Nel 1953 due ricercatori dell’Università di Chicago notarono che in certi momenti del sonno gli occhi di chi dorme iniziano a muoversi freneticamente sotto le palpebre chiuse, come se stessero guardando qualcosa. Quel movimento rapido – Rapid Eye Movement in inglese – è l’origine della sigla REM, con cui oggi facciamo riferimento a uno dei cicli del sonno.
Durante la fase REM il cervello è iperattivo, l’amigdala pure, i sogni sono così vividi e intensi che il nostro sistema nervoso si preoccupa di attivare una vera e propria paralisi muscolare temporanea per impedire al corpo di compiere movimenti correlati all’attività onirica in corso.
Il respiro e il battito cardiaco variano in risposta a ciò che accade nel sogno.
Pare che i sogni prodotti nella fase REM siano quelli visivamente più ricchi e bizzarri, strutturati su trame complesse – spesso illogiche – e ambientati in scenari che mutano rapidamente. Il cervello mette in standby il senso critico e accetta le assurdità del sogno come reali.
L’ultimo libro di Gian Marco Sanna è uno specchio cartaceo della fase REM. Si intitola proprio REM e si apre con il buio nei risguardi, completamente neri. Poi, uno spiraglio di luce blu si appoggia su metà del volto di una ragazza addormentata. Dalla pagina successiva il libro replica fedelmente i meccanismi della mente di un sognatore il cui cervello ha attivato la sospensione dell’incredulità, con una successione di scene apparentemente scollegate che ci traghettano lungo un viaggio distopico.
L’ambito del sogno consente a Sanna di mantenere l’impronta surreale che aveva già caratterizzato la sua precedente pubblicazione, Paradise, volume leggermente più piccolo, ma altrettanto ipnotico, che ci aveva già fatto assaporare la vocazione notturna del suo autore.
Sanna fruga nel subconscio con una certa dimestichezza, pizzica corde che creano risonanza tra due pagine affiancate, tra due pagine distanti, tra una pagina e l’esperienza personale di chi la guarda.
I suoi soggetti sono tutti input che innescano letture soggettive. REM è uno dei rari casi in cui la fotografia non ci pare orfana di testi, perché le immagini si lanciano giù per gli scivoli della mente molto prima che possiamo provare a decriptarle a parole.
Con un’inaspettata varietà di visioni il libro alterna paesaggi, fauna, tecnologia, opere d’arte e ritratti che paiono fotogrammi di film psicologici, a nostro avviso un po’ indeboliti solo nei casi in cui la piega della stampa a doppia pagina mortifica le foto, ad esempio nel caso di un paio di riprese molto ravvicinate di persone con gli occhi sbarrati.
Il percorso non è lineare e per 108 pagine le immagini si susseguono come flash scollegati, quasi mai rassicuranti.
C’è un’inaspettata abbondanza di bianco intorno alle foto, che certamente sa di novità se si pensa alle tenebrose pagine di Paradise. Eppure, la “luce” di REM non sa affatto di speranza e liberazione e il perché è presto detto.
Per comprendere a fondo le scelte cromatiche del libro le parole servono eccome. REM raccoglie prevalentemente immagini in bianco e nero, spesso con dominanti blu. Esattamente come per Paradise (pervaso dal rosso), Sanna ha scattato in digitale montando un filtro sul suo 35mm, stavolta optando per il colore blu.
Non è solo un esercizio di stile, perché il colore dominante veicola quello che per l’autore è il messaggio del libro: la luce blu degli schermi dei dispositivi elettronici disturba il nostro sonno e – insieme alle notifiche continue e allo scrolling infinito – è persino in grado di influenzare i nostri sogni, trasformandoli in incubi digitali.
Pubblicazioni recenti stanno cercando di fare chiarezza sull’effettiva connessione tra la luce blu e la qualità del sonno. Secondo alcune tesi, infatti, le condizioni in cui sono stati condotti gli studi relativi alla questione sarebbero state, in certi casi, lontane dall’esperienza comune. I partecipanti, ad esempio, sarebbero stati tenuti in condizioni di quasi buio tutto il giorno prima di essere esposti per ore a uno schermo alla massima luminosità.
Questo modus operandi avrebbe trascurato il principio secondo il quale il nostro orologio biologico risponde al contrasto, dunque più intensa è la luce a cui siamo esposti durante il giorno, meno siamo sensibili a quella di uno schermo la sera.
Mentre la scienza si adopera per misurare l’effettiva colpevolezza della luce blu, pare sia concreto il disturbo arrecato al sonno dal nostro comportamento, e nello specifico dalla tendenza ad assecondare le notifiche notturne o a rimandare l’inizio del riposo per via di post, reel o messaggi sul cellulare.
Questo atteggiamento innesca un circolo vizioso, per cui spesso è proprio un sonno difficile a spingerci a usare il telefono durante le ore in cui dovremmo dormire.
Così, residui di pixel, frammenti digitali, luminosità artificiale e interferenze entrano a gamba tesa tra le pagine di REM, diventando ingranaggi di un incubo. Servendosi di un perfetto cavallo di Troia da pochi pollici, la tecnologia ha assediato persino la roccaforte della nostra psiche.

Titolo REM
Fotografie di Gian Marco Sanna
Formato 20 x 26cm
Pagine 108
Prezzo 44 euro
Lingua italiano, inglese, francese
Editore Artphilein
Data di pubblicazione luglio 2026
ISBN 9791280830692
Cover in serigrafia
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