Mendrisio (Svizzera)
Dall’8 maggio al 20 dicembre 2026
Siamo nel Canton Ticino, all’interno del Teatro dell’Architettura Mendrisio (TAM). È un edificio a pianta circolare situato nel Campus dell’Accademia di architettura dell’Università della Svizzera italiana. Saliamo al secondo piano, e ci troviamo circondati dalle fotografie di Continuum, l’esposizione fotografica di Pino Musi, a cura di Michael Jakob. Si tratta di scatti in bianco e nero particolarmente contrastati, che indagano forma, materia e percezione.
Fatta questa premessa, va da sé che le immagini siano disposte cercando un dialogo con lo spazio che le ospita: secondo un progetto site-specific, la mostra scivola lungo le pareti circolari del Teatro come se fosse un’unica narrazione panoramica. Le sezioni, però, sono sei e invitano il visitatore a esplorare i diversi temi della pratica artistica di Musi, che intreccia la fotografia con le riflessioni sullo spazio.
Le sei sezioni della mostra Pino Musi. Continuum
Origine mostra come sia proprio la rovina, la forma spesso irriconoscibile delle costruzioni esposte al lavorio della natura, a riportarci alle loro origini. La sezione fa riflettere su come la fotografia sia – a suo modo – un’attività archeologica, perché scava, identifica, riordina, ricostruisce.
Metonimia interroga il senso originario dell’abitare, l’essenza stessa dell’architettura, che non coincide con la mera occupazione della terra.
Iperbole riflette sul fatto che attorno a noi esiste anche un’architettura folle, che riguarda prevalentemente il gesto progettuale in quanto tale, quasi a far pensare che l’autore intendesse costruire “contro” chi abiterà, visiterà, conoscerà quella stessa architettura.
Nella sezione Superficie il defilarsi filmico delle facciate di architettura del secolo scorso rimanda all’estetica della superficie teorizzata da Nietzsche, cioè al prezzo da pagare quando tutto appare in balìa del diktat della bella forma.
Transizione ricorda che il senso profondo, reale, di ogni architettura dipende dalla possibilità di viverla e quindi di attraversarla.
Il capitolo Incompiutezza intende invece l’architettura come opera incompiuta, irrisolta. Qui, il flusso e il ritmo della sequenza fotografica rimandano a una sorta di ascolto polifonico, a un contrappunto tipico della notazione musicale.
Fuori sezione un nucleo di tre opere di grande formato dedicate al recente restauro della Cattedrale di Notre-Dame.
Completano il percorso espositivo alcune vetrine che contengono una selezione di pubblicazioni di Pino Musi, autore che intende il libro d’artista come opera d’ingegno autonoma e strumento per una ricerca che privilegia l’incontro e la collaborazione interdisciplinare.
Qualcosa in più su Pino Musi
Pino Musi è un fotografo e artista visivo italiano con base a Parigi. Ha iniziato la sua pratica fotografica all’età di quattordici anni apprendendo, da autodidatta, la tecnica del bianco e nero. Il fascino per la camera oscura e la costante frequentazione del teatro d’avanguardia hanno segnato la sua sperimentazione sia sul piano linguistico, sia su quello concettuale. Altrettanto rilevanti sono stati gli incontri con il regista Jerzy Grotowski e l’architetto svizzero Mario Botta, con cui ha collaborato per anni.
Il lavoro di Musi intreccia diverse discipline come l’antropologia, l’architettura e l’archeologia e si basa spesso sulle collaborazioni con altri artisti.
La sua attuale ricerca trova la sua massima espressione nell’arte della realizzazione di libri d’artista, il bookmaking. Tra le pubblicazioni più recenti ricordiamo: Polyphōnia (2025); Phytostopia (2025); Sottotraccia (2019); Border Soundscapes (2019); Grecia. Le radici della civiltà europea (2019); Acre (2017).
Dal 2011 al 2017 Pino Musi ha insegnato presso il Master di cultura visiva contemporanea della Fondazione Modena Arti Visive. Ha esposto in diverse gallerie e istituzioni europee, e le sue opere fotografiche sono presenti in collezioni private e pubbliche, in Italia e all’estero.
Pino Musi. Continuum fa parte delle tre nuove esposizioni promosse dall’Accademia di architettura, visitabili fino al 20 dicembre 2026. Il primo piano del Teatro ospita “La costruzione dell’architettura in Ticino, 1939-1996. Materialità e tettonica”, mentre nell’atrium è possibile apprezzare l’installazione “Sleipnir e il Labirinto di Porte”, realizzata dalle studentesse e dagli studenti dell’Atelier Forte dell’Accademia di architettura.
La costruzione dell’architettura in Ticino, 1939-1996. Materialità e tettonica
La mostra, a cura di Franz Graf con Britta Buzzi, Carlo Dusi, Alessandro Bonizzoni e Sebastiano Verga, propone una rilettura di oltre cinquant’anni di architettura ticinese attraverso cento edifici selezionati per il loro interesse dal punto di vista costruttivo. Documentati con disegni, modelli, immagini e materiali d’archivio, gli edifici sono osservati attraverso uno sguardo ravvicinato in riferimento alla loro dimensione fisica, ossia i materiali, le tecniche di costruzione e i sistemi strutturali che diventano strumenti per comprendere la tettonica e la poetica di queste architetture.
Sleipnir e il Labirinto di Porte
A cura di Duilio Forte in collaborazione con Simon Fikstvedt e Barbara Stallone, l’installazione inserisce la scultura Sleipnir all’interno di un labirinto di porte progettate e costruite dalle studentesse e dagli studenti dell’Atelier Forte dell’Accademia di architettura trasformando lo spazio in un percorso simbolico e architettonico che indaga il rapporto tra uomo, spazio e processo progettuale.
Pino Musi. Continuum
- A cura di Michael Jakob
- Teatro dell’architettura Mendrisio, via Alfonso Turconi, 25 – Mendrisio (Svizzera)
- dall’8 maggio al 20 dicembre 2026
- gio-ven 14-18, sab-dom 10-18. Lun-mer chiuso
- intero 10 euro, ridotto 7 euro
- tam.usi.ch
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