Milano
Dal 5 giugno al 3 ottobre 2026
Lungo i tre piani espositivi di Building Gallery, a Milano, sono esposte circa sessanta opere fotografiche di grande e medio formato di Vincenzo Castella. Si tratta di una selezione di lavori in larga parte inedita, che ripercorre la ricerca dell’autore sul paesaggio industriale dagli anni Ottanta a oggi.
La mostra, intitolata Vincenzo Castella. Timeless Archaeology, è dedicata ai processi di trasformazione del territorio e della memoria visiva.
Figura centrale della fotografia italiana contemporanea, Vincenzo Castella (Napoli, 1952) è emerso nel contesto della mostra epocale Viaggio in Italia del 1984. Successivamente la sua ricerca si è configurata come un’articolata indagine territoriale, sviluppata attraverso una progressiva estensione dei suoi campi di interesse. Alle immagini di paesaggi urbani si alternano vedute di scene industriali, come nella serie di fotografie verticali scattate in Italia, fino ad arrivare a una più recente attenzione per il paesaggio naturale, in particolare botanico.
La fotografia industriale di Vincenzo Castella
Gli scatti di Castella accolgono la complessità del reale sulla pellicola senza imporre letture interpretative. L’autore è stato uno dei primi in Italia a introdurre un uso consapevole del colore nella fotografia industriale, confrontandosi con una ricca tradizione modernista di matrice pittorica che va dal precisionismo dell’americano Charles Sheeler alle inquadrature frontali e strutturaliste dei coniugi Becher, fino a figure come Paul Strand, Werner Mantz e Albert Renger-Patzsch.
Castella si trova a fotografare i giganteschi macchinari siderurgici nell’esatto momento del loro declino, nella fase di transizione tra l’economia fordista e meccanica e il modello post-fordista della flessibilizzazione e digitalizzazione.
Questi esempi di macchinari fuori scala e dalle luci fluorescenti, esposti in Building Gallery, propongono un vero e proprio approccio archeologico: gli scenari industriali ripresi appartengono al presente, ma si manifestano come già cristallizzati, fossilizzati, calcificati.
Proprio tale aspetto di “calcificazione” conferisce a queste immagini un carattere sospeso, “senza tempo”, nonostante tutti gli impianti industriali ritratti (dall’ILVA di Taranto, all’Italsider di Napoli, fino ai grandi stabilimenti Ansaldo e Breda) siano legati a una storia e a una precisa collocazione cronologica. Lo stesso Castella, nel suo primo libro (Zone, 1991), invitava l’osservatore ad un itinerario immobile tra zone: “Io credo che la fotografia sia veramente l’arte di entrare più volte nella stessa stanza e stabilire alcuni diversi centri significativi in una dimensione che pure sembra immobile sulla carta”.
Qualcosa in più su Vincenzo Castella
Vincenzo Castella (Napoli, 1952) vive e lavora a Milano. Ha iniziato la sua attività con Geografia Privata (1975-83), fotografie di interni domestici intesi quali memorie senza ricordi, e con Hammie Nixon’s People (1976-80), documentazione modernista della vita degli afroamericani statunitensi nelle città del Sud. Dal 1980 ha esposto in Europa e negli Stati Uniti, prevalentemente concentrato sull’indagine delle trasformazioni paesaggistiche e sugli scenari architettonici e industriali.
L’incessante esplorazione di Castella è partita dai luoghi in cui egli ha vissuto (Napoli e Milano), per rivolgersi infine ai centri continentali e del Mediterraneo. Dal 1998 le sue opere, focalizzate sui temi della distanza e della dislocazione, hanno assunto una connotazione fortemente a-narrativa. La ricerca sulle dimensioni ha portato Castella, dal 2006, a sviluppare installazioni a partire da negativi fotografici di grande formato, mentre la sua indagine ha cominciato a estendersi agli spazi interstiziali fra natura e cultura.
Castella ha presentato mostre personali in importanti gallerie e musei italiani e internazionali.
Meritevole di menzione è Intorno a Milano, dentro la città (2019) intervento sperimentale di affissione pubblica di nove immagini di 3x6m in trentatré siti nell’area metropolitana di Milano a cura di Building. È stato vincitore del bando Strategia Fotografia promosso dal MiBACT (2020), grazie al quale l’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione di Roma ha acquisito il progetto Rinascimento Italiano. Le sue opere fanno parte di prestigiose collezioni, tra le quali: Tate Modern (Londra), Collezione Deutsche Bank (Milano). Collezione UniCredit.
Vincenzo Castella. Timeless Archaeology
- A cura di Marco Scotini
- Building Gallery, via Monte di Pietà, 23 – Milano
- dal 5 giugno al 3 ottobre 2026
- mar-sab 10-19
- ingresso gratuito
- building-gallery.com
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