Quando pensiamo a Canon, la memoria visiva corre subito alle storiche fotocamere che hanno segnato epoche e alle modernissime mirrorless che dominano il mercato odierno. Tuttavia, l’universo del brand è oggi infinitamente più vasto. Per comprendere a fondo l’evoluzione di un’azienda che non si limita più al solo hardware fotografico, ma che si propone come un vero e proprio ecosistema dell’immagine a 360 gradi, abbiamo incontrato Giuseppe D’Amelio. In questa intervista esploriamo le nuove frontiere del marchio e il concetto di “Total Imaging Experience“: una visione che abbraccia la cattura, l’elaborazione e la stampa, accompagnando professionisti e aziende in ogni fase del loro flusso di lavoro.
Canon è ancora, prima di tutto, un marchio fotografico oppure oggi preferisce definirsi un’azienda dell’immagine in senso più ampio?
Sicuramente Canon nasce come marchio fotografico e questo rimane ancora oggi il nostro cuore identitario. Nel tempo, però, l’azienda si è evoluta nel mondo dell’imaging a 360 gradi, sviluppando quattro business group: l’imaging in senso stretto, il printing, il medicale e l’industriale, che si occupa degli impianti per la produzione dei semiconduttori. Il filo conduttore è l’imaging, guidato dalle nostre forti capability nelle ottiche – dato che nasciamo come riparatori e produttori di ottiche ancor prima che di fotocamere – e nei sensori. Siamo l’unico brand che abbraccia l’imaging in tutte le sue forme, dalla cattura all’output, fino alla diagnostica.
Immagino che tutto questo sia racchiuso nello slogan "Total Imaging Experience". Qual è il cambiamento concreto per chi, professionista o appassionato, compra Canon?
Abbiamo rappresentato la Total Imaging Experience come un albero per raffigurare l’arborescenza delle opportunità. Nella fotografia andiamo dalle compatte alle soluzioni ibride come EOS R6V fino all’ammiraglia EOS R1 full frame; nel settore video andiamo dalle Vlogging Machine, come la V10, alla EOS C400 del mondo cinema; per le stampanti andiamo dalla Zoemini, per le foto adesive, fino alla ProStream per la stampa industriale.
A questo ampio portafoglio abbiniamo un ecosistema di oltre trenta soluzioni software e servizi per i professionisti, per garantire la business continuity che include la fornitura di attrezzature sostitutive durante le operazioni di manutenzione. È un ecosistema che accompagna l’utente fin da bambino, facilitando l’esperienza di utilizzo in tutto il suo percorso di vita.
Sarebbe interessante mostrare qualche caso d’uso per capire come singoli o aziende abbiano trovato la propria oasi in questi settori.
Due anni fa abbiamo lanciato un’organizzazione B2B per approcciare le aziende in maniera strutturata e con un linguaggio diverso, offrendo soluzioni pacchettizzate in ogni industry. Questo concetto su misura si applica chiaramente anche ai consumatori e ai professionisti: andiamo dal caso d’uso dello “scatta e stampa” per il teenager, a cui spieghiamo l’intero flusso creativo, fino a scalare verso l’alto passando dall’amatore con APS-C al professionista che usa fotocamere full frame e soluzioni di stampa come imagePROGRAF PRO-1100.
FOTO Cult ha a cuore la stampa fotografica. Nel caso di Canon, la stampa ha ancora un ruolo centrale o rischia di essere un’attività d’élite per via di costi e complessità?
Credo molto nella democratizzazione della stampa, su cui le nuove generazioni si sono buttate a pesce. Se per noi boomer ricorda l’infanzia, per i ragazzi è un’esperienza nuova che in un mondo digitale consente di avere qualcosa di concreto da toccare ed esporre. Cambia il modo di concepire le immagini: si cerca di renderle durature e si inizia a prestare maggiore attenzione alla luce e all’attrezzatura. Abbiamo lanciato da poco il claim “Created Different”, destinato ai giovani creatori di contenuti, per i quali la stampa non è un complemento per pochi, ma lo strumento per distinguersi e trasformare i contenuti in oggetti di valore.
Come accompagna Canon un fotografo che negli anni ha investito in un sistema reflex e si trova a dover sostituire un corpo macchina, ora che la produzione è interrotta? Lo considera una coda del vecchio mercato o un membro che merita attenzione?
Ogni utente merita attenzione. L’Italia ha la base di utenti reflex più ampia d’Europa e questo è un valore da preservare e un grande potenziale per il futuro. I nostri rivenditori specializzati (i PIP) applicano la Circular Economy, ritirando le reflex non riparabili per proporre un usato equivalente o un prodotto mirrorless a condizioni agevolate come sconti di Trade In o tasso zero. In caso di passaggio a mirrorless, l’ergonomia familiare e le logiche operative evitano di dover imparare tutto da zero. Inoltre, chi possiede ottiche EF dalla durata infinita può continuare a usarle sulle mirrorless con gli adattatori, per poi passare gradualmente alle ottiche RF, che sono veri e propri strumenti elettronici.
Canon ha ottenuto un risultato importante contro le importazioni parallele. Dal punto di vista dell’utente normale: perché dovresti pagare sensibilmente di più lo stesso prodotto ufficiale?
L’esperienza non si esaurisce col prodotto che arriva a casa, ma dura tutto il suo ciclo di vita. Acquistare un prodotto di importazione parallela online implica molti svantaggi: non permette di avere la garanzia commerciale europea, l’assistenza ufficiale e i servizi prioritari come il Canon Professional Services (CPS). Ad esempio, chi acquista una EOS R1 attraverso i canali ufficiali ha un’ora di masterclass dedicata nel nostro Experience Center; chi compra una R8 ha diritto a un webinar con il nostro specialista. Si perdono consulenza iniziale, promozioni locali, cashback e finanziamenti. Inoltre, i prodotti per altre regioni spesso hanno caratteristiche elettriche e menu diversi.
Puoi spiegare con chiarezza la differenza tra garanzia legale del venditore, garanzia commerciale Canon e idoneità alla garanzia europea Canon?
Ci sono tre livelli. La garanzia legale del venditore è prevista per legge e gestita dal rivenditore. La garanzia commerciale Canon è quella del produttore e dà accesso al nostro Professional Service Center (PSC) di Milano. Infine, c’è l’idoneità alla garanzia europea, che dipende dalla destinazione del prodotto per lo spazio economico europeo. I prodotti paralleli spesso non sono idonei a quest’ultima. Una tutela esiste sempre, ma cambia radicalmente chi la gestisce e il livello di servizio offerto.
Se un fotografo in buona fede ha comprato un prodotto parallelo e scopre che non era per l'Europa, come viene trattato da Canon?
Viene trattato con molta empatia. Quando capita, il nostro PSC offre comunque la disponibilità a ripararlo a fronte di un preventivo. In quell’occasione spieghiamo i vantaggi della rete autorizzata e l’utilità del Serial Number Checker sul nostro sito per verificare il mercato di destinazione. L’obiettivo non è punire, ma mostrare il valore di un acquisto consapevole e protetto da un brand con una rete certificata.
Hai parlato di rivenditori autorizzati. In un negozio ufficiale, rispetto al puro prezzo online, cosa devono o possono aspettarsi i clienti?
Abbiamo tre livelli di rivenditori: SIP, AIP e PIP. Mettere piede in un Imaging Specialist significa capire la Total Imaging Experience. Hanno in casa tutte le unità demo e consentono al cliente di toccarle con mano, talvolta dandole in uso per qualche ora. Online nessuno ti spiega come il dual pixel gestisce l’autofocus in maniera diversa o come le mirrorless gestiscono il colore. L’Imaging Specialist approfondisce le tue esigenze e suggerisce le opzioni più adatte.
Cosa potete offrire a chi prende la fotografia molto sul serio ma non è un professionista e non si accontenta dello smartphone?
Già con una compatta come la G7 X si nota l’enorme differenza rispetto allo smartphone. Poi c’è il percorso APS-C – con la EOS R100, la R50, la R10 – fino alle varie sfumature del full frame. La possibilità di partire da un livello basico e raggiungere il limite prima di apprezzare una soluzione superiore è fondamentale. I rivenditori aiutano a sviluppare gradualmente le competenze, consigliando l’accoppiata migliore tra fotocamera e stampante, senza suggerire direttamente a un neofita di comprare un’ammiraglia o una imagePROGRAF PRO-1100.
Canon oggi parla più ai giovani creator, quindi al video, o ai fotografi tradizionali? O questa distinzione non ha più senso?
È un tema importante. I giovani usano lo smartphone più per fruizione e distribuzione, ma la creazione avviene sempre più con strumenti professionali. Tecnologie che prima erano appannaggio di pochi nel mondo Cinema EOS oggi sono accessibili a creator e piccoli team, con modelli come le EOS C50. Stiamo estendendo la produzione audiovisiva a realtà meno strutturate, ad esempio con la Multi-Camera Orchestration, un algoritmo che impara lo stile del creator per gestire più videocamere contemporaneamente. Inoltre, partecipiamo a festival dedicati al cinema non per branding, ma per advocacy, educando un pubblico ampio sulle potenzialità di Canon. Ne sono esempi la Mostra Internazionale D’Arte Cinematografica del Cinema di Venezia, Vertical Movie Festival e Giffoni Film Festival.
Queste attività sui festival sono specifiche di Canon Italia perché avete compreso il nostro mercato o sono globali?
Quest’attenzione sui festival del cinema è molto sentita in particolare nel nostro Paese. A livello globale il brand punta fortemente sui creator, come dimostra la serie V e la stessa EOS C50 con l’open gate per i formati verticali e orizzontali. Noi in Italia, però, interpretiamo questa direzione calandola nella nostra cultura e sfruttando le opportunità specifiche del territorio.
Se dovessi dire qualcosa di scomodo ed educativo ai fotografi e ai videomaker italiani, cosa diresti?
Direi che molti sottoutilizzano il proprio lavoro. La produzione enorme di immagini di oggi resta troppo spesso confinata nel digitale e nel flusso veloce dei social. La stampa, che è fondamentale per dare valore e nobilitare uno scatto, viene esplorata poco. Inviterei gli utenti ad andare dai rivenditori per capire veramente cosa vuol dire stampare le proprie opere.
E per chiudere, se dovessi dire qualcosa di scomodo a Canon?
Investiamo l’8% del fatturato in R&D e registriamo sette brevetti al giorno. Se siamo eccellenti nell’innovazione su ottiche e sensori, non siamo altrettanto efficaci nel raccontarlo. Dovremmo superare la timidezza e far conoscere meglio l’ampiezza della nostra offerta: dai software per RAW, come Digital Photo Professional, alle soluzioni ibride foto e video potenziate dall’IA. Come hai vissuto anche tu visitando il nostro Customer Experience Center (CEC), ogni volta che un professionista ci viene a trovare la frase tipica è: “Ma veramente fate anche questo?”.
Con chi abbiamo parlato?
Giuseppe D’Amelio è Country Director della divisione Imaging Technologies and Communication Group di Canon Italia, responsabile dello sviluppo strategico e della crescita della Business Unit sul mercato italiano.
In Canon dal 2015 come guida della divisione BIS e CEO di una società del gruppo dedicata ai servizi digitali, nel 2020 è diventato Direttore Marketing & Innovation della BU DP&S. La sua leadership in ambito Sales & Marketing si è precedentemente consolidata in multinazionali e società di consulenza come HP, EDS, A.T. Kearney ed Ernst&Young.
Laureato in Ingegneria Informatica con un Executive MBA all’ESCP Europe di Parigi, affianca alla professione manageriale l’impegno come docente universitario in materie gestionali e membro di advisory board. Nel tempo libero ama la lettura, gli sport all’aperto e la montagna.

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