Petto e ventre arancio, capo, ali e dorso che impastano un mix di turchese e verde smeraldo, bagnati da una pioggia di puntini luminosi, iridescenti come la pennellata che scorre giù dalla nuca alla coda, in una cascata di luce azzurra.
Il Martin pescatore è un piccolo incanto che vola veloce, ma mai abbastanza da passare inosservato, perché la sua livrea vibrante lo tradisce non appena intercetta un raggio di sole.
Si apposta per cacciare, si tuffa come una scheggia spietata ed è piuttosto raro che faccia un buco nell’acqua.
Cromie, agilità e aerodinamica ne fanno “uno dei soggetti più corteggiati dai fotografi naturalisti”, per dirlo con le parole di Jacopo Rigotti.
La scorsa primavera, a Trento, Jacopo ha dedicato al Martin pescatore quattro mesi di appostamento, 64 uscite all’alba e più di 100.000 fotografie. Aveva progettato di seguirne l’intera fase riproduttiva, dall’accoppiamento all’imbeccata dei piccoli, e così è stato… anche se non proprio in quest’ordine.
Tutto ha inizio dal capanno da appostamento
La ricerca dello spot ideale in cui allestire un capanno – che avrebbe poi battezzato “Capanno King” – è cominciata a marzo e si è conclusa abbastanza rapidamente.
Da sempre Jacopo costruisce i capanni in autonomia, con una struttura fatta di legni che trova sul posto e una copertura di teli o reti mimetiche. Dopo un attento monitoraggio, il capanno King è stato posizionato in una rientranza del fiume gradita al Martin pescatore, che prometteva luce favorevole al mattino e totale controluce al pomeriggio. Anche lo sfondo delle future composizioni fotografiche, naturalmente, è stato curato nei minimi dettagli.
“All’inizio la zona era frequentata da un solo bellissimo maschio”, ci ha raccontato il fotografo, “ma col passare dei giorni la sponda ha iniziato a popolarsi. È comparsa una femmina, poi altri maschi e a quel punto ho intuito che stava per iniziare la stagione degli amori. L’anno precedente ero riuscito a immortalare lo ‘scambio del dono’, ossia il momento in cui il maschio corteggia la femmina offrendole un pesce appena pescato. L’accoppiamento, purtroppo, mi era sfuggito per poco e quest’anno volevo assolutamente recuperare l’occasione mancata”.
Insieme al capanno, Jacopo aveva preparato un posatoio, apprezzatissimo dai piccoli uccelli che presto hanno iniziato a condividerne la superficie riempiendo l’aria di vivaci trilli. Di corteggiamenti o accoppiamenti, però, neanche l’ombra, fino al momento in cui la femmina sembrava sparita.
“Ho segnato immediatamente la data sul calendario – ci ha detto – perché immaginavo che la femmina fosse nascosta nel nido per la deposizione e la cova. Il mio sospetto è stato presto confermato dal comportamento del maschio, che vedevo volare via con i pesci nel becco”.
Tre settimane dopo entrambi i genitori hanno iniziato ad alternarsi sul posatoio, trasportando verso il nido pesci minuscoli, di appena un paio di centimetri.
A questo punto, è doverosa una precisazione: il nido distava 400 metri dal capanno e nessun tipo di disturbo è stato arrecato alla coppia in riproduzione.
Come fotografare i piccoli di Martin pescatore? Ci vuole qualche calcolo
Ancora una volta la possibilità di fotografare l’accoppiamento sembrava svanita. Ciononostante,
con la perseveranza e la pianificazione di cui un buon fotografo naturalista non può fare a meno, Jacopo ha tenuto d’occhio il calendario dopo aver stimato una data utile a fotografare l’imbeccata dei piccoli, a circa 45 giorni dalla presunta data di deposizione delle uova.
Il nostro sapeva che i giovani, una volta usciti dal nido, restano con i genitori solo per pochissimi giorni, apprendendo l’arte della pesca più o meno in una settimana, per poi allontanarsi e vivere in autonomia.
“Proprio nei giorni cruciali, quelli in cui avevo ipotizzato l’involo, sono dovuto partire per condurre un workshop in Spagna. Rientrato in Italia, mi sono precipitato al capanno con la speranza che non fosse troppo tardi e la natura mi ha fatto un regalo stupendo: poco dopo il mio arrivo, la femmina è atterrata sul posatoio, seguita da un piccolo e il mio cuore ha iniziato a battere all’impazzata. Il risultato di tre mesi di duro lavoro si stava materializzando davanti ai miei occhi. Incredulo, ho assistito alla scena dell’imbeccata per ben tre volte in una mattinata.
Soddisfatto e felice, ho deciso di prolungare l’appostamento fino all’una, mentre il cielo coperto offriva un’apprezzabilissima luce morbida”.
Alle 12:50, quando sembrava che non potesse andare meglio, il maschio è atterrato sul posatoio e ha iniziato a cantare, raggiunto poco dopo dalla femmina, che si è unita al canto. Qualche istante dopo – inaspettatamente – i due si accoppiavano proprio davanti alla fotocamera di Jacopo, regalandogli l’ultimo tassello del puzzle che aveva avuto in mente per mesi, proprio quando aveva smesso di sperarci.
Al Martin pescatore Jacopo aveva già dedicato tante ore di pazienza e attesa negli anni passati. Ne aveva visto uno per la prima volta nel 2013 e tanto ne era rimasto affascinato che quando era riuscito a ritrovarlo si era immerso in due interi mesi di appostamento. Aveva iniziato con dei semplici ritratti, poi aveva alzato l’asticella provando a immortalarlo nel momento esatto del tuffo, poi mentre l’uccello riemergeva con la preda nel becco e infine si era dedicato alla sfida più ambiziosa: fotografarlo mentre era ancora sott’acqua.
Sperimentando prospettive originali e scatti ambientati col grandangolo, il fotografo ha cercato di raccontare in ogni modo uno degli animali che più hanno saputo emozionarlo e gratificarlo dal punto di vista fotografico, regalandogli pubblicazioni su prestigiose pagine di riviste naturalistiche, quali La Salamandre, Meridiani e Montagne e Digital Camera.
L’attrezzatura fotografica di Jacopo Rigotti
Jacopo ha sempre fotografato il suo vivace “modello alato” con attrezzatura Nikon, alternando negli anni le fotocamere reflex D3S, D800, D4, D500 per poi passare al sistema mirrorless con una Nikon Z9. Il parco ottiche ha incluso un 200-400mm f/4, un 24-120mm f/4, un 70-200mm f/4, un Nikkor Z 400mm f/4,5 e un Nikkor Z 180-600mm f/5,6-6,3. È con questi due ultimi obiettivi, abbinati alla Z9, che sono state realizzate le fotografie del progetto dedicato alla stagione riproduttiva del Martin pescatore.
A chi volesse saperne di più sulle tecniche e i consigli di Jacopo per realizzare scatti di avifauna dinamici e originali, consigliamo la lettura del suo libro “Fotografare il volo”, di cui vi parlavamo lo scorso ottobre in un articolo dedicato.
Per chi fosse interessato alla ripresa sul campo, invece, sono in programma lezioni one-to-one per la stagione autunnale.

Bio e contatti
Jacopo Rigotti è nato nel 1990 a Trento, dove risiede tuttora. Nel 2010, dopo aver conseguito il diploma di perito in arti grafiche, ha acquistato la sua prima reflex e nel 2014 è entrato a far parte dell’agenzia fotografica Clickalps. Molte sue fotografie sono state pubblicate su calendari, libri e riviste nazionali e internazionali come Meridiani e Montagne, Paganella Dolomiti, Digital Camera, Le Salamandre, The Times e The Guardian.
Nel 2015 ha collaborato alla pubblicazione del libro Alpi selvagge e nel 2017 ha ottenuto una menzione d’onore ai Siena International Photo Awards. Dal 2021 fa parte del team Grandi Viaggi, per il quale conduce workshop fotografici nelle Alpi e all’estero e dal 2024 è docente Nikon School.
Instagram: @jacopo.rigotti
Mail: jacopo.rigo@yahoo.it
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