Insta360 rinnova la propria ammiraglia nel segmento delle action cam 360° annunciando la X6, un modello che interviene sui due fronti su cui si gioca da sempre la credibilità di una fotovideocamera tascabile con queste caratteristiche: la qualità del sensore e la quantità di lavoro che resta da fare dopo lo scatto, quando le riprese vanno selezionate, tagliate e montate. Il dispositivo è distribuito sul sito ufficiale di Insta360 in due colorazioni (nera e bianca) e altrettante configurazioni: la Standard Version parte da 699 euro e comprende la X6, un cavo USB-C, custodia protettiva, panno e documentazione. L’Essential Bundle è invece proposto a 799 euro e aggiunge una batteria supplementare Xtreme, il selfie stick invisibile da 114cm e un caricatore rapido con due alloggiamenti.
Ergonomia e autonomia: cresce quel che serve
Il corpo della X6 si fa più compatto rispetto a quello della X5, ma diversi dettagli costruttivi cambiano il modo in cui la camera si comporta durante una giornata di utilizzo continuo. La batteria passa a 2600mAh e copre fino a 140 minuti di registrazione continua in 8K a 30fps, il 51% in più rispetto alla X5: un margine che sposta la action cam da classico accessorio per lo svago a strumento professionale utilizzabile per un’intera giornata di riprese video o sessioni fotografiche strutturate (ci riferiamo alle riprese sferiche per realizzare tour virtuali di abitazioni, siti archeologici e museali etc…).
La ricarica rapida porta inoltre la batteria all’80% in 24 minuti. Il display OLED da 2,32 pollici offre una più che ottima leggibilità anche in pieno sole e integra una modalità a basso consumo che lo spegne durante le riprese, consentendo tuttavia di riattivarlo con un tocco; la riduzione degli ingombri, d’altro canto, porta lo schermo a ridosso del bordo del corpo macchina, esponendolo maggiormente al rischio di scalfitura in caso di caduta. Non è da escludere che tra gli accessori in arrivo compaia presto una protezione in gomma dedicata proprio a questo aspetto.
A questo si aggiungono 47GB di memoria interna, che tolgono l’ansia della scheda di memoria, e la presenza di lenti sostituibili (più resistenti ai graffi e più rapide da smontare). La tenuta stagna della Insta360 X6 arriva a 20 metri, estendibile a 60m con la custodia subacquea dedicata, mentre la nuova architettura per la gestione termica stabilizza le prestazioni anche a -20°C, condizione tutt’altro che remota per chi gira in montagna, in inverno.
Cosa cambia rispetto alla X5
Il confronto con il modello precedente si gioca sulla somma di interventi che toccano sensore, elaborazione immagine e modalità di ripresa. I due sensori da 1/1,1 pollici marchiati Sony e la nuova CPU Triple AI Chip a 4nm lavorano in coppia per concedere maggiore qualità soprattutto in due specifiche condizioni di ripresa: quelle in luce scarsa e quelle con contrasti elevati.
La prima immagine sferica documenta uno scenario classico ad alto contrasto: uno dei due obiettivi è puntato verso il sole, l’altro nella direzione opposta. La modalità HDR gestisce bene le transizioni tra luci e ombre e la fusione tra le due semisfere risulta pulita. La nitidezza è buona al centro dell’inquadratura, ma – come su tutti i dispositivi di questa categoria – tende a peggiorare verso i bordi: nello scatto in questione è utile osservare i punti di fusione in prossimità del lampione stradale. Vale la regola generale di puntare uno dei due obiettivi verso il soggetto principale della scena, così da sfruttarne il massimo potere risolvente. La seconda immagine mostra il comportamento della Insta360 X6 in condizioni di luce molto scarsa, con la modalità PureVideo attiva: il rumore resta sotto controllo e la qualità d’immagine, sempre rapportata alla categoria di appartenenza, si mantiene buona. Si nota però come, oltre la porta, la luce esterna sia molto più intensa: amplificando il segnale per recuperare dettaglio nelle ombre, la fotocamera non riesce a contenere le alte luci entro la gamma dinamica disponibile.
A completare il quadro arrivano il supporto nativo alla tecnologia Dolby Vision, alla profondità colore a 10 bit – una novità su una action cam 360° – nonché l’aggiornamento di tutte e tre le modalità di ripresa (360, InstaFrame 2.0, lente singola) e un nuovo modello di intelligenza artificiale pensato per accorciare i tempi tra la ripresa e la creazione del contenuto. Ma di questo parleremo più nel dettaglio fra qualche paragrafo.
Il doppio sensore Sony da 1/1,1"
Insta360 ha sviluppato con Sony due sensori quadrati da 1/1,1 pollici pensati specificamente per il formato sferico, che aumentano del 33% la superficie sensibile complessiva rispetto ai sensori da 1/1,28″ della X5. Sulla carta questo si traduce in pixel da 2,44μm, ossia di dimensioni doppie rispetto alla generazione precedente, fino a 13,5 stop di gamma dinamica concessi e un aumento del 300% della luce raccolta per singolo fotodiodo.
L'elettronica: Triple AI Chip a 4nm
Dietro i due moduli foto/video della insta360 X6 lavora una tripla CPU: due processori di imaging dedicati, uno alla riduzione del rumore e uno alla calibrazione del colore, affiancati da un chip Qualcomm a 4nm che si occupa di stitching, stabilizzazione ed elaborazione dell’immagine. Insta360 dichiara per quest’ultimo il 500% di potenza di calcolo in più rispetto alla X5, un consumo ridotto del 35% e una frequenza operativa superiore del 106% rispetto al chip precedente.
I tre scatti confrontano le modalità Max, Ultra e Linear disponibili in ripresa a obiettivo singolo. Max sfrutta l’angolo di campo più ampio, fino a 170°, e mostra di conseguenza il maggior effetto fish-eye, con le linee periferiche che mostrano una marcata distorsione a barilotto. Passando a Ultra l’angolo si restringe e la distorsione si riduce in proporzione, con le linee cadenti già più regolari rispetto al primo scatto. Linear applica una correzione geometrica che raddrizza le linee ed elimina l’effetto fish-eye residuo, al prezzo di un campo visivo più contenuto rispetto alle altre due modalità: la scelta tra le tre opzioni si riduce quindi a un compromesso tra ampiezza dell’inquadratura e controllo della distorsione.
Insta360 X6: risoluzione foto e video
In modalità 360°, la Insta360 X6 soddisfa lo standard 8K a 50fps in video e realizza foto fino a 120 megapixel di risoluzione. La action cam può essere utilizzata anche in modalità a obiettivo singolo, dove copre il 5K a 60fps per le riprese ordinarie o il 4K a 120fps per lo slow motion. In modalità fotografica copre fino a 170° di angolo di campo, assicura una risoluzione di 42MP e concede un rapporto nativo 1:1 modificabile in 2.35:1, 16:9 e 9:16. Una sorta di modalità di ripresa ibrida è la InstaFrame 2.0 con tracking automatico del soggetto: genera filmati in 4K a 30fps – a obiettivo singolo – pronti da condividere, ma è abbinabile a una ripresa sferica di backup in 8K per lasciare al videomaker totale libertà di inquadratura in un eventuale riutilizzo successivo del materiale.
Abbiamo puntato sulla nostra parete test anche la Insta360 X6, per analizzarne il comportamento in laboratorio alle alte sensibilità: fino a 800 ISO, va detto, la qualità fotografica è più che buona, ma il deterioramento avviene molto velocemente passando già al valore successivo di 1600 ISO. A 3200 e 6400 ISO i dettagli sono quasi del tutto assenti, questo perché il filtro NR per il controllo del rumore interviene in maniera particolarmente energica. Un buon risultato, comunque, per un sensore di questa taglia.
Dolby Vision nativo e profondità colore 10bit
Un’altra caratteristica della X6, questa esclusiva nel panorama attuale delle action cam 360°, è la possibilità di generare video in Dolby Vision: questo formato fa parte della famiglia “HDR”, ma a differenza dello standard di base HDR10, regola colore, luminosità e contrasto fotogramma per fotogramma direttamente in fase di ripresa. Il supporto alla profondità colore a 10 bit, inoltre, viene esteso a tutte le modalità di ripresa: incide soprattutto sulle transizioni cromatiche nei gradienti – un cielo al tramonto, una superficie uniforme – dove l’8 bit tende a mostrare bande di colore visibili.
Il video dimostra il funzionamento della modalità InstaFrame: il soggetto agganciato dal tracking viene mantenuto al centro dell’inquadratura, con la fotocamera che alterna automaticamente le due ottiche contrapposte a seconda di dove si trova il soggetto rispetto al corpo macchina. Nei tratti in cui il soggetto è temporaneamente ostruito alla vista – ad esempio dietro un ostacolo – il tracking viene perso, ma il riaggancio avviene quasi subito non appena questo torna visibile. La X6 conserva inoltre in memoria una copia di backup della ripresa sferica completa, utile in post-produzione per chi volesse recuperare l’attenzione su altri soggetti non tracciati in origine.
Il "regista" lavora anche di notte
Il cambiamento più sostanziale nell’esperienza d’uso della X6 riguarda cosa succede dopo lo scatto. Insta360 ha addestrato un proprio modello di intelligenza artificiale su oltre 10.000 ore di riprese distribuite su più di 30 scenari – viaggio, sci, moto, immersioni, ciclismo – e lo ha messo alla base delle funzioni di editing automatico della action camera.
Il video mostra il risultato del montaggio automatico realizzato dalla modalità Automatica di Insta360: la fotocamera analizza le riprese effettuate durante la giornata e propone un editing già completo di musica, effetti e cambi di prospettiva, che l’utente può comunque modificare liberamente in un secondo momento. Quello che si vede qui è l’output proposto direttamente dalla action cam, senza interventi manuali successivi. Da segnalare anche la gestione del sonoro, che valorizza il rumore del motore della moto: la X6 dispone infatti di una modalità di ascolto dedicata, pensata per la guida, che riduce il rumore del vento e mette in risalto il suono del motore.
L’AI Director analizza tutte le riprese della giornata, isola i momenti ritenuti rilevanti e assembla un vlog che arriva sullo smartphone tramite notifica push, in genere entro il giorno successivo. L’intera analisi resta locale, sulla action camera o sull’app, senza che il materiale originale – audio e dati biometrici compresi – lasci il dispositivo verso un server. Per chi preferisce restare al comando del processo c’è Auto Edit 2.0: si seleziona la clip, si preme un pulsante, e il sistema individua da solo i passaggi migliori applicando movimenti di camera, transizioni e una colonna sonora, in un tempo di attesa che Insta360 paragona a quello di una pausa caffè. Chiude il quadro Moments Pro, il servizio cloud che affianca il modello cognitivo di Google Gemini all’algoritmo di imaging 360° di Insta360 e che genera un montaggio personalizzato a partire da poche indicazioni testuali su scene, protagonisti e stile richiesti.
Insta360 X6: le conclusioni
La nostra prova si è svolta con firmware, app e software per PC non ancora definitivi, che hanno richiesto aggiornamenti continui nel corso del test; anche alcune funzioni descritte in queste pagine sono state sbloccate progressivamente e altre lo saranno solo dopo l’annuncio ufficiale (cioè mentre state leggendo questo articolo). Nel complesso, però, la X6 ci ha lasciato un’impressione positiva. La qualità d’immagine appare buona a condizione di non spingere troppo sugli ISO, ma lo sono ancor di più la gestione dei contrasti e l’ampiezza della gamma dinamica. Tra le novità, il Regista IA non ci è parso mostrare qualità da montatore hollywoodiano, ma per chi non ha dimestichezza con il video offre senza dubbio un supporto concreto, o quantomeno una base solida da cui partire per un editing più personale.
Per concludere: con la X6, Insta360 mette a listino uno strumento che va oltre il solo scopo ludico e che, nelle mani di videomaker e fotografi professionisti, può essere impiegato con soddisfazione anche nella propria attività lavorativa. Vale in particolare per la realizzazione di scatti immersivi e tour virtuali, dove la generosità del sensore in termini di gestione del contrasto e ampiezza di gamma dinamica – insieme a una fusione delle due semisfere che in foto convince più che in video, ancora perfettibile su quest’ultimo fronte – porta questa action cam un gradino più in alto rispetto alla concorrenza. Certo, se la realizzazione di tour virtuali e fotografie immersive diventa una vocazione professionale vera e propria, prima o poi si sentirà l’esigenza di passare a strumenti dedicati come Matterport; ma per affacciarsi a questo mondo e iniziare a fatturare qualche euro con le prime collaborazioni – agenzie immobiliari, piccoli musei locali, attività commerciali e ristorative – la X6 offre materiale già solido su cui partire. Questa prospettiva potrebbe aiutare a far digerire meglio il prezzo: non tra i più contenuti, ma commisurato per un prodotto che stacca nettamente dal passato.
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