dal canto suo, non ha mai abbandonato il segmento delle compatte e ha sempre rinnovato i suoi modelli targati D-Lux, ma soprattutto ha trovato un modello di particolare successo nella sua Leica Q, con sensore full frame, arrivata in tempi recenti alla terza generazione, con anche la declinazione con sensore in bianco e nero e quella con ottica più “stretta”, da 43mm.
Ottica fissa o zoom, la prima grande distinzione
Chi si avvicina per la prima volta a questa categoria deve fare i conti con una scelta di fondo: meglio un’ottica a focale fissa, più luminosa e compatta – e spesso associata a sensori più grandi – oppure uno zoom, meno spinto in termini di apertura, ma più versatile? Le compatte a focale fissa, come le Ricoh GR, la Fujifilm X100VI, la Leica Q e la Sony RX1R III, puntano tutto su un’unica focale (spesso equivalente a un 28 o a un 35mm) abbinata ad aperture generose, ideali per la street photography e per chi preferisce comporre “con i piedi” piuttosto che con la ghiera dello zoom. Le compatte con ottica zoom, come la Sony RX100 VII o la nuova Panasonic Lumix L10, portano in dote più flessibilità compositiva, a scapito però di un’apertura massima che tende a chiudersi man mano che ci si allontana dal grandangolo. Non esiste una risposta univoca: la scelta dipende dal tipo di fotografia che si intende praticare, ed è proprio per questo che il mercato attuale offre soluzioni per entrambe le sensibilità.
La taglia del sensore, un importante spartiacque
Se la scelta dell’ottica è una questione di gusto, quella della dimensione del sensore è una questione di fisica, e determina in larga parte il comportamento della fotocamera in condizioni di scarsa illuminazione, la capacità di isolare il soggetto dallo sfondo e, non meno importante, l’ingombro finale del corpo macchina. Si parte dal sensore da 1 pollice, il più diffuso in questa fascia grazie al compromesso tra qualità d’immagine e compattezza che è in grado di offrire, per poi salire al formato intermedio da 1,4 pollici scelto da Canon per la PowerShot V1, fino ad arrivare al QuattroTerzi, storicamente associato più alle mirrorless a obiettivi intercambiabili che alle compatte, ma che in questo segmento vanta una tradizione lunghissima, cominciata con la Panasonic Lumix LX100 nel 2014. Salendo ancora si incontra l’APS-C, alla base della serie Ricoh GR e della Fujifilm X100, e infine il pieno formato, terreno di conquista relativamente recente per le compatte, oggi conteso tra Leica e Sony. In cima alla piramide, mosca bianca assoluta del settore, si trova il sensore medio formato della Fujifilm GFX100RF, che porta in una compatta (per quanto generosa nelle dimensioni) un’area sensibile circa una volta e mezza più grande di quella del pieno formato.
Sensore da 1 pollice: la porta d'accesso più affollata
Il sensore da 1 pollice resta il punto di ingresso più popolare della categoria, e la Sony RX100 VII ne è tuttora l’esempio più famoso, nonostante risalga al lontano 2019. Il suo zoom Zeiss Vario-Sonnar 24-200mm f/2,8-4,5 si distingue per escursione focale ed è associato ad algoritmi avanzati per la messa a fuoco, fattori che rendono la fotocamera uno strumento adatto in molti contesti. Sony, va detto, non ha più rinnovato la serie RX100 dal 2019, tanto che oggi la VII rappresenta, di fatto, l’unico modello ancora acquistabile nel nuovo della sua stirpe. Tra la terza e la quinta generazione, il Costruttore aveva utilizzato uno zoom meno spinto, ma più luminoso (un 24-70mm f/1,8-2,8) che molti ancora rimpiangono, ma che oggi è possibile trovare sulla sorella ‘Vlog’ Sony ZV-1, fotocamera che però, per alcune ottimizzazioni in ambito video (la capsula microfonica nella calotta superiore) ha perso il supporto del mirino elettronico. Sul secondo modello, la ZV-1 II, Sony ha deciso di intervenire sull’ottica, rendendola più grandangolare, anche se più buia alla focale tele. Questo modello integra, infatti, un obiettivo f/1,8-4 con focali equivalenti 18-50mm.
Chi cerca invece più zoom a scapito della luminosità può ancora orientarsi sulla Panasonic Lumix TZ300, il cui zoom 15x equivalente a un 24-360mm resta un unicum nel segmento delle travel zoom con sensore da 1 pollice, ma che naturalmente sacrifica ancora di più la luminosità sull’altare dell’escursione focale, con un’ottica f/3,3-6,4.
Il gradino intermedio: 1,4 pollici e Micro Quattro Terzi
Tra il sensore da 1 pollice e l’APS-C si è aperta negli ultimi anni una fascia intermedia particolarmente vivace. Canon la presidia con la PowerShot V1, che porta in dote un sensore da 1,4 pollici, un formato inedito che Canon ha ricavato appositamente per questa fotocamera pensata soprattutto per il video: l’area sensibile è quasi doppia rispetto a un 1 pollice tradizionale, un vantaggio che si fa sentire nelle riprese in condizioni di luce difficile, mentre lo zoom 16-50mm f/2,8-4,5 rincorre più le esigenze di vlogger e content creator che quelle dei fotografi puri. Questa configurazione offre un crop pari a circa 1,95x inferiore a quello dei sensori QuattroTerzi.
Parlando proprio di QuattroTerzi, esso è alla base di prodotti molto apprezzati dagli appassionati, come la Lumix LX100 II, oggi fuori produzione ma ancora reperibile e alla base della Leica D-Lux 8, che ne riprende praticamente inalterati il sensore da 17MP effettivi e l’ottica Leica DC Vario-Summilux 10,9-34mm f/1,7-2,8 (equivalente a un 24-75mm).
La new entry più significativa della stagione è stata sicuramente la Panasonic Lumix L10, che pur con quote simili ha aggiornato il sensore, optando per un CMOS retroilluminato QuattroTerzi da 20,4MP effettivi (26,5MP totali) simile a quello della mirrorless GH7. Anche in questo caso è abbinato a un obiettivo Leica DC Vario-Summilux 24-75mm f/1,7-2,8. Chi ama fare i conti dei ‘fattori di ritaglio’ avrà sicuramente notato come le focali reali e quelle equivalenti non si rapportano tra di loro esattamente come avviene con i classici sensori QuattroTerzi delle mirrorless, che hanno fattore di crop pari a 2x. Tutte le compatte citate qui sopra, infatti, sfruttano una porzione più piccola del sensore, principalmente con lo scopo di offrire lo stesso angolo di campo al variare del rapporto d’aspetto selezionato per gli scatti. Il risultato è che, nonostante il sensore in formato QuattroTerzi, il fattore di crop è pari a circa 2,2x.
Ottica fissa e sensore APS-C: il regno dei puristi
Sul fronte dell’ottica fissa, il sensore APS-C resta il formato di riferimento, rappresentando un ottimo compromesso tra dimensioni (del sensore e della relativa ottica), resa e costi. Ricoh ha da poco rinnovato la sua serie GR con la GR IV, che ha introdotto un nuovo sensore APS-C retroilluminato da 25,7MP abbinato per la prima volta a una stabilizzazione a 5 assi capace di correggere fino a 6 stop, oltre a una memoria interna da 53GB che sopperisce all’abbandono dello slot SD in favore di un più compatto slot MicroSD. Il prezzo di 1.350 euro segna però un deciso balzo in avanti rispetto alla GR III, la cui produzione è stata da poco interrotta ma che resta comunque acquistabile nel mercato del nuovo a un costo più abbordabile, così come la sorella GR IIIx, identica nell’impostazione ma equipaggiata con un’ottica 40mm f/2,8 al posto del più classico 28mm della GR standard. È poi un prodotto di nicchia la Ricoh GR IV Monochrome, dedicata agli amanti e ai puristi del bianco e nero.
Dall’altra parte della barricata si trova la Fujifilm X100VI, che dal 2024 porta in dote un sensore X-Trans CMOS 5 HR da 40,2MP, la prima stabilizzazione in-body sulla serie X100, e l’ormai classico mirino ibrido ottico ed elettronico che rappresenta una delle caratteristiche maggiormente peculiari della fotocamera.
Il salto al pieno formato
Fino a pochi anni fa il pieno formato in una compatta a obiettivo fisso era territorio quasi esclusivo di Leica, che con la serie Q ha costruito un piccolo culto attorno al concetto di fotocamera generalista di alta gamma. La Leica Q3 monta un sensore full frame da 60,3MP abbinato a un’ottica Summilux 28mm f/1,7, mentre la variante Q3 43, lanciata a fine 2024, sostituisce l’obiettivo con un più raccolto Summicron APO 43mm f/2. Anche in questo caso c’è una versione Monochrom dedicata ai puristi del bianco e nero.
Su questo fronte, però, Sony ha rotto un digiuno lungo un decennio riportando in vita la sua RX1 con la RX1R III, equipaggiata con un sensore Exmor R da 61MP e un obiettivo Zeiss Sonnar 35mm f/2. Sony ha aggiornato la fotocamera nell’elettronica con il processore BIONZ XR, abilitando così anche l’autofocus con riconoscimento del soggetto basato su intelligenza artificiale, portando sul segmento delle compatte una delle caratteristiche su cui il produttore ha puntato maggiormente per le sue mirrorless. Il prezzo di lancio, attorno ai 4.900 euro, la colloca comunque un gradino sotto la Leica Q3 e ben al di sotto della medioformato Fujifilm di cui parliamo tra poco, rendendola probabilmente l’ingresso più accessibile (si fa per dire) al mondo delle compatte a pieno formato.
Il vertice della categoria: il medio formato ‘tascabile’
Se un modello merita davvero l’etichetta di mosca bianca, questo è senza dubbio la Fujifilm GFX100RF, la prima fotocamera a obiettivo fisso del sistema GFX e, di fatto, la compatta con il sensore più grande oggi in commercio. Il suo cuore è il sensore ‘Large Format’ (come ama chiamarlo Fujifilm) GFX 102MP CMOS II, lo stesso della mirrorless GFX100S II, con una superficie circa 1,7 volte superiore a quella di un pieno formato da 35mm. Per contenere gli ingombri, Fujifilm ha dovuto scendere a un compromesso sull’ottica, un 35mm equivalente a 28mm con apertura massima pari a f/4 e privo di stabilizzazione. Tra le particolarità di questo modello troviamo il teleconverter digitale che, sfruttando l’enorme risoluzione del sensore, consente di selezionare al volo le focali 45, 63 e 80mm mantenendo comunque una risoluzione elevata.
Quale scegliere, e a che prezzo
Per chi si avvicina per la prima volta a questo mondo è soprattutto il budget a rappresentare uno dei principali motivi di selezione. Chi vuole spendere davvero poco trova in Sony ZV-1F un prodotto molto particolare: ha un sensore da 1 pollice e un’ottica fissa f/2,0 da 20mm di focale equivalente: è pensata soprattutto per i Vlog. Per il resto, nella fascia sotto i mille euro troviamo praticamente solo le due sorelle Sony ZV-1, modelli che però fanno a meno del mirino elettronico e che potrebbero non essere del tutto adatti a chi è abituato a fare street photography attraverso un oculare. A 999 euro si posiziona la Panasonic Lumix TZ300, che con la sua anima da compatta superzoom può essere in grado di attirare più di uno sguardo.
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Sony ZV-1F
Sony ZV-1
Sony ZV-1 II
Panasonic Lumix TZ300
Appena sopra i mille euro giocano la Sony RX100 VII (con tutti i suoi anni sulle spalle) e la Canon PowerShot V1, per la quale però vale lo stesso discorso fatto per le Sony ZV-1. In questa fascia l’affare più goloso potrebbe essere rappresentato dalla Ricoh GR III, opzione più economica per chi vuole un sensore di dimensioni generose, benché abbinato a un’ottica fissa.
Per il resto delle fotocamere dotate di zoom (Lumix L10, Leica D-Lux 8) ci si muove tra i 1.550 euro e i 1.680 euro, mentre per le APS-C a ottica fissa l’esborso va dai 1.350 euro della Ricoh GR IV ai 1.850 euro della Fujifilm X100VI.
Naturalmente per passare al formato pieno si spende di più, e parecchio. Il gradino d’ingresso è la Sony RX1R III, con un listino di 4.900 euro, mentre il modello successivo in termini di prezzo è la Fujifilm GFX100RF, a 5.595 euro. Per portarsi a casa il bollino rosso di Leica Q3 è necessario invece sborsare 6.550 euro.
Sony RX1R III
Fujifilm GFX100RF
Nikon al momento è il grande assente
Qualcuno avrà notato che c’è un grande assente in questo settore. Parliamo, naturalmente di Nikon: il produttore giapponese aveva stupito tutti nel 2016 annunciando la sua serie DL, basata su sensori da 1 pollice, rappresentando in pratica la versione a ottica integrata delle mirrorless Nikon 1. Le aspettative erano molto alte, ma il periodo non era dei migliori in casa Nikon e qualche problema di troppo nella catena di fornitura aveva portato la casa nipponica ad annunciare la chiusura del progetto nel febbraio del 2017, senza che nessun prodotto vedesse il mercato. Andando più indietro nel tempo troviamo la Coolpix A, con sensore in formato APS-C, modello che però ai tempi aveva avuto un’accoglienza tiepida da parte del pubblico. Ora i tempi sono molto più rosei in casa Nikon, anche grazie al successo delle mirrorless Nikon Z, chissà se i tecnici giapponesi decideranno di sfornare qualcosa nel segmento delle compatte premium.
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