C’è una grossa fetta di fauna selvatica che anima il bosco di notte.
Dopo il tramonto si attivano le specie che trovano nell’oscurità le condizioni ideali per cacciare, o semplicemente per spostarsi in sicurezza in cerca di acqua e cibo.
Fotografare questi animali è affascinante e complicato, perché alle difficoltà implicite nella fotografia naturalistica si sommano problematiche connesse alla scarsissima luminosità: individuare il soggetto diventa una vera e propria sfida e illuminarlo adeguatamente in fase di scatto richiede pazienza e pianificazione.
Tra i fotografi “delle tenebre” c’è Andrea Raza, che è nato e cresciuto a Pezzaze (nella provincia di Brescia), un piccolo borgo minerario di origini medievali, con radici ancora più antiche. Vicino casa, nei pressi di una pozza naturale che non gela nemmeno d’inverno, Andrea ha individuato il punto ideale da cui osservare e fotografare faine, tassi, volpi, allocchi e altri animali notturni senza disturbarli e in quel punto ha costruito il suo Capanno dei Fauni.
Ma andiamo con ordine.
La fotografia notturna inizia col monitoraggio
Tanto per cominciare, Andrea ha dedicato più o meno quattro mesi al monitoraggio dell’area, una proprietà privata appartenente a un suo carissimo amico.
Il fotografo ha utilizzato tre fototrappole Wolfgang 4G con scheda SIM, che gli permettevano di ricevere foto e video direttamente sul telefono, senza dover raggiungere continuamente il bosco per controllare le schede di memoria. In questo modo ha limitato gli interventi sul campo e ha ridotto notevolmente il rischio di lasciare tracce odorose che potessero influire sul comportamento della fauna selvatica… fatta eccezione per le poche volte in cui ha spostato le fototrappole per assicurarsi un controllo capillare della zona.
Raccolte le informazioni necessarie su specie, abitudini e orari degli animali notturni, Andrea ha potuto individuare il punto più frequentato dalla fauna e ha scelto di costruire il capanno a circa cinquanta metri dalla pozza d’acqua, lasciando completamente inalterata l’area di abbeverata.
Il Capanno dei Fauni
La struttura portante del capanno – progettato e costruito dal protagonista di questo articolo – è in metallo, assemblata esclusivamente con bulloni, mentre il rivestimento è realizzato con pannelli di legno ricoperti con elementi naturali in armonia con il bosco circostante.
Il Capanno dei Fauni è completamente amovibile: è rialzato da terra, privo di basamento, e può essere smontato integralmente senza lasciare tracce sul terreno.
La struttura è dotata di un pannello fotovoltaico che la rende autonoma dal punto di vista energetico e le riprese fotografiche vengono effettuate attraverso un ampio vetro riflettente Stopsol 200×50cm. C’è un divano letto per concedersi una pausa in caso di appostamenti molto lunghi e addirittura un modem che ha consentito l’installazione di un sistema di telecamere Blink per il monitoraggio remoto.
Davanti al capanno Andrea ha allestito anche una piccola pozza artificiale, profonda appena un paio di centimetri, costituita da una vasca in metallo appoggiata su alcuni tronchi.
La vasca – naturalmente alimentata da un piccolo rigagnolo che scende giù dalla pozza naturale situata più a monte – è stata posizionata esattamente all’altezza del punto più basso del vetro del capanno. Questo consente di fotografare gli animali all’altezza dei loro occhi, ottenendo una prospettiva sorprendentemente naturale e immersiva.
L’attrezzatura fotografica per immortalare la fauna di notte
Andrea scatta principalmente con una fotocamera OM SYSTEM OM-1 Mark II, alla quale affianca una OM SYSTEM OM-1 come secondo corpo, in base alle esigenze della sessione fotografica.
Nelle ore diurne il fotografo utilizza spesso un obiettivo M.Zuiko Digital 150-400mm f/4.5 TC1.25x IS PRO, ideale per mantenersi a distanza dal soggetto, ma durante le sessioni notturne o in condizioni di luce molto scarsa preferisce lo Zuiko Digital ED 50-200mm f/2.8 IS PRO, perché è più luminoso e facilita l’osservazione, la composizione e la messa a fuoco nelle situazioni più critiche.
“Per l’illuminazione – ci ha spiegato Andrea – utilizzo due o tre flash Godox con diffusori, abbinati a trigger radio, configurati di volta in volta in base al risultato che voglio ottenere.
Quando desidero isolare completamente il soggetto con uno sfondo nero, utilizzo due Godox V100 posizionati a destra e a sinistra del punto di ripresa e orientati indicativamente a 45° sul soggetto. Questa configurazione mi permette di illuminare uniformemente l’animale, riducendo al minimo le ombre indesiderate e staccandolo completamente dallo sfondo. Se invece voglio valorizzare anche l’ambiente circostante, aggiungo un terzo flash – Godox AD200Pro II – dedicato esclusivamente allo sfondo, in modo da creare maggiore profondità e restituire una scena più naturale”.
“Nell’area della pozza – ha proseguito il fotografo – ho installato anche una piccola luce fissa, alimentata da un impianto fotovoltaico, che rimane costantemente accesa durante le ore notturne. Non ha lo scopo di illuminare la scena per la fotografia, ma di mantenere costante la luminosità dell’ambiente. Se la luce si accendesse solo durante le sessioni fotografiche, infatti, il lampo rappresenterebbe un cambiamento improvviso e gli animali tenderebbero ad avvicinarsi con maggiore diffidenza.
Con questo modus operandi, invece, i soggetti proseguono tranquillamente le loro attività anche dopo l’attivazione dei flash”.
Andrea ha definito il suo approccio fotografico “volutamente fuori dagli schemi”. Ci ha spiegato che lavora spesso con tempi di scatto molto lenti, che abbassa fino a 1/40 di secondo, e con ISO estremamente contenuti, per ottenere il massimo dettaglio e la migliore qualità possibile. Ha aggiunto che questa scelta richiede una profonda conoscenza del comportamento degli animali. “Non cerco di congelare ogni movimento, ma preferisco aspettare il momento in cui è il soggetto stesso a fermarsi e, in qualche modo, a concedermi la fotografia. Credo profondamente nella fotografia naturalistica etica, fatta di attesa, osservazione e rispetto”.
Per sguazzare un altro po’ nell’ingegnoso spirito d’iniziativa del fotografo bresciano vale la pena riportare il racconto di come ha scovato la preziosa pozza d’acqua da cui tutto ha avuto inizio. “L’ho scoperta quasi per caso, dietro casa, seguendo il canto del succiacapre. Per individuare l’uccello ho utilizzato un dispositivo di mia progettazione, il RaanBird Locator (RBL), una parabola acustica compatta e portatile che concentra e amplifica i suoni della natura”.
“In questo stesso luogo sono riuscito a fotografare il succiacapre e due specie di pipistrelli, Pipistrellus kuhlii e Hypsugo savii, mentre sfioravano l’acqua. Gli scatti sono nati da ore di attesa sul bordo della pozza, in silenzio, con due flash incrociati, provando ad anticipare il passaggio fulmineo dei chirotteri che sfioravano l’acqua per bere, mentre le zanzare si davano da fare per ricordarmi, con grande entusiasmo, che non ero solo”.
“Il RaanBird Locator – ha concluso Andrea – mi è stato utile anche in una notte di inizio estate, per individuare dei giovani allocchi di cui avevo sentito il richiamo durante un appostamento al Capanno dei Fauni. Li ho scovati a circa settecento metri di distanza e ho piazzato una fototrappola, ma senza esito. La notte successiva, incredibilmente, tre giovani allocchi si sono presentati davanti al Capanno dei Fauni. Per quattro notti consecutive sono tornati spontaneamente, persino con le prede tra gli artigli.
La mia esperienza è la prova che spesso le meraviglie più sorprendenti sono a pochi passi da casa, occorre solo fermarsi ad ascoltare”.
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