In un’epoca in cui lo smartphone scatta migliaia di foto che quasi nessuno stampa, la fotografia istantanea vive una seconda giovinezza. Nell’aprile 2025 Fujifilm ha annunciato di aver superato i 100 milioni di prodotti Instax venduti dal 1998, anno di debutto del marchio. Dopo anni travagliati, anche Polaroid è tornata sul mercato, grazie a un gruppo di appassionati: nel 2008, quando l’azienda originale ha annunciato la fine della produzione di pellicole, l’Impossible Project ha rilevato i macchinari della fabbrica di Enschede, nei Paesi Bassi. Il progetto è cresciuto, fino a riprendersi il nome originale. Nel 2017, infatti, il suo azionista principale ha acquistato il marchio e la proprietà intellettuale Polaroid (nome e i brevetti); l’azienda poi si è rinominata Polaroid Originals e dal 2020 è tornata a chiamarsi semplicemente Polaroid.
Il fascino è lo stesso di ottant’anni fa: una stampa unica, che non si può duplicare né ritoccare, in mano pochi minuti dopo lo scatto. Dietro quella semplicità c’è però una chimica complessa, fatta di reagenti, coloranti e strati che devono lavorare insieme dentro un foglio spesso pochi millimetri. Ed è proprio su questa chimica, e sui brevetti che la proteggevano, che tra il 1976 e il 1991 si è combattuta la più celebre battaglia legale della storia della fotografia. Ne parliamo a qualche tempo dalle nostre riflessioni sull’attuale caso di cronaca che vede Nikon e Viltrox sfidarsi proprio sul tema dei brevetti.
Polaroid: quasi novant'anni di storia
Polaroid nasce lontano dalla fotografia. Edwin H. Land lascia Harvard dopo il primo anno per dedicarsi alle sue ricerche sulla polarizzazione della luce, mette a punto un filtro polarizzante in plastica e nel 1937 fonda la Polaroid Corporation. Il nome dell’azienda indica in origine proprio il materiale polarizzante. Tra i primi clienti ci sono Kodak, per i filtri fotografici, e American Optical, per gli occhiali da sole. L’idea che cambierà la storia dell’azienda arriva qualche anno dopo, da una domanda della figlia: durante una vacanza la bambina chiede al padre perché non possa vedere subito la foto che le ha appena scattato. Da quel momento Land comincia a lavorare a un sistema capace di sviluppare e stampare l’immagine direttamente nella fotocamera.
La risposta arriva il 21 febbraio 1947, quando Land presenta a New York, davanti alla Optical Society of America, un procedimento che permette di ottenere una stampa positiva pochi istanti dopo lo scatto. Il 26 novembre 1948, nel grande magazzino Jordan Marsh di Boston, arriva sul mercato la Land Camera Model 95, la prima fotocamera istantanea commerciale: costa 89,75 dollari, circa 1.100 euro di oggi tenendo conto dell’inflazione, e le 56 unità portate per la dimostrazione vanno esaurite in giornata. La tecnologia è ancora lontana da quella che renderà famoso il marchio. La stampa, color seppia, si sviluppa in circa un minuto e va staccata a mano dal negativo. Da quel momento Polaroid costruisce un intero settore intorno a un’unica idea e la protegge con centinaia di brevetti. Per oltre vent’anni la fotografia istantanea è un mercato con un solo protagonista e Land lo considera la sua creatura.
In questa prima fase il rapporto con Kodak non è di concorrenza, ma di collaborazione. Kodak produce per Polaroid la parte negativa delle pellicole istantanee, compresa quella della Polacolor, la prima pellicola istantanea a colori del marchio. Nel 1969, però, Kodak comunica che non la produrrà più e avvia lo sviluppo di un sistema istantaneo tutto suo. È l’inizio di una rivalità che per i successivi vent’anni si combatterà soprattutto nelle aule di tribunale.
L'SX-70 e la risposta di Kodak
Nel 1972 Polaroid presenta la SX-70, che porta in dote la pellicola integrale, dotata anche di batteria per alimentare l’apparecchio: niente più strati da separare a mano, la foto esce dalla fotocamera e si sviluppa da sola davanti agli occhi di chi l’ha scattata. È il prodotto che più di ogni altro identifica il marchio e anche quello su cui si concentrano i brevetti decisivi.
Kodak risponde nell’aprile del 1976 con le fotocamere EK4 ed EK6 e la pellicola PR-10, un sistema progettato per arrivare allo stesso risultato. Il 26 aprile 1976, a una settimana dal lancio, Polaroid fa causa a Kodak davanti al Tribunale distrettuale del Massachusetts, contestando la violazione di dieci brevetti. Kodak non si ferma e continua a vendere fotocamere e pellicole per tutta la durata del processo, convinta di aver aggirato le protezioni di Polaroid. In dieci anni ne ricaverà circa 1,4 miliardi di dollari.
Il processo
Il processo comincia il 5 ottobre 1981 e dura 75 giorni. La decisione arriva oltre tre anni dopo, il 13 settembre 1985: Kodak ha violato sette dei dieci brevetti in causa. L’11 ottobre arriva l’ingiunzione permanente che le vieta di produrre e vendere fotocamere e pellicole istantanee.
Kodak chiede di sospenderla in attesa dell’appello, ma la richiesta viene respinta e l’ingiunzione entra in vigore il 9 gennaio 1986. Kodak esce dalla fotografia istantanea dall’oggi al domani e perde un’attività che lei stessa valuta 200 milioni di dollari l’anno, oltre a centinaia di posti di lavoro. Il 25 aprile 1986 la Corte d’appello conferma la sentenza.
Kodak tenta l’ultima strada davanti alla Corte Suprema, sostenendo che la sentenza estende di fatto a quasi mezzo secolo il monopolio di Polaroid su un intero segmento dell’industria. Polaroid risponde che nell’istantanea “Polaroid è stata l’innovatore e Kodak l’imitatore”. Il 6 ottobre 1986 la Corte Suprema rifiuta di esaminare il ricorso e la sentenza diventa definitiva.
16,5 milioni di fotocamere senza pellicola
A pagare subito le conseguenze sono i clienti. Al momento dell’uscita dal mercato Kodak ha venduto 16,5 milioni di fotocamere istantanee, che senza pellicola diventano inutilizzabili. A gennaio 1986 l’azienda propone ai proprietari tre alternative: un kit con fotocamera Kodak Disc, 50 dollari di sconti sui suoi prodotti oppure un’azione Kodak. Per molti l’offerta non basta: parte una class action e a febbraio un giudice ordina a Kodak di sospendere il programma. L’accordo arriva nel settembre 1988 e vale circa 150 milioni di dollari, tra fondo di risarcimento e pagamenti in contanti.
Il conto finale
Resta da stabilire quanto Kodak debba a Polaroid e per farlo serve un secondo processo. Le posizioni di partenza sono lontanissime: Polaroid chiede 12 miliardi di dollari, il triplo dei profitti che sostiene di aver perso, perché accusa Kodak di aver agito intenzionalmente, mentre Kodak sostiene di doverne meno di 200 milioni. Il 12 ottobre 1990 il tribunale fissa il risarcimento in 909,5 milioni di dollari, interessi compresi. La violazione viene giudicata non intenzionale e questo esclude il triplicamento. All’epoca è comunque la cifra più alta mai assegnata negli Stati Uniti per una violazione di brevetto.
Nel gennaio 1991 l’importo viene corretto a 873 milioni per un errore materiale. Entrambe le aziende presentano appello sulla cifra, ma il 15 luglio 1991 chiudono la partita: Kodak paga 925 milioni di dollari, cioè gli 873 della sentenza più 52 milioni di interessi maturati nel frattempo, e liquida la vicenda come “una distrazione durata quindici anni“.
La fotografia istantanea oggi
Sul piano legale Polaroid ha vinto tutto: la sentenza, l’appello, la Corte Suprema, il risarcimento e l’uscita del rivale dal mercato. Sul piano industriale la vittoria pesa molto meno. Negli anni Novanta la fotografia istantanea perde terreno di fronte alla pellicola tradizionale sempre più economica, ai minilab che sviluppano e stampano negativi in meno di un’ora e poi al digitale. Proprio in quegli anni arriva anche un nuovo sfidante: nel 1998 Fujifilm lancia Instax, il marchio che negli anni successivi diventerà il nuovo riferimento della fotografia istantanea. A tutto questo si sommano i problemi strategici e finanziari di un’azienda che viveva soprattutto della vendita di pellicole e nell’ottobre 2001 Polaroid ricorre al Chapter 11 della legge fallimentare americana. Kodak farà lo stesso nel gennaio 2012.
Vale la pena chiarire che non si tratta di bancarotta nel senso italiano del termine, che da noi indica un reato legato al fallimento. Il Chapter 11 è una procedura che protegge l’azienda dai creditori mentre ristruttura i debiti, più vicina al nostro concordato preventivo. Kodak ne esce nel 2013 ridimensionata ma ancora attiva, mentre il marchio Polaroid passa di mano più volte prima di rinascere grazie all’Impossible Project. Il caso resta un esempio molto chiaro di quanto un brevetto possa proteggere un’invenzione e di quanto poco possa fare contro un cambio di tecnologia. Polaroid ha difeso con successo la propria tecnologia dal principale concorrente del settore, ma non ha trovato un modo altrettanto efficace per affrontare il passaggio al digitale e le esigenze dei consumatori in un mondo che è cambiato molto velocemente.
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