Se leggete le nostre recensioni, non potete non averlo mai visto. Parliamo di quel pannello composto da diversi tasselli colorati che spesso fa parte delle immagini con cui costruiamo il nostro giudizio nei test approfonditi delle fotocamere. È il ColorChecker, uno strumento all’apparenza molto semplice, ma che da cinquant’anni permette ai fotografi di ottenere colori accurati nei loro lavori.
24 tasselli nati per l'analogico, utilissimi per il digitale
Presentato nel 1976 dai ricercatori della Macbeth, guidati dal dottor Calvin McCamy, in un articolo dal titolo “A Color-Rendition Chart”, il piccolo pannello con 24 caselle colorate nasceva come strumento scientifico per valutare le pellicole a colori. Cinquant’anni dopo è ancora il riferimento assoluto per la gestione del colore, assumendo un ruolo ancora più importante nell’era dei sensori digitali e dei concetti di demosaicizzazione e scienza colore.
Il percorso industriale della mira colore racconta a suo modo l’evoluzione dell’intero settore dell’immagine. Gretag e Macbeth si fondono nel 1997, la barra del comando passa a X-Rite nel 2006 e infine, nel 2021, il marchio ColorChecker entra a far parte di Calibrite. A fare eccezione a questa catena di acquisizioni è la produzione dei tasselli stessi, che Munsell Color Company, realtà con una tradizione nel colore che risale al 1918, continua a curare ancora oggi. Non parliamo di una stampa qualsiasi, ma di pigmenti formulati appositamente e applicati con un processo produttivo controllato, studiato per garantire uniformità cromatica e stabilità nel tempo. Ogni ColorChecker attualmente in commercio, compresi i modelli Calibrite più recenti, deriva quindi direttamente dal pannello originale del 1976.
Una mostra virtuale celebrativa
Per l’anniversario, Calibrite ha aperto una mostra virtuale che ripercorre il tragitto del target dal laboratorio del 1976 fino alle fotocamere dei creator di oggi, affiancata da una ColorChecker Challenge interattiva pensata per spiegare la funzione di ciascuno dei 24 tasselli.
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