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Contestualmente alla nuova mirrorless Alpha 7R VI, Sony lancia un telezoom di fascia altissima. Si chiama FE 100-400mm F4,5 GM OSS, costa 5.000 euro tondi tondi e sarà disponibile all’inizio di giugno 2026.
Un 100-400mm davvero professionale
A nove anni di distanza dal primo G Master 100-400mm F4,5-5,6 GM OSS, Sony alza di molto l’asticella. Il nuovo telezoom ha dei numeri che fanno impressione, a cominciare dal prezzo, e caratteristiche che lo collocano senza mezzi termini in ambito altamente professionale, anche se Sony lo indirizza agli “enthusiast” per riservare idealmente ai professionisti i teleobiettivi a focale fissa da 300mm, 400mm e 600mm. Noi, dopo averlo provato per qualche giorno, lo promuoviamo sul campo per un uso professionale, ambito al quale aggiungiamo ovviamente quello fotoamatoriale evoluto, popolato da un numero sorprendente di fotografi e videomaker disposti a sopportare un notevole esborso economico per assecondare la propria passione.
Dove si colloca
Passione o genere che in questo caso circoscriviamo alla fotografia sportiva e a quella naturalistica. Le tante focali coperte non permettono certo di limitarne troppo l’ambito di utilizzo: può stare a suo agio nel tennis come nel calcio, ma è in grado certamente di dire la sua nel reportage; nella fotografia naturalistica può essere considerato corto per l’avifauna, per la quale Sony offre sia il 200-600mm F5,6-6,3 G OSS, sia il 400-800mm F6,3-8 G OSS; mentre lo riteniamo perfetto per mammiferi o altri animali di taglia grande (ci vengono in mente i safari africani, tanto per fare un esempio).
Sony FE 100-400mm F4.5 GM OSS: la struttura
Identificati utenti e ambito di impiego, passiamo alla descrizione. Il primo “dettaglio” che salta all’occhio è certamente il volume: il nuovo telezoom misura poco meno di 33 centimetri (senza paraluce) e ha un diametro di circa 12 centimetri. Ma la zoomata è interna, quindi la lunghezza non varia con la focale. Tanto per fare un paragone in casa, il precedente 100-400mm, con zoomata telescopica, è lungo circa 20cm alla focale minima e poco meno di 29cm alla massima, con diametro inferiore a 10cm. Come dimensioni il nuovo 100-400mm assomiglia quindi molto più al 200-600mm, che è lungo 318mm e ha diametro pari a 111,5mm. Quest’ultimo però è più pesante, 2.115 grammi, mentre il 100-400mm f/4,5 pesa circa 1.840 grammi, che sono certamente più dei 1.400 scarsi del 100-400mm di prima generazione, se non fosse che il nuovo GM è ad apertura costante f/4,5: e forse il dato tecnico più importante è proprio questo.
Dettagli ergonomici
Se consideriamo infatti focale massima e luminosità, il nuovo 100-400mm GM è a dir poco sorprendente. Abbiamo passato diverse ore in sua compagnia e la maneggevolezza ci ha convinto. Certo, siamo abbastanza allenati alla ripresa con lunghi tele (dettaglio da non sottovalutare), ma non crediamo che questo obiettivo finisca nelle mani di improvvisati principianti.
Il suo corpo è dominato dall’ampissima ghiera dello zoom che dispone di un cursore per determinarne la scorrevolezza: Smooth e Tight sono le due posizioni selezionabili. Con la prima la ghiera è molto fluida, ma durante il trasporto la gravità porta immancabilmente la focale a 100mm; su Tight questo non avviene, ma la ghiera resta comunque azionabile senza strappi.
Nella stessa fascia che ospita il selettore Smooth/Tight troviamo ben quattro pulsanti funzione e prima di questa un anello personalizzabile. Può essere adibito al richiamo istantaneo di una distanza preimpostata (funzione che, forse a causa di firmware immaturi di fotocamera e obiettivo, non siamo riusciti ad attivare), a variare la messa a fuoco (Power Focus) o a commutare da full frame a APS-C e viceversa.
La complessità strutturale del nuovo telezoom, da cui in parte dipende la differenza di prezzo con il precedente 100-400mm (2.399 euro di listino), si estende ad altri dettagli: a monte della ghiera di messa a fuoco troviamo una staffa per il treppiedi che può avere dei click stop ogni 90° o ruotare liberamente. La scelta va fatta agendo su un selettore nascosto dietro uno sportellino. Il pomello di serraggio del collare orientabile nasconde una presa per il cavo d’acciaio antifurto, un dettaglio che i professionisti apprezzeranno. Il piede può essere rimosso, ma è necessario ricorrere a una chiave a brugola; internamente dispone di un inserto in gomma nera che dovrebbe rendere più confortevole il trasporto, ma tale gomma è a nostro avviso un po’ troppo rigida per raggiungere lo scopo.
Ancora più vicino alla fotocamera troviamo un affollato pannello di controllo che si divide tra gestione della messa a fuoco e dello stabilizzatore. Utilissimo il parzializzatore della messa a fuoco e da comprendere il cursore che gestisce l’OSS: lo stabilizzatore può avere un comportamento standard (1), ottimizzato per il panning (2) o specifico per soggetti dalla traiettoria casuale (3).
Infine il cassetto portafiltri, che accetta elementi da 40,5mm e permette di risparmiare molti soldi rispetto a quelli da 95mm innestabili frontalmente.
Ancora più vicino alla fotocamera troviamo un affollato pannello di controllo che si divide tra gestione della messa a fuoco e dello stabilizzatore. Utilissimo il parzializzatore della messa a fuoco e da comprendere il cursore che gestisce l’OSS: lo stabilizzatore può avere un comportamento standard (1), ottimizzato per il panning (2) o specifico per soggetti dalla traiettoria casuale (3).
Infine il cassetto portafiltri, che accetta elementi da 40,5mm e permette di risparmiare molti soldi rispetto a quelli da 95mm innestabili frontalmente.
Per fortuna non è perfetto
La struttura del nuovo G Master, in leghe metalliche leggere, è ovviamente resistente a polvere e umidità, caratteristica favorita dalla costruzione non telescopica dello zoom. Anche l’innesto è circondato da una guarnizione, ma qui troviamo un piccolo “difetto”: il riferimento per l’innesto, bianco su bianco, è molto poco visibile; sarebbe stato sufficiente realizzarlo nell’arancio che troviamo in altri dettagli del telezoom.
Ad esempio nel paraluce, che abbiamo apprezzato per facilità di montaggio, ma che bocciamo per la mancanza di un profilo gommato proprio intorno all’area di innesto. Sia l’obiettivo “nudo”, sia il suo paraluce quando innestato in posizione di lavoro, hanno infatti una fascia gommata che mette al riparo da graffi o lesioni; il paraluce, invece, quando montato capovolto non è protetto e se poggiato su superfici dure è soggetto a usura e graffi.
Vetri e motori del Sony FE 100-400mm F4,5 GM OSS
Sotto la scocca il Sony FE 100-400mm F4,5 GM OSS nasconde uno schema ottico molto complesso, composto da ben 28 lenti. Tra queste spiccano due elementi Super ED, tre ED, uno ED XA e uno XA. Uno schieramento “esagerato” rispetto al più semplice 100-400mm del 2017 resosi necessario per offrire le prestazioni che commenteremo più avanti. Sony, nel confermare la compatibilità del telezoom con i propri moltiplicatori di focale 1,4x e 2x, promette il mantenimento della “qualità G Master” anche con questi accessori.
Notevoli anche i quattro motori lineari (XD LM) che agiscono su gruppi flottanti allo scopo di coniugare rapidità estrema, precisione anche alle brevi distanze e focus breathing ridotto. A proposito di velocità, l’AF è in grado di tenere il passo della Alpha 9 III: 120 fotogrammi al secondo.
La nitidezza del Sony FE 100-400mm F4,5 GM OSS
La nitidezza di questo telezoom è ottimizzata sulle focali da 200mm in su: ben sapendo che la perfezione è irraggiungibile, Sony ha preferito “investire” sulle focali statisticamente più utilizzata in un telezoom. E abbiamo così una focale minima che, limitatamente ai bordi estremi, mostra un residuo di morbidezza e qualche aberrazione cromatica a tutta apertura, uniformandosi al centro – ottimo anche a f/4,5 – solo a f/8.
Alle focali intermedie raggiungiamo il massimo, con una resa ottima anche ai bordi e a tutta apertura: le aberrazioni cromatiche sono irrilevanti, mentre risoluzione e contrasto non offrono il fianco a critiche.
E infine la focale massima, che resta sui livelli altissimi delle focali medie ai bordi, con aberrazioni irrilevanti e contrasto altissimo. Il centro, manco a dirlo, è eccellente anche a tutta apertura.
100mm
210mm
400mm
Un bokeh "da ritratto"
Il bokeh, che mostriamo sia in un video in cui variamo il diaframma, sia un una serie di immagini realizzate a focali da ritratto, non è paragonabile a quello di un mediotele specializzato, ma è tutt’altro che sgradevole, con un effetto “occhi di gatto” moderato e una conformazione che resta circolare anche a diaframmi molto chiusi.
La resistenza al controluce
Il controluce è forse il vero tallone d’Achille di questo telezoom: il sole incidente sulla lente frontale può generare un marcato calo di contrasto e la formazione di immagini fantasma.
Caduta di luce ai bordi e distorsione
La caduta di luce ai bordi segue un andamento piuttosto uniforme alle varie focali ed è, nel complesso, molto ben controllata. A tutta apertura si attesta a 1,3EV sia a 100mm che a 400mm, riducendosi a circa mezzo EV diaframmando anche di un solo stop. Chudendo a f/9 diventa irrilevante.
100mm
400mm
Il controllo della distorsione è perfetto alla focale minima, mentre lascia intravedere una moderata deformazione a cuscinetto alla focale di 400mm.
100mm
400mm
Il focus breathing è virtualmente assente
Eccellente il contenimento del focus breathing: anche senza la minima correzione digitale, la variazione di focale effettiva passando da un piano prossimo a uno posto a circa 10m di distanza dal punto di ripresa, è pressoché nulla.
Sempre in ottica video troviamo importante sottolineare un neo del Laowa 200mm f/2 AF FF: il motore che aziona il diaframma non è affatto silenzioso. Nella clip che segue l’audio registrato dal microfono interno della mirrorless capta distintamente i passi con cui il diaframma viene chiuso e riaperto dall’operatore.
Sony FE 100-400mm F4,5GM OSS: una breve galleria

Sony FE 100-400mm F4,5 GM OSS: il verdetto
Siamo sinceri: con un cartellino da 5.000 euro non ci saremmo aspettati nulla di meno. Il nuovo Sony FE 100-400mm F4,5 GM OSS è un gioiello di ottica, meccanica ed elettronica che crediamo mieterà molti consensi. Il suo limite principale, al di là di un prezzo eslcusivo, è la tenuta in controluce, mentre piccoli difetti di design (profilo del paraluce non protetto e punto di allineamento “invisibile”) possono essere risolti con un minimo di manualità e un pennarello arancione.
Scheda tecnica Sony FE 100-400mm F4,5 GM OSS
- Prezzo 5.000 euro
- Apertura massima f/4,5
- Apertura minima f/32
- Schema ottico 28 lenti in 20gruppi
- Angolo di campo (full frame) 24,4-6,2°
- Stabilizzatore ottico sì
- Minima distanza di messa a fuoco 0,6m a 100mm, 1,5 metri a 400mm
- Rapporto di riproduzione 1:4
- Lamelle del diaframma 11
- Diametro filtri 95mm; cassetto posteriore per filtri da 40,5mm
- Paraluce in dotazione, a tronco di cono
- Dimensioni 328×119,8mm
- Peso 1.840g circa
- Innesti disponibili Sony E
- Importatore Sony Italia
Pro e Contro del Sony FE 100-400mm F4,5GM OSS
- Luminosità costante
- Corpo voluminoso, ma di dimensioni invariabili
- Struttura robusta e impermeabile
- Ottima ergonomia
- Cassetto portafiltri
- Nitidezza ottimizzata per le focali più lunghe e mediamente ottima
- Bokeh gradevole
- Autofocus fulmineo e finemente gestibile
- Focus Breathing impercettibile
- Stabilizzatore efficace fino ad almeno 5 stop
- Prezzo
- Paraluce migliorabile
- Tenuta in controluce
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