Ravenna
Mostra permanente
Da qualche mese la città di Ravenna ospita una mostra permanente dedicata a una delle figure più influenti e inconfondibili della fotografia contemporanea internazionale.
Si tratta della Galleria Paolo Roversi, l’esposizione curata da Chiara Bardelli Nonino e allestita in uno spazio del MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna.
La galleria accompagna i visitatori in un percorso immersivo nell’universo poetico dell’artista ravennate, profondamente legato alle atmosfere, alla luce e alla memoria della sua città.
Nato a Ravenna nel 1947, Roversi si è trasferito nel 1973 a Parigi, dove tuttora vive e lavora. Attivo nel vorticoso campo della fotografia di moda, l’autore è riuscito a rimanere sempre fedele a sé stesso, riconoscibile e sorprendentemente attuale.
Il laboratorio alchemico di Paolo Roversi
Pur lontano dalla città in cui è nato, Roversi ha sempre cercato di ricrearne l’atmosfera nel suo atelier di Rue Paul Fort, una sorta di laboratorio alchemico dove si intrecciano fotografia, teatro e sogno. Lì, lasciando che la luce del Nord cadesse su sgabelli recuperati in strada e vecchi drappi, ha continuato a respirare un’aria a lui familiare, che riportava la sua mente alla città di Ravenna.
La svolta della carriera di Paolo Roversi risale al 1980, anno in cui ha scoperto la Polaroid grande formato e la macchina Deardorff. Questi strumenti hanno trasformato radicalmente il suo linguaggio, e le sue immagini – fatte di contorni sfumati e atmosfere lattiginose – sono state consacrate da campagne per Dior Beauté e cataloghi per Yohji Yamamoto.
Un anno dopo la sua rivoluzione stilistica, nel 1981, il fotografo ha fondato lo Studio Luce in Rue Paul Fort, dove continua a costruire mondi, inseguendo la magia della luce, l’imprevisto delle Polaroid 8×10 e dipingendo nel buio con la torcia.
La storia di Paolo Roversi
Paolo Roversi aveva appena nove anni quando la fotografia è entrata nella sua vita con una Ferrania Elioflex ricevuta in dono. Subito si è tuffato in una pratica sperimentale, in cui riversava sensazioni e stimoli prodotti dalla lettura. La poesia ha sempre plasmato il suo sguardo, insegnandogli il piacere dell’attenzione quasi ossessiva alle sfumature e alle soglie dell’immagine e della ricerca dell’essenza invisibile che abita i soggetti.
Battista Minguzzi, postino e fotografo dilettante, lo ha introdotto alla magia della camera oscura, mentre Nevio Natali lo ha aiutato ad apprendere e ottimizzare gli aspetti tecnici.
Nei primi anni di attività fotografica Roversi ha realizzato reportage, tra cui uno dedicato ai funerali di Ezra Pound a Venezia, finché un incontro fortuito con Peter Knapp lo ha condotto a Parigi nel 1973.
Dopo un periodo formativo nello studio londinese di Laurence Sackman, è tornato definitivamente nella capitale francese, iniziando a lavorare per riviste come Elle e Marie Claire.
Nel 1980, come abbiamo raccontato, la sua carriera è decollata.
Roversi ha collaborato con brand come COMME des GARÇONS, Dior, Guerlain, Armani, Chanel, Lancôme, e ha realizzato editoriali per riviste come Vogue Italia, W Magazine, Dazed, Harper’s Bazaar Italia, Luncheon, Egoïste – solo per citarne alcuni.
L’artista ricorda sempre che la costruzione della sua estetica deve molto allo sfavillio dei mosaici di Sant’Apollinare, San Vitale e Galla Placidia, e all’atmosfera rarefatta della sua città natale avvolta dalla nebbia.
Qualcosa in più sulla Galleria Paolo Roversi
Allestita dalla scenografa Ania Martchenko e con la progettazione illuminotecnica di Silvestrin & Associati, la Galleria Paolo Roversi si presenta come un viaggio nella mente dell’artista, dove colori, materiali e texture tratteggiano storie importanti quanto quelle raccontate dalla sua macchina fotografica. Attraversando un corridoio che ospita i ritratti di Kate Moss, Stella Tennant e Natalia Vodianova si arriva a un vestibolo. Da qui si accede al centro del labirinto, cioè la stanza dello Studio, che ospita le fondamenta della fotografia di Roversi: ritratti, moda, nature morte, frammenti illuminati dalla luce della sua torcia e ombre che inghiottono il resto.
Dalla stanza dello studio è possibile raggiungere sia l’Archivio, sia la stanza delle Muse, tra i cui tessuti appaiono Naomi Campbell, Golshifteh Farahani, Rihanna e la figlia Stella.
Nella Galleria, passando tra spazi chiari e oscuri, luoghi di luce o ombra, si scoprono le tante sfumature di Roversi: nudi lattiginosi, ritratti di moda che paiono emanare una fiamma opalescente, nature morte che sembrano prendere vita, surreali stanze vuote e doppie esposizioni.
La Galleria Paolo Roversi nasce dalla collaborazione tra il MAR – Museo d’Arte della Città di Ravenna, il Comune di Ravenna e una serie di professionisti internazionali e si inserisce nel percorso avviato con la mostra Paolo Roversi – Studio Luce, che il museo ha dedicato all’artista tra il 2020 e il 2021.
Galleria Paolo Roversi
- A cura di Chiara Bardelli Nonino
- MAR - Museo d’Arte della città di Ravenna, via di Roma, 13 – Ravenna
- mostra permanente
- mar-sab 9-18, dom e festivi 10-19. Lunedì chiuso
- ingresso compreso nel biglietto del museo (intero 8 euro, ridotto 6 euro)
- mar.ra.it
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