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Home CURIOSITÀ

Samsung e Apple guadagnano terreno in un mercato degli smartphone che cala

Complici anche le tensioni sui prezzi delle memorie, il mercato degli smartphone mostra segnali di difficoltà: mentre molti calano, i due leader Samsung e Apple guadagnano quote.

Roberto Colombo di Roberto Colombo
14 Luglio 2026
in CURIOSITÀ
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La crisi delle memorie si riflette sul mercato degli smartphone: i cinesi sono decisamente in difficoltà, mentre Samsung e Apple al momento riescono ad assorbire il colpo e fanno registrare dati in crescita.
La crisi delle memorie si riflette sul mercato degli smartphone: i cinesi sono decisamente in difficoltà, mentre Samsung e Apple al momento riescono ad assorbire il colpo e fanno registrare dati in crescita.

Il settore degli smartphone sta vivendo uno dei momenti più delicati dell’ultimo decennio: a fotografarlo con precisione ci ha pensato Omdia, che ha appena pubblicato i dati di mercato relativi al secondo trimestre del 2026. Il quadro generale racconta di un mercato globale in calo del 4% su base annua, un dato che di per sé sarebbe già una notizia rilevante, se non fosse che dietro quel numero si nasconde una spaccatura netta tra chi sta guadagnando terreno e chi lo sta perdendo a ritmo sostenuto. Anche in questo settore la parola d’ordine è quindi polarizzazione.

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Le tensioni sul mercato delle memorie si riflettono su quello degli smartphone: l'ultimo trimestre ha visto una contrazione delle vendite.
Le tensioni sul mercato delle memorie si riflettono su quello degli smartphone: l'ultimo trimestre ha visto una contrazione delle vendite.

La crisi delle memorie colpisce anche gli smartphone

Sembra la causa di tutti i mali dell’universo dell’elettronica di consumo (e non solo), ma come abbiamo spiegato nella nostra recente analisi (focalizzata sui prezzi dei prodotti di archiviazione), anche nel caso del mercato degli smartphone una buona parte delle responsabilità va alla crisi delle memorie. Nel nostro articolo lo spieghiamo bene: il ricco mercato dei datacenter per l’intelligenza artificiale sta fagocitando buona parte dei chip di memoria (sia lato archiviazione, sia sul fronte RAM) e a farne le spese sono i prodotti consumer, meno in grado di far leva sul prezzo per garantirsi le forniture. Nel mercato degli smartphone questi aumenti stanno portando a una dinamica particolare: le memorie DRAM e NAND hanno visto un rincaro che in alcuni casi arriva a quattro o cinque volte i valori di un anno fa e questo porta in dote conseguenze pesantissime per chi produce smartphone nella fascia economica. Nel primo trimestre 2026 la componente di memoria pesava già quasi il 60% sul prezzo base dei dispositivi sotto i 400 dollari, con punte superiori al 64% per i modelli entry level sotto i 99 dollari. Anche nella fascia alta, dove il peso relativo resta più contenuto (intorno al 30%), l’incremento percentuale rispetto al terzo trimestre 2025 è comunque più che raddoppiato.

Quanto incide il costo delle memorie sul prezzo totale di uno smartphone? Nel grafico pubblicato da Omdia è evidente come l'aumento di prezzo delle memorie abbia un impatto maggiore sugli smartphone di fascia bassa.
Quanto incide il costo delle memorie sul prezzo totale di uno smartphone? Nel grafico pubblicato da Omdia è evidente come l'aumento di prezzo delle memorie abbia un impatto maggiore sugli smartphone di fascia bassa.

Chi ha puntato sulla fascia bassa subisce maggiormente i rincari

L’aumento dei prezzi si rifletterà sui dati di vendita: secondo le previsioni Omdia il segmento sotto i 400 dollari nel 2026 sperimenterà un calo di oltre il 22% su base annua. Discorso diverso per i dispositivi sopra questa soglia, che invece dovrebbero crescere del 5,7%. Marchi come Transsion, Oppo, Vivo, Honor e Xiaomi si trovano quindi davanti a un difficile bivio: alzare i prezzi al pubblico per difendere margini già risicati, sapendo però che la clientela di fascia bassa è estremamente sensibile al prezzo, oppure ritirarsi gradualmente da alcune fasce di prodotto troppo poco redditizie. Per compensare l’aumento del costo delle memorie, molti costruttori stanno già intervenendo su display, sensori fotografici e moduli radio, riducendo la qualità percepita dei dispositivi economici pur di tenere in piedi i conti.

Samsung e Apple si contendono lo scettro di regina del mercato e negli ultimi 12 mesi hanno visto crescere la propria quota di mercato, mentre la concorrenza cinese si mostra maggiormente in difficoltà.
Samsung e Apple si contendono lo scettro di regina del mercato e negli ultimi 12 mesi hanno visto crescere la propria quota di mercato, mentre la concorrenza cinese si mostra maggiormente in difficoltà.

In un mercato che arretra, Samsung e Apple rappresentano quasi delle mosche bianche. Samsung resta il primo marchio al mondo con una quota del 22%, sostenuta da una disponibilità di scorte solida e dal lancio posticipato della serie Galaxy S26. Apple, dal canto suo, ha messo a segno il suo miglior secondo trimestre di sempre, arrivando al 20% di quote grazie al traino della gamma iPhone 17, capace di sostenere un ciclo di aggiornamento tra i più solidi nella storia dell’azienda. Il dettaglio che più fa riflettere è che Cupertino è riuscita a mantenere una politica di prezzi stabile mentre i concorrenti erano costretti ad alzare i listini per assorbire l’inflazione dei componenti: un lusso che, in questo momento storico, pochissimi possono permettersi.

Sempre secondo i dati Omdia, Samsung e Apple sono passate dal 36% al 42% delle quote di mercato in un anno, a scapito dei produttori cinesi.
Sempre secondo i dati Omdia, Samsung e Apple sono passate dal 36% al 42% delle quote di mercato in un anno, a scapito dei produttori cinesi.

A pagare il conto più salato sono Xiaomi, Oppo e Vivo, che completano la top five, ma con il segno meno. Xiaomi in particolare ha accusato il calo più marcato, scendendo dal 15% all’11% di quote, mentre Vivo e Oppo hanno perso rispettivamente uno e due punti percentuali. Il motivo è sempre lo stesso: i loro portafogli prodotto sono più esposti alla fascia sotto i 400 dollari, quella che sta subendo l’impatto più duro della crisi.

Sebbene a livello medio il quantitativo di memoria degli smartphone abbia continuato a crescere negli scorsi mesi, è evidente come su alcune fasce questo dato ha fatto registrare un calo, in risposta agli aumenti dei costi dei chip di memoria.
Sebbene a livello medio il quantitativo di memoria degli smartphone abbia continuato a crescere negli scorsi mesi, è evidente come su alcune fasce questo dato ha fatto registrare un calo, in risposta agli aumenti dei costi dei chip di memoria.

C’è un ulteriore tassello da aggiungere al quadro. Guardando alla media globale, infatti, la capacità di memoria degli smartphone continua a crescere nonostante l’impennata dei prezzi: nel primo trimestre 2026 la dotazione media di RAM ha raggiunto 8,3GB, contro i 7,8GB dello stesso periodo dell’anno precedente (+5,5%), mentre lo spazio di archiviazione è salito a 279GB dai 253GB di un anno fa, un incremento del 10,1%. Si tratta di una progressione che dura da anni, se pensiamo che quattro anni fa, nel primo trimestre 2022, la media RAM si fermava a 5,3GB: tre gigabyte in meno rispetto a oggi.

Ma questa crescita, spiega Omdia, è trainata interamente dai dispositivi di fascia alta. Nella fascia bassa e media la fotografia è opposta: i produttori stanno congelando le capacità di memoria ai livelli della generazione precedente, quando non arrivano a eliminare del tutto le varianti con tagli superiori che un tempo facevano parte della stessa gamma. Il risultato è che la capacità media di RAM e di storage per gli smartphone sotto i 400 dollari risulta oggi inferiore rispetto a un anno fa, un’inversione di tendenza che fa eccezione rispetto a quasi un decennio di crescita costante.

Siamo insomma davanti a una polarizzazione della memoria che rispecchia, quasi punto per punto, quella già vista sui volumi di vendita: chi compra un top di gamma continuerà a vedere capacità sempre più generose, chi si orienta su un dispositivo economico rischia invece di ritrovarsi, a parità di prezzo, con meno RAM e meno spazio di archiviazione rispetto al modello che sostituisce.

Oppo Find X9 Pro Fotocamera Logo Hasselblad
I modelli di fascia alta continueranno a veder aumentare la propria dotazione di memoria, ma resta l'incognita delle ricadute sul prezzo finale di vendita.

La lettura più interessante, incrociando i due report, è che la crisi non sembra destinata a rientrare in tempi brevi, come dicevamo anche nell’articolo dedicato ai sistemi di archiviazione per fotografi. Non siamo di fronte a una bolla, ma la crisi sembra essere strutturale. Gli analisti di Omdia collocano un possibile allentamento dei prezzi delle memorie non prima della seconda metà del 2027 e comunque senza un ritorno ai livelli precedenti al 2025. 

In sintesi, Samsung e Apple possono permettersi di assorbire lo shock delle memorie grazie a volumi enormi e a un posizionamento di prezzo che lascia margine di manovra, mentre i concorrenti cinesi, storicamente più aggressivi sul rapporto prezzo/prestazioni, si trovano schiacciati proprio nella fascia che li ha resi grandi.

Alcuni analisti si spingono a dire che il 2026 potrebbe essere l’anno peggiore di sempre per il mercato smartphone: comunque andranno le cose, sarà anche l’anno in cui la scelta di un buon telefono economico diventerà più difficile.

Il costo della memoria e della speculazione

Un'analisi approfondita del mercato delle memorie e dell'impatto che sta avendo sui prodotti destinati all'archiviazione fotografica.
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