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Home CULTURA INTERVISTE

Sperimentazioni artistiche sui paesaggi nordici

Con un mix di tecniche ed evocazioni surrealiste Francisco Gonzalez Camacho rende il processo creativo più importante del soggetto fotografato.

Francesca Orsi di Francesca Orsi
9 Agosto 2026
in INTERVISTE
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Lost, dalla serie You can't enter the same river twice. © Francisco Gonzalez Camacho
Lost, dalla serie You can't enter the same river twice. © Francisco Gonzalez Camacho

Da quando Francisco Gonzalez Camacho si è trasferito in Finlandia, la natura nordica è diventata per lui un catalizzatore visivo e contemporaneamente un motivo di riflessione sull’immagine.
Dopo aver sperimentato diversi approcci, dalla documentazione più classica alla street photography, l’autore spagnolo ha intrapreso un iter che approfondisce le valenze artistiche della fotografia, intesa come linguaggio ma anche come oggetto materico.

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Da qui nasce la sua tensione verso la sperimentazione, la manipolazione, e l’alternanza tra digitale e analogico per interpretare la coesistenza tra contemporaneità e tradizione. Abbiamo intervistato Francisco, per farci raccontare il suo approccio al fotografico e, nello specifico, il suo ultimo lavoro You can’t enter the same river twice.

Schism, dalla serie You can't enter the same river twice. © Francisco Gonzalez Camacho
Schism, dalla serie You can't enter the same river twice. © Francisco Gonzalez Camacho

Qual è stato il tuo percorso con la fotografia?

Il mio rapporto con la fotografia risale all’infanzia, quando già mostravo interesse per la macchina fotografica a telemetro e la videocamera di mio padre, ma è stato solo a diciott’anni che ho avuto la mia prima fotocamera. Da allora, ho approfondito la mia formazione fotografica in diverse istituzioni e Università, sia nel mio Paese d’origine, la Spagna, che all’estero. Da quando ho iniziato a lavorare con la fotografia, ho esplorato una varietà di soggetti, formati di fotocamera e approcci tecnici, spaziando dal ritratto alla macrofotografia, dalla fotografia di strada alla fotografia documentaristica, per poi orientarmi maggiormente verso le belle arti attraverso l’esplorazione dei materiali artigianali e sviluppando un interesse per la stampa d’arte.

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Da quale riflessione nasce You can't enter the same river twice e perché questo titolo?

Sono state circostanze personali, in particolare la morte di un familiare, a farmi riflettere sul concetto di impermanenza e su come tutto nella vita sia in costante mutamento. Il titolo è un riferimento alle parole del filosofo greco Eraclito, ma vorrei precisare che questa prospettiva sul lavoro è emersa in un secondo momento rispetto alla sua fase iniziale. La maggior parte delle immagini risale alla fine del 2023, anno in cui mi trovavo presso la residenza per artisti ospiti dell’Arcipelago delle Åland in Finlandia, ma il progetto include anche scatti realizzati tra il 2024 e il 2025.

Kökar, dalla serie You can't enter the same river twice. © Francisco Gonzalez Camacho
Kökar, dalla serie You can't enter the same river twice. © Francisco Gonzalez Camacho

Il mio lavoro generalmente è intuitivo piuttosto che essere basato su una ricerca preliminare, quindi nella mia pratica, le idee di solito arrivano quando è già partita la fase di creazione. You can’t enter the same river twice non si è sviluppato completamente fino alla fine del 2025, quando ho iniziato il processo di editing. Considero sempre la realizzazione delle immagini e l’editing finale due fasi ben distinte e mi piace sperimentare attraverso l’uso di una varietà di tecniche e materiali di stampa a seconda del progetto specifico.

In You can't enter the same river twice, un concetto astratto come l’impermanenza viene elaborato da elementi della natura, perché?

Negli ultimi anni, la natura nordica è stata al centro del mio lavoro. Dopo essermi trasferito in Finlandia nel 2020, la vastità della natura mi ha spinto verso la fotografia di paesaggio, un genere che non avevo mai esplorato prima. Sono sempre stato incuriosito dai paesi nordici e trovo la loro natura e il loro approccio generale alla vita molto interessanti. L’emigrazione ha sicuramente avuto un impatto sul mio lavoro. 

Eckerö, dalla serie You can't enter the same river twice. © Francisco Gonzalez Camacho
Eckerö, dalla serie You can't enter the same river twice. © Francisco Gonzalez Camacho

Anche se la natura finlandese mi è sembrata davvero fonte di ispirazione e bellezza, in definitiva non cercavo il paesaggio in sé, ma piuttosto lo utilizzavo come riflesso dei processi interiori di dislocazione fisica e spirituale che provavo come immigrato, lavorando nello spazio intermedio tra paesaggi naturali e immaginari. Nella mia serie You can’t enter the same river twice, ho esplorato il concetto di impermanenza attraverso metafore fotografiche nel paesaggio. L’attenzione si è concentrata in particolare su quel breve momento prima della trasformazione stessa, quando il processo era ancora in fase di transizione verso un nuovo stato.

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Puoi approfondire come il concetto di paesaggio si è evoluto nei tuoi lavori?

Negli ultimi anni, ho sviluppato tre serie che esplorano il paesaggio da diverse prospettive: nel 2022, nella mia serie Elsewhere, ho esplorato il mio personale percorso di immigrato in Finlandia, utilizzando il paesaggio come strumento di catarsi emotiva ed esplorando i processi interiori di dislocazione fisica e spirituale di chi si allontana dal proprio Paese. Come dicevo prima, in questo caso, ho lavorato nello spazio intermedio tra paesaggi naturali e immaginari, intrecciando elementi di narrazione poetica, fotografia a infrarossi e riferimenti al pittorialismo. Il progetto riflette sulla profonda connessione materiale tra paesaggio e creazione di immagini attraverso un’esplorazione di tecniche di stampa tradizionali come l’incisione fotopolimerica e l’uso di carta giapponese fatta a mano.

Beneath, dalla serie You can't enter the same river twice. © Francisco Gonzalez Camacho
Beneath, dalla serie You can't enter the same river twice. © Francisco Gonzalez Camacho


Nel 2024, invece, durante una residenza a Reykjavík con il programma di residenza artistica SIM, ho realizzato la mia serie Reverting, fondendo fotografia e incisione, alla ricerca di modi alternativi di interagire con il paesaggio. Il lavoro riflette sulla profonda connessione materiale tra paesaggio e creazione di immagini, esplorando le problematiche ambientali e l’oggettivazione della natura in Islanda. Problemi come la gentrificazione, i rifiuti e il degrado ambientale, in gran parte causati dal turismo, infatti, mettono in discussione l’immagine idealizzata della bellezza naturale dell’Islanda. 

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Durante il mio soggiorno, ho fotografato luoghi naturali molto frequentati, che ho reinterpretato in combinazione con la produzione di carta riciclata fatta a mano a partire da materiali di scarto.
Nel 2025, infine, nella mia serie You can’t enter the same river twice, esploro il concetto di impermanenza, come dicevo prima, la futilità del divenire e il paesaggio come agente di trasformazione.

YN I23, dalla serie You can't enter the same river twice. © Francisco Gonzalez Camacho
YN I23, dalla serie You can't enter the same river twice. © Francisco Gonzalez Camacho

Come la tecnica di realizzazione delle tue immagini e la conseguente resa estetica ti aiutano a elaborare il loro valore concettuale?

Nel corso degli anni, dopo aver provato ogni tipo di macchina fotografica e formato, ho scoperto che il metodo ibrido di combinazione tra digitale e pellicola è l’approccio migliore. La flessibilità del digitale unita alla magia tattile e materica dell’analogico crea un ponte tra i due mondi, un ponte tra le tecniche di stampa tradizionali e la fotografia contemporanea. Utilizzo fotocamere digitali modificate per l’infrarosso, ma esploro anche tecniche come la stampa alla gelatina d’argento, la cianotipia, il fototrasferimento e l’emulsione liquida. Recentemente, mi sono concentrato maggiormente sull’incisione fotopolimerica, combinata con carta washi giapponese o con carte fatte a mano da me.

Il mio approccio consiste nell’utilizzare la fotografia come punto di partenza. Il paesaggio funge da modello, ma il processo stesso è ancora più importante del soggetto. L’uso dell’infrarosso come strumento mi permette di trascendere il soggetto e di addentrarmi in un territorio più astratto. Trovo che il suo aspetto drammatico e grafico sia molto adatto al mio stile fotografico e che mi permetta di colmare il divario verso il surreale in modo più efficace. Il mio interesse per un approccio tradizionale alla fotografia è sempre minore.

Reveal, dalla serie You can't enter the same river twice. © Francisco Gonzalez Camacho
Reveal, dalla serie You can't enter the same river twice. © Francisco Gonzalez Camacho

Non concepisco la fotografia come qualcosa di definitivo, ma piuttosto come un punto di partenza da sviluppare attraverso diversi livelli di sperimentazione fino a materializzarsi in un oggetto fisico, rendendo l’inquadratura parte integrante del processo. In questo processo, è quasi come se fossi solo un contenitore attraverso cui l’opera si dispiega. In questo senso, l’idea di flusso è molto presente: bisogna lasciarsi andare, vedere dove porta il processo e usare l’intuizione come guida, che ci dirà se funziona o meno.

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Ci puoi raccontare, tecnicamente, come hai prodotto Schism e Inception, e qual è il loro valore simbolico?

Entrambe le immagini sono state scattate nelle isole Åland, in Finlandia, con una fotocamera compatta modificata per l’infrarosso, nello specifico una Canon IXUS 162. Trovo che entrambe le opere rappresentino simbolicamente il concetto di transitorietà, che, in Schism, si manifesta nella frattura dei due alberi, creando una sorta di effetto domino, la tensione del crollo. Le forme si piegano, si rompono, emergono, si dissolvono, né intere né disfatte.
Inception è, invece, un autoritratto, un’immagine invertita di un’ombra proiettata su una roccia. La crepa accuratamente posizionata sulla figura rappresenta l’idea di cambiamento e metamorfosi costanti.

Inception, dalla serie You can't enter the same river twice. © Francisco Gonzalez Camacho
Inception, dalla serie You can't enter the same river twice. © Francisco Gonzalez Camacho

Il tuo immaginario sembra, in parte, attingere all’opera surrealista, ma anche alle tonalità pittorialiste, soprattutto nelle immagini più sfumate. Chi sono i tuoi riferimenti?

Sono molto attratto dalla fotografia giapponese e dal pittorialismo. Alcuni dei miei fotografi giapponesi preferiti sono Daido Moriyama, Masao Yamamoto, Shōmei Tōmatsu e Masahisa Fukase. Come fotografi pittorialisti, invece, le mie maggiori fonti di ispirazione sono Alfred Stieglitz, Edward Steichen e Josef Sudek.

Amo molto anche il lavoro di altri fotografi, come Edward Weston, Bill Brandt, Richard Avedon, Ansel Adams e Man Ray. Per quanto riguarda le influenze contemporanee, ammiro molto il lavoro di Albarran Cabrera, Jungjin Lee e del duo artistico formato da Claudio Pogo e Magdalena Wysocka.

Suspended, dalla serie You can't enter the same river twice. © Francisco Gonzalez Camacho
Källskär, dalla serie You can't enter the same river twice. © Francisco Gonzalez Camacho
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