La protezione della proprietà intellettuale è un tassello fondamentale dello sviluppo industriale: anni di ricerca, prototipi scartati e investimenti possono essere recuperati solo se il risultato non può essere copiato il giorno dopo la presentazione. I brevetti sono nati proprio per questo. Certo, gli utenti spesso li vedono come un modo per lucrare eccessivamente su alcuni prodotti, creando ecosistemi chiusi e portando a volte a veri e propri monopoli. La lotta tra apertura e protezione è sempre stata al centro anche dello sviluppo della fotografia, fin dagli albori.
L’esempio più lampante è quello del dagherrotipo. Nel 1839 il governo francese acquistò da Daguerre i diritti di tale processo fotografico per aprirlo al mondo, favorendone così la diffusione e portando il Paese a potersi fregiare del titolo di luogo di invenzione della fotografia. All’opposto, oltremanica, la decisione di brevettare il calotipo da parte di William Henry Fox Talbot unita alla rigidità con cui difese quei diritti rallentò per anni la diffusione della fotografia in terra britannica.
Oggi l’attenzione è tutta concentrata sul mercato delle ottiche e sul comprendere come una decisione presa a Pechino possa scuotere tutta l’industria. Per capire meglio la situazione attuale è necessario partire dalle reflex, quando l’innesto era soprattutto una questione di meccanica. Nel 1959 la Nikon F introdusse la baionetta F, tuttora in uso, aggiungendo nel tempo leve, contatti e infine, nel 1986 con la F-501, l’autofocus con trascinamento a vite dal corpo macchina. Un innesto così longevo e in buona parte meccanico è stato terreno fertile per i produttori indipendenti. Sigma, Tamron e Tokina hanno costruito su di esso una parte importante del loro catalogo, e per molti fotografi un corpo Nikon abbinato a uno zoom di terze parti è stato per anni la scelta preferita.
Canon ha optato per un percorso diverso. Con la EOS 650, nel 1987, abbandona la baionetta FD e introduce l’EF, il primo innesto reflex completamente elettronico: niente leve né alberini, il motore di messa a fuoco e il diaframma stanno dentro l’obiettivo e tutto passa dai contatti. Paradossalmente l’EF diventa l’innesto più aperto di fatto: non per volontà di Canon, ma perché i produttori terzi sono riusciti a decodificarne il protocollo.
In quegli anni i brevetti sono rimasti però quasi sempre sullo sfondo, con un’eccezione significativa. Nel 2011 Nikon ha fatto causa a Sigma per sei obiettivi stabilizzati OS che, secondo Nikon, violavano un suo brevetto sulla riduzione delle vibrazioni. Nel marzo 2014 era arrivata la sentenza: Sigma ha dovuto pagare circa 1,5 miliardi di yen, poco più di 10 milioni di euro al cambio dell’epoca. Il contenzioso però riguardava una funzione, non l’innesto: nessuno ha messo in discussione il diritto di Sigma di produrre obiettivi con baionetta F o EF.
Innesti mirrorless: i protocolli di comunicazione sono la chiave
Con le mirrorless lo scenario è cambiato e il mercato ha visto il Giappone perdere il monopolio della produzione delle ottiche di terze parti. Nei nuovi innesti il controllo dell’ecosistema passa dalla meccanica ai protocolli di comunicazione e, appunto, ai brevetti. Sony ha aperto l’E fin dai primi anni, con un programma di licenze che però porta in dote alcuni limiti per le ottiche di terze parti, come il tetto di 15fps nella raffica. Per un marchio ‘giovane’ nel settore la scelta è stata quella di puntare anche sul supporto dei prodotti di terze parti per espandere l’ecosistema.
Nel 2018 Nikon ha presentato l’innesto Z e successivamente ha concesso licenze a pochi partner selezionati. Canon, con l’RF arrivato nello stesso anno, ha preso la strada più rigida, rinunciando a quell’apertura di fatto che aveva fatto la fortuna dell’EF. Siamo quasi ai giorni nostri e nel 2022 avviene il fatto che potrebbe avere nuove ricadute dopo i più recenti sviluppi. Canon ha infatti “convinto” (leggasi minacciato) Viltrox, portando il produttore cinese (allora azienda giovane e piccola) a ritirare gli obiettivi RF dotati di autofocus. L’innesto RF è stato molto chiuso per anni e solo nel 2024 è arrivato il primo spiraglio, con Sigma e Tamron autorizzate a produrre ottiche RF, ma con delle limitazioni: solo per il formato APS-C.
Venendo all’attualità, il fatto che ha dato il via alla vicenda è la causa intentata da Nikon per violazione di brevetto, davanti al Tribunale della proprietà intellettuale di Shanghai a inizio 2026, nei confronti della Shenzhen Jueying Technology, la società che sta dietro al marchio Viltrox. La prima udienza ha visto Viltrox rispondere come si fa spesso in questi casi: ha chiesto alla China National Intellectual Property Administration di dichiarare nullo il brevetto. Quando si parla di brevetti, soprattutto di aziende estere, la Cina è un terreno insidioso e spesso il livello tecnico si mescola con quello politico. Sta di fatto che il dipartimento della CNIPA che si occupa di riesame e invalidazione ha dato ragione a Viltrox e ha annullato il brevetto, per mancanza di attività inventiva. In sostanza, ritoccare lunghezza, angoli e disposizione delle alette della baionetta o dei contatti rispetto agli innesti precedenti è stato giudicato una normale scelta di progettazione, non una vera invenzione.
Sul tema PetaPixel ha costruito una solida analisi, avvalendosi della consulenza di un avvocato esperto di proprietà intellettuale. Il succo del discorso è che la causa persa da Nikon potrebbe scatenare un effetto domino e andare a toccare anche i tentativi di protezione degli altri sistemi, in primis il Canon RF. Anche le protezioni del sistema RF depositate in Cina si basano in larga parte su elementi simili: la baionetta a tre alette con le sue misure, i 12 contatti elettronici, le logiche di controllo di autofocus, stabilizzazione e ghiera di controllo. Se il criterio adottato per l’innesto Nikon Z venisse applicato anche all’RF, buona parte di queste protezioni potrebbe cadere allo stesso modo. Anche l’RF, del resto, nasce dall’evoluzione di innesti precedenti come l’EF e l’EF-M.
La differenza rispetto al 2022 sta nei rapporti di forza. Viltrox oggi è un’azienda più strutturata e più solida, con una presenza internazionale ben diversa. Inoltre, la Cina è ormai divenuta il secondo mercato fotografico al mondo e una decisione presa lì non resta un fatto locale.
Naturalmente non bisogna trarre conclusioni affrettate: si tratta di una decisione amministrativa, valida solo in Cina, contro la quale Nikon può fare ricorso. Una decisione cinese non fa cadere né il brevetto giapponese né quello europeo o statunitense. Il segnale però è chiaro: con la Cina di mezzo il valore difensivo dei brevetti sugli innesti si sta indebolendo e se prima era praticamente tutta una questione interna nipponica, con tutti i produttori seduti al tavolo della CIPA e interessati probabilmente a non farsi guerra aperta, oggi la situazione è ben diversa. Nikon potrebbe decidere di intentare causa a Viltrox in tutti gli altri mercati, per bloccare la commercializzazione delle ottiche, ma l’invalidazione del brevetto in Cina potrebbe far scricchiolare tutto il castello accusatorio anche al di fuori di quei confini, dando il via libera a un approccio royalty-free a livello globale. Viltrox ha dimostrato di essere oggi un’azienda ben più combattiva rispetto a quando ha ceduto facilmente alle pressioni di Canon solo qualche anno fa.
Certamente, di fronte a tribunali internazionali Viltrox si troverebbe in posizione meno protetta, ma probabilmente il rischio per Nikon è troppo alto e la strada di un accordo di licenza, rinunciando a bloccare le vendite degli obiettivi Viltrox con innesto Z potrebbe essere la più semplice da perseguire.
Per Canon la soluzione più ragionevole potrebbe essere anticipare il problema con un programma di licenze strutturato, simile a quello di Sony, prima di vederselo imposto dalle aule di Pechino e Shanghai. D’altra parte Canon lo sa meglio di chiunque altro: con l’EF ha visto quanto un ecosistema ricco di ottiche di terze parti possa rafforzare un sistema invece di danneggiarlo e, secondo diverse voci, proprio la chiusura dell’innesto RF è stata in questi anni un freno per le mirrorless del produttore nipponico.
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