Quanto sappiamo dei nostri preziosi oceani? Cosa facciamo per tutelarli? Come continuiamo a distruggerne la biodiversità? La fotografia può aiutarci a reperire qualche risposta e l’annuncio dei finalisti dell’Ocean Photographer of the Year – come ogni anno – fornisce un quadro onesto e capillare della situazione attuale in cui versano i nostri mari.
Come da tradizione, anche la settima edizione del concorso fotografico dedicato agli oceani ha abbracciato scatti che spaziano dalla documentazione delle creature più meravigliose degli abissi all’approccio ambivalente con cui l’essere umano si lega agli ecosistemi marini. Stupefacenti riprese aeree o subacquee si alternano a registrazioni delle più devastanti e sconsiderate attività antropiche di distruzione degli habitat, disturbo della fauna selvatica e pesca irresponsabile.
L’edizione 2026 ha confermato le tradizionali categorie della competizione: Adventure, Wildlife, Conservation/Impact, Conservation/Hope, Fine Art e Human Connection.
Novità di quest’anno, invece, la categoria Ocean Unseen: Hidden Worlds, che punta l’obiettivo sugli abitanti più piccoli e impercettibili dell’oceano. Dagli invertebrati più delicati alle più microscopiche forme di vita, le immagini finaliste di questa categoria rivelano una dimensione dell’oceano di cui pochi hanno consapevolezza, un ritratto intimo dell’incredibile architettura nascosta che sta alla base dell’intero ecosistema marino.
Un fotografo italiano spicca tra i finalisti dell’Ocean Photographer of the Year 2026
In questo contenitore di piccole meraviglie – tra vermi albero di Natale in riproduzione e copepodi parassiti che vivono sull’occhio di una spigola nera gigante – troviamo ben due scatti dell’italiano Andrea Michelutti, già passato sulle pagine digitali di FOTO Cult. Michelutti regala al pubblico il ritratto di un granchio arlecchino che riposa all’ingresso di una spugna tubolare, accudendo con cura il suo grappolo di uova arancioni e l’immagine di un gamberetto trasparente che trasporta una covata color verde acqua riparandosi tra i rami rossi di un corallo.
Tante le immagini impattanti di quest’anno. Nella categoria Wildlife compaiono due orche che collaborano per trascinare via un cucciolo di balena megattera; uno scorfano intento a ingoiare un pesce lucertola (terzo scatto finalista di Andrea Michelutti) e una foca della Nuova Zelanda che fa a pezzi una razza mentre gli uccelli marini si avvicinano per raccoglierne gli avanzi.
Gli scatti relativi all’intervento umano invece, raccontano di progetti di ripristino delle praterie di fanerogame marine, di centri di riabilitazione per le pulcinelle di mare, ma anche del sovrasfruttamento ittico, delle catture accidentali, dell’inquinamento da plastica che opprime la fauna marina e della cruenta ritualità dell’uccisione delle balene nelle Isole Faroe (una pratica nota come “grindadráp”).
Ancora, a controbilanciare queste attività distruttive, le fotografie che ritraggono cuccioli di aragosta allevati in laboratorio in attesa di essere rilasciati in natura, scienziati sub che fanno rilevamenti biometrici sugli squali martello servendosi di laser e rigogliose foreste di coloratissime alghe kelp.
L’Ocean Photographer of the Year svolge un’importante funzione di testimonianza e punta ad aumentare la sensibilizzazione nei confronti della bellezza e della fragilità di un mondo che stiamo distruggendo, seppur nella piena consapevolezza di non poter prescindere da esso.
L’Ocean Photographer of the Year è presentato da Oceanographic e Blancpain.
I vincitori di categoria, insieme al vincitore assoluto dell’Ocean Photographer of the Year 2026, saranno annunciati a settembre. Tutte le immagini finaliste sono visibili nel sito ufficiale del concorso: oceanographicmagazine.com.
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