Baden (Austria)
Dal 12 giugno all’11 ottobre 2026
Tra i molti festival fotografici che ogni anno animano il mondo con mostre, interamente o solo in parte, en plein air — da LagosPhoto in Nigeria a PHotoESPAÑA a Madrid al biennale Verzasca Foto Festival in Svizzera, il più importante e spettacolare è, a nostro avviso, il Festival La Gacilly-Baden Photo.
Il Festival nasce nel 2004 nel piccolo villaggio bretone di La Gacilly, da un’idea di Jacques Rocher, imprenditore francese della cosmetica, ma più celebre e conosciuto come ambientalista.
Attraverso la Fondation Yves Rocher, è il promotore del progetto di riforestazione Plantons pour la Planète, sull’onda dell’appello di Wangari Maathai (Premio Nobel per la pace 2004), che ha raggiunto nel 2020 il traguardo simbolico dei 100 milioni di alberi piantati. Da allora l’impegno prosegue attraverso progetti di riforestazione e restauro degli ecosistemi in collaborazione con ONG locali.
Per tredici anni, il Festival ha avuto luogo solo nella omonima cittadina della Bretagna, La Gacilly.
Il vero salto di qualità è avvenuto nel 2018 quando il programma originario è stato esportato a Baden, una città termale, immersa in un ambiente naturale incontaminato, situata trenta chilometri a sud di Vienna.
Il rapporto fra le due sedi è stato costruito su uno sfasamento temporale: La Gacilly apre la strada, Baden la riprende e la rilancia l’estate seguente. Per esempio, il tema di La Gacilly 2025, So British!, è annunciato come il tema di Baden 2026.
I padri fondatori del Festival La Gacilly-Baden Photo
Il sodalizio è nato grazie all’amicizia di Jacques Rocher con Lois Lammerhuber, uno dei maggiori fotografi austriaci contemporanei, con più di mille reportage fotografici realizzati e settantanove libri pubblicati. Lois nel 2009, insieme alla moglie Silvia, ha fondato la casa editrice Edition Lammerhuber, che da allora ha ricevuto più di duecento premi ed è stata eletta miglior editore europeo di libri fotografici nel 2013, 2015 e 2017. Oggi Lois e Sylvia, rappresentano l’anima austriaca del Festival: curano il riallestimento delle grandi immagini nate per La Gacilly, le inseriscono nel paesaggio urbano di Baden, trasformando parchi, piazze, strade, cortili, facciate, in un percorso di circa sette chilometri che parte dal centro visitatori di Brusattiplatz.
Quest’anno sono esposte circa 1.500 fotografie, alcune delle quali raggiungono i duecento metri quadrati. È il più grande festival fotografico all’aperto d’Europa e, nel 2025, ha registrato la presenza di 336.288 visitatori. L’ingresso è gratuito.
Il Festival
Fin dall’origine il cuore del Festival è stato il rapporto fra uomo e ambiente: natura, paesaggio, crisi ecologica, culture lontane, bellezza del mondo e minacce che la mettono in pericolo.
Si fonda su tre filoni narrativi. Il primo esplora la condizione umana attraverso una decina di racconti per immagini ambientati ogni anno in una diversa area geografica: mostra, cioè, come vivono le persone in una determinata parte del mondo. Con il titolo So British!, quest’anno il festival indaga le condizioni della vita quotidiana delle persone in Gran Bretagna.
Il secondo filone è dedicato allo stato del pianeta Terra con reportage da diversi Paesi e continenti che spaziano dalla bellezza e dalla riflessione umanistica fino all’indignazione e alla disperazione.
La terza parte del festival presenta invece alcune proposte della fotografia austriaca.
Infine, il Festival quest’anno dedica la sua edizione 2026 a Jane Goodall e Martin Parr!
Martin era presente due anni fa con la mostra The Chronicler, che raccoglieva i migliori scatti di cinquant’anni di lavoro. Jane Goodall fu invece la principale protagonista di una straordinaria proiezione in occasione della apertura del Festival 2019 con immagini di Michael “Nick” Nichols. In quella occasione Nick presentò il suo meraviglioso libro WILD, pubblicato dalle Edizioni Lois Lammerhuber che abbiamo presentato su FOTO Cult il 2 novembre 2025.
Creative and Visual Arts Awards
I Creative and Visual Arts Awards sono premi internazionali promossi dalla rivista britannica LUXlife, dedicati a riconoscere l’eccellenza e l’innovazione nel panorama globale delle arti creative e visive. Assegnati sulla base di una valutazione editoriale e di ricerca indipendente, celebrano artisti, festival, studi e istituzioni che contribuiscono in modo significativo allo sviluppo della cultura visiva contemporanea.
Il premio 2026 è stato assegnato al Festival La Gacilly-Baden Photo 2025, che, sotto il motto Australia & The New World, ha affascinato migliaia di visitatori con trenta narrazioni fotografiche, affermandosi come il più grande festival del suo genere in Europa.
A margine, gli organizzatori del premio, ricordano che l’industria delle arti creative e visive è uno dei settori più dinamici e diversificati dell’economia globale. Nel 2025, il valore dell’economia creativa mondiale è stato stimato in oltre 3.000 miliardi di dollari, con le arti visive, la musica, il design di prodotto e di moda e i media audiovisivi a svolgere un ruolo centrale.
Dalla sezione So British!
1.Don McCullin. Life, Death and Everything in Between
«Mi sento sempre in colpa: in colpa per essermene andato mentre un uomo stava morendo di fame, o mentre un altro stava per essere assassinato. E sono stanco di sentirmi in colpa. Ora voglio fotografare paesaggi e fiori. Mi condanno alla pace».
– Don McCullin –
Don McCullin (nato nel 1935) è uno dei grandi maestri del fotogiornalismo britannico.
Ha raccontato guerre, carestie e crisi umanitarie con immagini durissime, mai compiaciute, segnate da pietà e rigore morale. Dopo decenni sui fronti del mondo, ha rivolto lo stesso sguardo severo e poetico ai paesaggi del Somerset.
© Don McCullin / Contact Press Images
2.Martin Parr. Fashion Faux Parr
«Alcuni servizi fotografici hanno come protagonisti dei modelli, altri persone scelte per strada; a volte non si riesce a distinguere la differenza. Alcuni lavori assomigliano al documentario, altri sembrano più vicini alla moda, possono persino apparire come arte. Ciò che è entusiasmante è proprio la difficoltà di distinguerli. I confini tradizionali tra questi mondi stanno scivolando via, e mi piace esplorare queste nuove fusioni».
– Martin Parr –
Martin Parr (1952-2025) è uno dei fotografi britannici più riconoscibili e influenti degli ultimi decenni.
Con colori accesi, ironia e sguardo spesso impietoso, ha raccontato consumi, turismo, tempo libero e piccole ossessioni della classe media.
Le sue immagini sembrano leggere e divertenti, ma sono una critica acuta della società contemporanea.
© Martin Parr / Magnum Photos
3.Terry O'Neill. Rock Legends
«Ho avuto una vita meravigliosa! È successo tutto così in fretta, ed era tutto così spensierato. A dire il vero, pensavamo tutti che sarebbe finita di colpo. Ci incontravamo nei club, con i Beatles e gli Stones, e parlavamo dei lavori che avremmo dovuto trovarci quando tutto fosse finito! Non pensavamo affatto che sarebbe durata. Se le mie fotografie sono così popolari, è perché raccontano tutte una storia. Sono un cantastorie che usa le immagini».
– Terry O’Neill –
Terry O’Neill (1938–2019) è il grande fotografo britannico delle celebrità, della Swinging London e del glamour del secondo Novecento: Beatles, Rolling Stones, David Bowie, Elton John, Audrey Hepburn, Faye Dunaway, Brigitte Bardot, Frank Sinatra ecc. Il suo lavoro è entrato molto nell’immaginario pop del XX secolo.
© Terry O’Neill / Misan Harriman / Iconic Images
4.Tony Ray-Jones. The English Seen
«Il mio consiglio sulla fotografia? Restate fedeli al soggetto e siate pazienti. Variate i punti di vista. Fate attenzione alla composizione. Smettete di scattare fotografie noiose e parlate con le persone. Semplificate le immagini, avvicinatevi, non scattate troppo, e non tenetevi mai a distanza dalla scena».
– Tony Ray-Jones –
Tony Ray-Jones (1941–1972) è poco “popolare” presso il grande pubblico, ma molto importante nella storia della fotografia britannica. Morto giovanissimo, è considerato un autore decisivo per il modo in cui ha raccontato l’Inghilterra del tempo libero, delle spiagge, dei riti sociali, delle eccentricità quotidiane. Ha influenzato anche Martin Parr.
© Tony Ray Jones /Science & Society Picture Library
Dalla sezione The State of Planet Earth
Françoise Huguier
«Come fotografa, sono sempre un testimone sullo sfondo. L’ultima cosa che si deve fare è pestare i piedi alla gente. Per strada, sulla spiaggia, ovunque, c’è sempre qualcosa che attira il mio sguardo. Passo oltre, torno indietro, mi fermo, inquadro nella mente, registro tutto e solo allora scatto».
– Françoise Huguier –
Françoise Huguier (nata nel 1942) ha avuto un ruolo importante nella fotografia africana contemporanea: contribuì alla riscoperta di Seydou Keïta e Malick Sidibé e fondò nel 1994 la Biennale della fotografia africana di Bamako. Ha ricevuto vari premi, è stata nominata Officier des Arts et des Lettres, ha avuto una retrospettiva alla Maison Européenne de la Photographie nel 2014, e nel 2018 Reporters Without Borders le ha dedicato un volume della serie “100 photos pour la liberté de la presse”.
Françoise Huguier © Cyril Zannettacci
Dalla sezione Water is Life
Robert Doisneau. Let’s Go the the Sea
«Ciò che fa un buon fotografo è la speranza in un miracolo contro ogni probabilità; una sorta di fede nella serendipità. Qualunque cosa potrebbe accadere appena dietro l’angolo. Io costruisco un’ambientazione, un palcoscenico, e aspetto che arrivino gli attori a recitare qualunque cosa abbiano voglia di mettere in scena».
– Robert Doisneau –
Robert Doisneau (1912-1994) è uno dei grandi poeti della fotografia francese del Novecento. Ha raccontato Parigi, le sue strade, i bambini, gli innamorati e la vita quotidiana con uno sguardo tenero, ironico e umanissimo. Le sue immagini trasformano scene ordinarie in piccoli racconti sospesi tra realismo, grazia e malinconia. Famose le sue fotografie che accompagnano le poesie di Jacques Prévert.
© Robert Doisneau / Atelier Robert Doisneau
Dalla sezione 200 Years of Photography
1.Anna Atkins. Cianotypes
«La difficoltà di rappresentare con precisione esemplari botanici piccoli come le alghe filamentose mi ha condotta a questo meraviglioso procedimento sviluppato da Sir John Herschel, chiamato cianotipia. Ora posso catturare le immagini delle piante stesse, e sono lieta di offrirle ai miei amici scienziati (Nota scritta nel 1843)».
– Anna Atkins –
Anna Atkins (1799-1871) fu una pioniera della fotografia e la prima donna a utilizzare questo nuovo linguaggio visivo.
Studiosa di botanica, trovò nella cianotipia — con le sue immagini blu di Prussia ottenute per contatto — il mezzo ideale per unire scienza, natura e sperimentazione.
Nel 1843 pubblicò Photographs of British Algae: Cyanotype Impressions, considerato il primo libro illustrato fotograficamente.
Le sue alghe, insieme documenti scientifici e forme poetiche, continuano a ispirare artisti attratti dalle tecniche antiche e dall’osservazione lenta della natura.
I suoi cianotipi sono Public Domain e scaricabili.
2.Brian May. Diableries: Stereoscopic Adventures in Hell
Leggendario chitarrista dei Queen, Brian May (nato nel 1947) è anche uno dei maggiori collezionisti e studiosi mondiali di fotografia stereoscopica.
Il festival presenta Diableries, rarissima serie francese ottocentesca della sua collezione, scene infernali, popolate da diavoli e demoni, trasformano l’aldilà in una satira grottesca della Parigi del Secondo Impero.
Grazie alla collezione di May, e al lavoro dei curatori Paula Fleming e Denis Pellerin, un’opera dimenticata torna a vivere come teatro, fotografia e critica sociale.
PS: La fotografia stereoscopica nasce nell’Ottocento e usa due immagini quasi identiche, riprese da punti di vista leggermente diversi. Guardate con un apposito visore, le due immagini si fondono producendo l’illusione della profondità e del rilievo tridimensionale. Prima del cinema e della realtà virtuale, fu una delle forme più sorprendenti e popolari di immersione visiva.
© Brian May / Getty/WPA Pool
3.Robert Capa. Close Enough
«Se le tue fotografie non sono abbastanza buone, vuol dire che non sei abbastanza vicino».
– Robert Capa –
Robert Capa (1913-1954) è uno dei nomi leggendari del fotogiornalismo del Novecento. Ha raccontato la guerra civile spagnola, lo sbarco in Normandia e molti altri conflitti con immagini vicinissime all’azione e al pericolo.
Fondatore di Magnum Photos, ha lasciato un’idea di fotografia come testimonianza diretta, rischiosa e moralmente necessaria.
© Robert Capa / International Center of Photography / Magnum Photos / Robert Capa Contemporary Photography Center
Festival La Gacilly-Baden Photo 2026
- Brusattiplatz 3 – Baden bei Wien (per info turistiche)
- dal 12 giugno all’11 ottobre 2026
- ingresso gratuito
- festival-lagacilly-baden.photo
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