All’età di sei anni Giuseppe Mastromatteo varcava la soglia del collegio Rotondi, a Gorla Minore, in provincia di Varese. Era un istituto maschile, che per tredici anni avrebbe lasciato solo per tornare a casa durante i weekend. Quell’allontanamento forzato voleva essere un tentativo di protezione da parte dei suoi genitori, improvvisamente travolti dal dramma della schizofrenia paranoide diagnosticata alla loro figlia maggiore, Gabriella.
Da quel momento la storia familiare di Mastromatteo si è riempita di silenzi, tensioni e fragilità nascoste che lui – oggi artista, fotografo e direttore creativo – ha rielaborato a distanza di quarant’anni facendo sfociare il trauma in un progetto fotografico e narrativo intitolato Euforia.
A pagina 7 del suo libro – Euforia. Fotografia come terapia – dopo un ritratto in bianco e nero di sua sorella bambina e una citazione di Nick Cave and the Bad Seeds, c’è proprio la definizione del termine “euforìa”, così come comparirebbe in un vocabolario. Quella parola, la stessa che utilizzavano i medici per spiegare ai familiari di cosa soffrisse Gabriella, è per Mastromatteo una sorta di innesco per sinapsi, un ponte verso episodi e sensazioni del passato che appaiono utili a comprendere meglio anche il presente.
L’autore ricorda l’euforia della sorella come paradossale: un mix di vivacità, inquietudine, imprevedibilità e violenza. A quella che Mastromatteo definisce “un’esplosione di luce impossibile da sostenere in ambito familiare” si affiancava l’euforia forzata imposta dalla società contemporanea, che non ammette fragilità, che induce a nascondere qualsiasi forma di sofferenza, a tacere il dolore, a indossare la maschera della serenità.
È qui che entra in gioco la fotografia, per Mastromatteo lo strumento artistico che si fa terapia e viaggia contro la corrente della finzione collettiva. Le immagini di Euforia raccontano le zone d’ombra, l’indicibile e tutto ciò che di norma non si racconta.
Tutto parte da tre maschere fatte realizzare dall’autore in uno studio di Roma specializzato in tecnologia applicata all’immagine. Il processo è iniziato dalla scansione dei volti attuali dello stesso Mastromatteo, di sua madre e di sua sorella, per far sì che la parte interna delle maschere fosse da loro indossabile. La lavorazione della parte esterna, invece, è stata fatta sulla base di ritratti dell’archivio di famiglia risalenti a quarant’anni fa. Una volta completate, le maschere sono state fotografate in studio.
Fotografia come terapia
In certe fotografie compare una sola maschera, altre volte se ne vedono due o tre insieme. Certamente il risultato è piuttosto criptico agli occhi di uno spettatore digiuno della vicenda familiare di Mastromatteo, ma la visione complessiva del lavoro, offerta dal supporto della narrazione testuale contenuta nel libro, spalanca le porte di una sana riflessione sulla fotografia come seconda occasione, come contenitore emotivo in cui muoversi a posteriori per rileggere la propria storia. Il fotografo scava tra gli strati, esplora le inevitabili sovrapposizioni di identità che hanno luogo nel tempo, rivive la presenza ingombrante del silenzio che ha caratterizzato gli anni della sua crescita e di quel silenzio fa una risorsa per la sua attività creativa.
Il volume ha la forma di uno scambio con lo psichiatra e scrittore Corrado De Rosa, un dialogo che procede per temi che si scoprono presto universali, perché riconducibili alla vita di qualsiasi persona, seppure in forme diverse. Confrontandosi su argomenti come la maschera, l’assenza e la memoria Mastromatteo e De Rosa mettono in atto uno stimolante incontro tra psicologia e arte, due sfere abituate a bilanciarsi dalla notte dei tempi, perché da sempre l’arte trova terreno fertile nelle ferite emotive degli esseri umani.
Conclusi i dieci capitoli tematici arriva un bagno di concretezza, con sei pagine che trascrivono alcuni estratti delle cartelle cliniche di Gabriella, che la madre di Mastromatteo ha conservato per anni e che aiutano il lettore a calarsi ulteriormente nella vicenda.
Euforia: due volti dello stesso libro
Euforia ha due volti: è un racconto autobiografico, un diario personale, ma è anche un saggio a quattro mani sulla connessione tra trauma e creatività. I due volti si intrecciano alla perfezione in un libro che ci ricorda come la fotografia sappia farsi mezzo di indagine interiore, terapia e comunicazione senza filtri, ma anche quanto le parole siano spesso necessarie a comprendere davvero le immagini.

Titolo Euforia. Fotografia come terapia
Di Giuseppe Mastromatteo
In dialogo con Corrado De Rosa
Prefazione di Denis Curti
Postfazione di Alessio Fusi
Formato 13 x 20cm
Pagine 134
Prezzo 15 euro
Lingua italiano
Editore Mimesis
Data di pubblicazione maggio 2026
ISBN 979-1222329116
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