Lo abbiamo visto recentemente in una delle nostre analisi: il mercato degli smartphone sta vivendo un momento molto particolare, con dinamiche strettamente intrecciate con la crisi delle memorie. Il risultato è un mercato che si sta sempre di più polarizzando e che, in un contesto di decrescita generalizzata delle vendite, ha visto i due leader consolidare la propria posizione a scapito delle quote dei diretti inseguitori.
In questo scenario, la parola d’ordine è consolidamento ed è la via scelta da Oppo per rispondere al momento difficile. Una delle operazioni annunciate dal produttore cinese è stata quella di semplificare lo sviluppo dei sistemi operativi, cancellando le versioni personalizzate di OnePlus (OxygenOS) e Realme (Realme UI) e portando in futuro il suo ColorOS su tutti gli smartphone di famiglia.
OnePlus troppo di nicchia: lascia il mercato europeo e statunitense
OnePlus è nata nel 2013 per iniziativa di Pete Lau e Carl Pei, entrambi provenienti da Oppo, e fin dagli esordi ha mantenuto uno stretto legame con il produttore cinese, condividendo risorse, fornitori e parte della filiera produttiva. Pur affermandosi come marchio indipendente grazie a una propria strategia commerciale e a un’identità ben definita, il rapporto con Oppo è rimasto costante nel corso degli anni. Nel 2021 le due aziende avevano annunciato un’integrazione ancora più profonda, unificando ricerca e sviluppo, progettazione hardware e gran parte delle attività software. L’identità peculiare di OnePlus negli ultimi anni si era andata via via sfilacciando, complice un listino sempre meno aggressivo e un’integrazione crescente con la casa madre Oppo, fino a rendere alcuni modelli poco più che varianti rimarchiate dei corrispettivi Oppo.
Cosa cambia concretamente per chi ha già un OnePlus
Ora arriva la decisione di Oppo di semplificare la gamma prodotti, probabilmente con l’intento di evitare doppioni e puntando sugli altri marchi di famiglia solo nei mercati in cui hanno dimostrato di essere efficienti. Da qui lo stop al lancio di nuovi prodotti OnePlus in Nord America e in Europa. Gli store online continueranno a vendere i modelli attualmente a catalogo, OnePlus 15 incluso, fino a esaurimento scorte, ma senza nuovi rifornimenti. Negli Stati Uniti, sito e community ufficiale dovrebbero cessare l’attività il 16 agosto, mentre in Europa i canali di assistenza restano operativi, con Oppo che subentra nella gestione di garanzie e riparazioni. Oppo assicura comunque la continuità degli aggiornamenti software e delle patch di sicurezza per i dispositivi già venduti, un impegno che in realtà è in pratica il minimo sindacale, ma che almeno mette al riparo chi ha acquistato di recente dal ritrovarsi con uno smartphone privo di ogni aggiornamento.
Realme fa il percorso opposto: addio Cina, sì all'estero
Se OnePlus si ritira da alcuni importanti mercati esteri, Realme fa esattamente il contrario. Il marchio ha dichiarato ufficialmente l’intenzione di concentrarsi sui mercati internazionali, uscendo di scena in Cina, dove non lancerà più nuovi prodotti. Una mossa che porta in dote un posizionamento chiaro, quello di continuare a offrire smartphone competitivi su prezzo e autonomia in Europa, India e nei mercati emergenti, aree dove il marchio ha già costruito un’importante base di utenti. In un mercato cinese dominato da Huawei e Apple, con margini sempre più risicati, mantenere tre brand paralleli (Oppo, OnePlus e Realme) era diventato un lusso difficilmente sostenibile sul lungo periodo.
Una gamma più razionale
Il quadro che emerge è quello di una razionalizzazione pianificata: Oppo ha dichiarato di voler aumentare gli investimenti in Europa con nuovi negozi e una distribuzione più ampia, segno che la casa madre non ha intenzione di abbandonare il continente, semplicemente lo presidia con qualche doppione in meno. Resta da capire, dopo la ritirata di OnePlus dall’Europa, come cambieranno gli equilibri all’interno della gamma Oppo e Realme e se quest’ultima raccoglierà in toto l’eredità di ‘flagship killer’ per cui OnePlus era divenuta famosa.
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