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Home CULTURA INTERVISTE

Mare, State of Mind: le cianotipie di Annalaura Tamburrini

Tutte le sfumature del mare, fuori e dentro, nella fotografia analogica di "The Place Where Silence Begins".

Francesca Orsi di Francesca Orsi
5 Maggio 2026
in INTERVISTE
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Annalaura Tamburrini, dalla serie Danza miope cyano. © Annalaura Tamburrini
Annalaura Tamburrini, dalla serie Danza miope cyano. © Annalaura Tamburrini

Annalaura Tamburrini è una giovane fotografa di origini pugliesi, che ha sempre vissuto il mare come qualcosa di personale, di catartico ed esistenziale. Con il tempo, è riuscita a leggerlo secondo il proprio sentire, con il ritmo e le profondità che le sono proprie. Con il progetto The Place Where Silence Begins, in due differenti prospettive, l’autrice parla proprio di quanto il mare della sua terra sia una piattaforma emotiva ed essenziale per molti, per rimanere in contatto con sé stessi.

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A rendere questa simbologia marina più vivida, non solo la parte figurativa del progetto, ma anche la tecnica di realizzazione della stampa: la cianotipia, che per la delicatezza e il tempo lungo di cui necessita risuona con la parte ancestrale del progetto di Annalaura. Abbiamo intervistato la fotografa per immergerci anche noi nel suo mare azzurro.

Annalaura Tamburrini, dalla serie Ogni agosto. © Annalaura
Annalaura Tamburrini, dalla serie Ogni agosto. © Annalaura Tamburrini

Con quale valore e simbologia il mare fa parte del tuo vissuto?

Sono cresciuta in un posto in cui, fin da piccola, mi hanno insegnato che al mare si va per respirare, perché lo iodio fa bene; ho imparato poi, più tardi, che al mare si va per respirare perché il rumore delle onde scandisca il tempo del respiro come quello dei pensieri, perché li rallenta e li rimette in ordine. Non sono una persona naturalmente incline alla calma, quindi per me il mare è diventato, col tempo, qualcosa di necessario, un esercizio di ascolto, di ritorno all’essenziale. 

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Al di là della tenerezza delle origini, il valore che gli attribuisco oggi è assoluto, è il luogo in cui torno per riconoscermi, per smettere di opporre resistenza. Sul piano simbolico il mare ha una natura che si presta bene al richiamo al liquido amniotico che avvolge, protegge e contiene; è un luogo primario in cui il corpo e il pensiero possono abbassare la voce.

Annalaura Tamburrini, dalla serie Ogni agosto. © Annalaura Tamburrini
Annalaura Tamburrini, dalla serie Ogni agosto. © Annalaura Tamburrini

Come e quando nasce The Place Where Silence Begins?

The Place Where Silence Begins, inteso come lavoro compatto, è nato il giorno in cui ho incontrato le galleriste della Crumb Gallery di Firenze, che oggi mi rappresentano. È stato un incontro quasi provvidenziale, ero a Torino, di passaggio a una fiera d’arte in cui esponevano, e una di loro aveva visto alcuni miei primissimi test di stampa, letteralmente due cianotipie. 

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Mi hanno chiesto se quelle immagini facessero parte di un progetto, io ho risposto che non avevo un progetto ma piuttosto un’ossessione: da cinque anni, ogni agosto, tornavo nello stesso punto del mare della mia infanzia, in Puglia, mi nascondevo sotto uno scoglio e fotografavo prima chi salta per tuffarsi e subito dopo ciò che accade sotto la superficie, ciò che vede il mondo sott’acqua. 

Annalaura Tamburrini, dalla serie Danza miope cyano. © Annalaura Tamburrini
Annalaura Tamburrini, dalla serie Danza miope cyano. © Annalaura Tamburrini

Sono state loro a dirmi, con molta semplicità: ‘È esattamente così che nasce un progetto’. Da lì abbiamo costruito una mostra personale in pochi mesi, scelto un titolo e definito le due serie che compongono il lavoro, Ogni agosto dedicata ai salti, e Danza miope cyano che raccoglie invece le anime fluttuanti subacquee, sfocate, sospese.

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Con questo tuo lavoro, il concetto di memoria in cosa si tramuta?

Questo lavoro nasce da un punto molto preciso della mia memoria, ma non si ferma alla semplice rievocazione. Il luogo in cui fotografo è sempre lo stesso, un tratto di mare vicino Fasano, dove sono nata. Tornarci ogni estate significa riaprire una geografia emotiva che conosco da sempre, lo scoglio, la luce di agosto, i corpi che arrivano, il gesto del tuffo, il silenzio che segue sott’acqua. Eppure, nel momento in cui fotografo e poi stampo, tutto questo smette di essere soltanto autobiografia, la memoria diventa una materia da attraversare e trasformare. 

Annalaura Tamburrini, dalla serie Danza miope cyano. © Annalaura Tamburrini
Annalaura Tamburrini, dalla serie Ogni agosto. © Annalaura Tamburrini

In questo senso The Place Where Silence Begins non parla solo del mio passato e del mio mare, ma di una soglia condivisibile, quella tra il fuori e il dentro, tra il rumore e il silenzio, tra l’impulso e l’abbandono. Il ricordo, attraverso il lavoro artistico, perde i suoi contorni più descrittivi per diventare un simbolo. Parto quindi da qualcosa di intimo per provare a toccare qualcosa che non appartenga più soltanto a me.

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I corpi che tu immortali nei salti in Ogni agosto e quelli che cogli sott’acqua in Danza miope cyano cosa simboleggiano e come dialogano tra loro in The Place Where Silence Begins?

I corpi in Ogni agosto sono corpi nel momento della decisione, sono figure sospese in un istante che per me coincide con una forma estrema di libertà, il salto nel vuoto, l’abbandono, la fiducia momentanea nel fatto che ci sarà un’acqua pronta ad accoglierti. I corpi di Danza miope cyano, invece, appartengono a una dimensione opposta e complementare, sott’acqua perdono nitidezza, peso, orientamento, diventano apparizioni immerse in un silenzio ovattato che smorza ogni urgenza. Se quindi i salti raccontano la ricerca esasperata di libertà, i corpi sott’acqua raccontano la pace che arriva dopo, o forse la pace che si cerca da sempre. In The Place Where Silence Begins queste due serie dialogano come due movimenti della stessa esperienza interiore, uno spinge verso fuori, verso il gesto, l’altro riporta verso dentro, verso la sospensione e l’ascolto.

Annalaura Tamburrini, dalla serie Danza miope cyano. © Annalaura Tamburrini
Annalaura Tamburrini, dalla serie Danza miope cyano. © Annalaura Tamburrini

Come la tecnica della cianotipia e in generale il processo di stampa e di montaggio delle immagini del progetto dialogano con il suo significato?

La cianotipia, tra le più antiche tecniche di stampa, prevede nel mio caso l’utilizzo di carte sensibilizzate con sali di ferro che reagiscono alla luce ultravioletta. Per me questa tecnica porta con sé una dimensione materiale, lenta e quasi rituale, che coincide profondamente con il senso del progetto. Per realizzare In The Place Where Silence Begins ho utilizzato principalmente una piccola analogica punta e scatta, una Canon Prima Mini II, che ho potuto inserire in un sacchetto impermeabile senza la preoccupazione di rovinare una macchina più costosa. Per un periodo ho anche usato una Fuji HD-M, progettata per essere già impermeabile, ma le immagini risultavano troppo nitide, e perdevano un po’ quell’effetto onirico che riuscivo a ottenere con l’altra.

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Dopo la fase di scatto, i negativi vengono scansionati in altissima risoluzione e trasferiti su acetato, in formato pari a quello della carta finale. Stendo l’emulsione fotosensibile sulla carta con un pennello, aspetto che asciughi, poi appoggio il negativo a contatto, chiudo tutto in una cornice e porto il lavoro al sole. Dopo l’esposizione, l’immagine compare nel lavaggio, è un processo lento, fisico, vulnerabile all’errore e proprio per questo vivo. Realizzo molte di queste stampe sempre in Puglia, nella casa disabitata di mia nonna, e quando il terrazzo, su cui si stendeva il bucato, diventa camera di esposizione e la vasca da bagno il luogo dello sviluppo, il processo stesso diventa parte integrante del senso del progetto.

Annalaura Tamburrini, dalla serie Danza miope cyano. © Annalaura Tamburrini
Annalaura Tamburrini, dalla serie Danza miope cyano. © Annalaura Tamburrini

Chi sono le tue influenze culturali e visive?

Tra le influenze visive che sento più vicine al mio modo di lavorare ci sono Masao Yamamoto, Miho Kajioka e Marco Rapaccini, ma prima ancora di tutti c’è Samantha Marenzi, docente e studiosa specializzata in fotografia analogica e tecniche antiche di stampa, che è stata la mia insegnante di camera oscura. Samantha ha lavorato molto sul rapporto tra fotografia e corpo, il suo modo di intendere l’immagine come qualcosa che passa attraverso il gesto e la materia mi ha decisamente plasmata. Marco Rapaccini, fotografo e direttore della scuola Officine Fotografiche di Roma, ha sviluppato negli ultimi anni una ricerca centrata sulla cianotipia e sul paesaggio costruendo un dialogo con la memoria dei luoghi dell’infanzia.

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Masao Yamamoto e Miho Kajioka ripropongono nei loro lavori dimensioni sospese, portando avanti una ricerca sulle pratiche di stampa manuali che trasmettono sempre una sorta di vulnerabilità esposta ma mai chiusa in sé stessa, che è qualcosa che cerco anche io nel mio processo. Più in generale mi interessano gli autori che lavorano sul limite dell’immagine, dove qualcosa sta per emergere o per scomparire. È quella soglia che cerco di indagare.

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