Getty Images ha annunciato che presenterà istanza di fallimento secondo il Chapter 11, la procedura americana che permette a un’azienda di ristrutturare i debiti senza smettere di operare, e che uscirà dalla borsa per tornare una società privata. Prima di procedere con l’analisi della notizia vale la pena spiegare come il termine bancarotta abbia un significato diverso negli Stati Uniti rispetto a quello che intendiamo da noi.
In Italia “fallimento” (dal 2022 formalmente “liquidazione giudiziale”) indica di solito la fine dell’impresa: i beni vengono venduti per pagare i creditori e l’azienda esce dal mercato, mentre per salvarla servono strumenti diversi come il concordato preventivo o gli accordi di ristrutturazione dei debiti. Il Chapter 11 americano nasce invece per la ristrutturazione: la società continua a operare, i creditori non possono aggredirla mentre il piano viene negoziato e il piano deve essere approvato dai creditori e dal tribunale. Inoltre “bancarotta” in italiano ha anche un significato penale (bancarotta fraudolenta o semplice), mentre negli Stati Uniti bankruptcy è un termine neutro e giuridico.
Un'agenzia nata più di trent'anni fa
Getty Images è stata fondata da Mark Getty e Jonathan Klein nel 1995 e in trent’anni è diventata il riferimento mondiale per foto, illustrazioni e video di cronaca, spettacolo e pubblicità, con la copertura di gran parte dei red carpet e dei festival cinematografici. Ha avuto una storia societaria movimentata: quotata nel 1996, tornata privata nel 2008 con un fondo di private equity, rientrata nel listino della Borsa di New York nel 2022 con una valutazione di circa 4,8 miliardi di dollari. Ora il piano è quello di uscire nuovamente dalla borsa.
Il problema è la liquidità, più che la domanda di immagini. Getty ha circa 2,1 miliardi di dollari di debito e il costo degli interessi è cresciuto molto in un anno. A pesare sono state anche due partite costose. La prima è la fusione da 3,7 miliardi di dollari con Shutterstock, mai andata in porto perché l’autorità antitrust britannica chiedeva di cedere l’intera attività editoriale di Shutterstock. Per Getty era un punto inaccettabile visto che il fulcro dei piani di espansione dopo la fusione era proprio il mercato delle immagini editoriali. L’operazione è costata più di cento milioni di dollari tra onorari professionali e costi di finanziamento.
La seconda partita riguarda le cause legali, ad esempio la battaglia contro Stability AI, la società che sviluppa Stable Diffusion. Anche in questo campo non ci sono buone notizie, a fronte di ingenti spese: nel novembre 2025 l’Alta Corte britannica ha respinto le principali richieste sul copyright. A questo si aggiunge il contenzioso con gli investitori che detenevano warrant, cioè diritti ad acquistare azioni a condizioni prestabilite, emessi con il ritorno in borsa del 2022. Questi investitori hanno fatto causa e hanno vinto e nell’ultimo trimestre Getty ha versato 110,9 milioni di dollari tra sentenze e interessi. A settembre sono arrivati il rinvio del pagamento degli interessi su due emissioni obbligazionarie e la sospensione del titolo da parte del NYSE.
Il ruolo dell’intelligenza artificiale
A fronte dei conti evidenziati qui sopra, possiamo dire che l’intelligenza artificiale abbia giocato un ruolo in questa crisi, ma sicuramente non quello preponderante. La concorrenza dell’IA è evidente soprattutto sul fronte delle foto stock: il segmento Creative, di cui fa parte iStock, è fermo e nell’ultimo trimestre è tornato a calare. Oggigiorno la facilità con cui è possibile creare delle immagini tramite l’IA ha ridotto il bisogno di foto stock da parte di molti utenti.
Quello su cui puntare sarà di fatto il fronte editoriale, quello delle fotografie che documentano eventi realmente accaduti. Getty Images ritiene che questo sia il mercato da continuare a cavalcare per gli anni a venire.
Cosa succede ora e l'impatto per i fotografi
Nelle prossime settimane Getty depositerà formalmente la richiesta di bancarotta concordata, con un piano già negoziato con i creditori prima di arrivare in tribunale, per accorciare i tempi: la chiusura è attesa entro fine anno. Il cuore dell’operazione è l’iniezione di capitale della famiglia Getty e di Koch Equity Development, fino a 533 milioni di dollari di nuovo capitale, insieme alla cancellazione di 270 milioni di dollari di obbligazioni non garantite. Per i creditori garantiti, che vantano oltre 1,8 miliardi di dollari, non c’è invece nessun taglio, ma interessi più bassi e scadenze più lunghe. Il debito di 2,1 miliardi, quindi, non sparisce: viene in parte cancellato e in gran parte rinegoziato. A fine percorso i due investitori controlleranno il 100% della società, che uscirà dalla borsa e potrà lavorare sul debito lontano dai conti trimestrali.
Per i fotografi il messaggio ufficiale vuole essere rassicurante: nessun impatto atteso su contributori, partner e clienti, pagamenti nel corso ordinario. Il piano proposto lascerebbe inalterati i crediti non garantiti, categoria in cui rientrerebbe chi attende royalty, e prevede in generale di mantenere i contratti in essere, anche se Getty potrebbe chiedere al tribunale di rigettarne alcuni.
La sensazione è che, per chi vende oggi tramite Getty, iStock o Unsplash+, cambi poco nell’immediato e che il vero banco di prova arriverà dopo, quando una società tornata privata e senza il peso del debito dovrà decidere quanto spazio lasciare a chi fornisce le foto, in un mercato dove l’IA continua a comprimere i prezzi dello stock. Si tratta però di una proposta e non di un esito già stabilito, quindi la prudenza resta d’obbligo: il consiglio per i fotografi è quello di salvare estratti conto e storico dei pagamenti, fare uno screenshot datato del saldo, conservare il contratto e leggere ogni comunicazione ufficiale, soprattutto se si vive fuori dagli Stati Uniti o si vanta un saldo importante.
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