Sigma è un’azienda costruita su una doppia anima, e lo fa con una coerenza invidiabile. Sul fronte delle ottiche è un costruttore che ancora parla a tutti nonostante abbia sposato il sistema L-Mount da ormai diversi anni: dai fotografi amatori ai professionisti più esigenti, passando per i cineasti e i videomaker. Ma quando si tratta di fotocamere, Sigma cambia registro, restringe il cerchio e si rivolge a chi sa già perché fotografa. Di questa BF abbiamo già parlato a lungo a ridosso del lancio, con una prova pratica sul campo e un test in laboratorio. A poco più di un anno dal lancio, durante il quale non sempre è stata facilmente reperibile dagli appassionati, la riprendiamo in mano per confermare, o smentire, le sensazioni del primo, positivo contatto.
Lo raccontano bene la Sigma FP e la FP L, le mirrorless più compatte al mondo nella loro categoria al momento del lancio. Lo raccontavano ancor prima le DP e le DP Quattro, compatte “da strada” con sensore Foveon che sacrificavano ogni forma di versatilità in nome di una resa cromatica unica. E lo dicevano anche le SD Quattro e Quattro H, mirrorless pensate per chi desiderava la medesima tecnologia su una fotocamera a ottica intercambiabile. Ogni volta, Sigma ha scelto la strada più difficile. Quella che porta a fotocamere che non assomigliano a nient’altro. La BF non fa eccezione. Anzi, porta questo approccio alle sue conseguenze più radicali.
Semplicità come progetto
Il principio attorno a cui ruota tutta la BF è uno solo: rendere l’atto di fotografare il più semplice possibile. Non è uno slogan di marketing. È una scelta progettuale che ha guidato ogni singola decisione, dalla forma del corpo alla disposizione dei controlli, fino all’interfaccia grafica del menu.
Sulla Sigma BF i cinque elementi che, secondo il Costruttore, determinano una fotografia — velocità dell’otturatore, apertura, ISO, compensazione dell’esposizione e modalità colore — sono tutti accessibili direttamente, con un semplice tocco. Nessun menu da navigare, nessuna pressione prolungata, nessuna combinazione di tasti da ricordare. E un piccolo monitor di servizio sul corpo mostra in ogni momento quale impostazione è attiva. Per tutto il resto bastano poche voci raccolte in un menu rapido e qualche impostazione di sistema da regolare una volta e “mai più”. Chi è abituato a fotocamere con decine di voci, sottomenu e opzioni personalizzabili potrebbe trovarlo limitante. Ma è esattamente il contrario: è liberatorio. La BF non ti chiede di essere gestita. Ti chiede solo di fotografare.
Roma, Piazza San Pietro. La Sigma BF impostata prevalentemente con Color Mode monocromatico e filtro rosso: i contrasti si fanno drammatici, il cielo si scurisce, il marmo acquista un “peso” diverso. Nessuna post-produzione.
Pulsanti che non esistono, ma si sentono
Uno degli aspetti più innovativi della BF è qualcosa che si percepisce prima ancora di scattare la prima foto. I pulsanti della BF sono aptici, i primi su una fotocamera mirrorless. Non sono tasti meccanici nel senso tradizionale — non hanno parti in movimento — ma restituiscono un feedback tattile preciso.
Una giornata romana con la BF e il 35mm f/2 a caccia di momenti da catturare. Il video è girato in verticale 4:5 ottimizzato per Instagram, ma in questo articolo lo vedete in un più fruibile formato orizzontale (da qui le bande laterali sfocate).
Il vantaggio non è solo sensoriale. Eliminare i componenti meccanici tradizionali significa ridurre drasticamente l’usura nel tempo. Una fotocamera che invecchia meglio, che mantiene la stessa risposta al tatto dopo anni di utilizzo intenso. È un dettaglio che non compare nelle schede tecniche, ma che si apprezza ogni giorno sul campo.
Un blocco di alluminio
Il corpo della BF non è assemblato. È ricavato per fresatura da un singolo blocco solido di alluminio, in un processo che richiede sette ore di lavorazione per ogni esemplare. È una scelta che dice qualcosa sul modo in cui Sigma intende competere in questo settore dominato da numerosi grandi Costruttori.
Niente scheda SD. Niente da perdere o da ricordare.
Un altro degli elementi distintivi della BF è l’assenza dello slot per schede di memoria. Al suo posto, 230 gigabyte di memoria interna: abbastanza per oltre 14.000 file JPEG, più di 4.300 RAW con compressione lossless oppure due ore e mezza di video alla massima qualità. La scelta elimina i rischi più banali e fastidiosi della fotografia quotidiana: dimenticare la scheda a casa, perderla, o ritrovarsi con dei file corrotti a causa dell’usura o di un danneggiamento della memoria.
Colore e forma, già in macchina
C’è un altro aspetto che racconta bene la filosofia della BF, e riguarda il colore e la forma dell’immagine. Tra i controlli protagonisti — quelli accessibili direttamente, senza passare dal menu — trovano posto le modalità colore e il rapporto d’aspetto. Non come opzioni secondarie, ma come parametri creativi di primo piano. Le “Color Mode” sono tredici, curate con la stessa attenzione che Sigma ha riservato alla costruzione della BF, e ciascuna è ulteriormente personalizzabile dal fotografo. Il rapporto d’aspetto spazia dal cinematografico 21:9 fino al quadrato 1:1, passando per il 16:9, il classico 3:2, il 4:3 e persino il 6×7, omaggio diretto al formato medio della fotografia analogica. Per chi ama la naturalezza dello scatto e non ha particolare affinità con la post-produzione, questo significa poter arrivare dritto all’immagine finale già in ripresa, senza passare dal computer. La BF non obbliga a nessun flusso di lavoro.
Piazza Navona, Piazza del Campidoglio, Isola Tiberina. La stessa Roma, qui vista attraverso la Color Mode “Calm” della Sigma BF: toni caldi, accoglienti, quasi familiari ci ricordano perché la scienza del colore di Sigma merita un posto tra i controlli più a portata di mano.
Conclusioni
Messa insieme, la somma di queste scelte progettuali non descrive una fotocamera per tutti. Descrive una fotocamera per chi ad un certo punto sente il bisogno di fare un passo indietro: dalla complessità, dalle routine consolidate, dal peso specifico di uno strumento che richiede continua attenzione. La Sigma BF è pensata per chi vuole prendersi una pausa dalla fotografia — intesa come gestione, come tecnica, come processo — per tornare a fare Fotografia, quella che non ha bisogno di troppe spiegazioni.
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