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Home CULTURA INTERVISTE

Ma quale American West! Il cowboy è nato in Spagna

Manuel Naranjo Martell accende i riflettori sull’antica tradizione equestre spagnola che ha dato origine all’immaginario del cowboy del West Americano. Il suo libro si intitola "Saca 1504".

Francesca Orsi di Francesca Orsi
27 Luglio 2026
in INTERVISTE
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Saca 1504. © Manuel Naranjo Martell
Saca 1504. © Manuel Naranjo Martell

Film, letteratura e fotografia hanno fatto del West americano e dell’uomo a cavallo una leggenda. E se quell’uomo a cavallo, con il classico cappello e l’andatura da cowboy, avesse radici europee e nello specifico spagnole? Il fotografo Manuel Naranjo Martell, con un nuovo libro pubblicato da Editorial RM, Saca 1504, ci porta indietro nel tempo, alla tradizione primigenia che ha fatto nascere personaggi come John Wayne, raccontandoci, da dentro, cosa vuol dire essere uno yegüerizo.
Abbiamo intervistato Manuel per farci raccontare il suo progetto e la sua esperienza sul campo.

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Che cosa racconta Saca 1504?

Saca 1504 racconta la storia di un rito ancestrale che sopravvive ancora nel Parco Nazionale di Doñana, a Huelva, in Spagna, una vasta zona paludosa dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Ogni anno, gli yegüerizos – i tradizionali cavalieri di Doñana – provenienti da Almonte radunano le cavalle e i puledri di Marismeña che hanno vissuto nelle paludi, conducendoli attraverso El Rocío e poi ad Almonte.

Saca 1504. © Manuel Naranjo Martell
Saca 1504. © Manuel Naranjo Martell

Il titolo deriva dall’ordinanza del 1504, emanata dal Duca di Medina Sidonia, che regolamentò ufficialmente questa pratica e diede un nome alla figura dello yegüerizo. ‘Saca’ si riferisce all’atto di portare le cavalle fuori dalla palude; ‘1504’ àncora l’opera al tempo storico. Nel suo insieme, il titolo apre un viaggio più ampio: da un rituale vissuto nel sud della Spagna alla memoria atlantica del cavallo in America. Il progetto considera e racconta di queste cavalle e questi cavalieri come una delle radici profonde delle culture equestri delle Americhe.

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Quando e come ti sei avvicinato a questo mondo?

Fu alle prime luci dell’alba del 26 giugno 2016 che, dopo che qualcuno mi aveva suggerito di scoprire e fotografare questa tradizione, decisi di recarmi a El Rocío per vederla di persona. Fin dal primo istante in cui misi piede sulle sabbie di questa terra della Virgen del Rocío, provai più di una semplice fascinazione: fui profondamente commosso. Negli anni, non solo ho continuato a fotografare questa tradizione, ma ho anche iniziato a studiarne la storia, la sua stratificazione e il contesto sociale. Fu lì, tra il legame con gli yegüerizos e con le loro famiglie e il peso storico del rito stesso, che rimasi veramente affascinato.

Saca 1504. © Manuel Naranjo Martell
Saca 1504. © Manuel Naranjo Martell

Chi è il soggetto del tuo libro?

Penso che sia il triangolo che si crea tra tre elementi: la figura dello yegüerizo, le cavalle, i cavalli e i puledri, e la dimensione storica forgiata dall’unione tra lo yegüerizo e gli animali. Poche figure vantano una storia più profonda di quella dello yegüerizo, le cui origini risalgono all’epoca di Al-Andalus e persino a un passato ancora più remoto. 

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È una figura rimasta nascosta sotto il velo polveroso del tempo, in un certo senso isolata, proprio come la Doñana stessa è rimasta isolata dal resto del mondo. Lo yegüerizo e le sue cavalle rappresentano la radice della cultura equestre americana, e anche della sua cultura dell’allevamento bovino. Pertanto, era doveroso porli al centro di Saca 1504.

Saca 1504. © Manuel Naranjo Martell
Saca 1504. © Manuel Naranjo Martell

I cavalieri della Saca de las Yeguas de Doñana sono gli antenati dei cowboy americani. Dal punto di vista dell’immaginario, cosa differenzia queste due figure?

Gli yegüerizos sono una figura centrale nell’intera tradizione equestre americana: i metodi di lavoro con cavalli e bovini, le forme di equitazione, l’abbigliamento e persino gran parte del linguaggio usato dai cowboy affondano le proprie radici nella figura di questo cavaliere delle paludi. Dalla terra di Doñana proviene anche la razza bovina mostrenca, antenata del Longhorn americano.
È in America che questa tradizione e questa cultura diventano universali, soprattutto grazie al cinema. A El Rocío si sente spesso dire: ‘È proprio come il selvaggio West americano’.

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In un certo senso l’affermazione è corretta, ma l’ordine degli eventi è sbagliato. È il selvaggio West americano a essere stato plasmato dagli spagnoli che salparono da queste terre, e anche dall’Estremadura, verso il Nuovo Mondo, ricreando sull’altra sponda dell’Atlantico insediamenti che riecheggiavano luoghi come El Rocío. Ci sono innumerevoli somiglianze tra le due figure e, onestamente, meno differenze di quanto si potrebbe inizialmente immaginare.

Saca 1504. © Manuel Naranjo Martell
Saca 1504. © Manuel Naranjo Martell

Il tuo libro ha una resa molto cinematografica, fin dalla sequenza d’apertura degli uccelli in volo. Si capisce che avevi l’esplicita intenzione di seguire un movimento, spesso quello dei cavalli, ma anche la stessa vita degli yegüerizos…

Sì. Ho sempre percepito il progetto come un movimento. La Saca non è una cerimonia statica. È un viaggio: dall’interno di Doñana a El Rocío, da El Rocío ad Almonte, e poi di nuovo alla palude. Il libro doveva respirare in questo modo. Non mi interessava realizzare un catalogo di belle immagini. Volevo costruire un percorso visivo e contribuire all’iconografia dello yegüerizo nello stesso modo in cui, per tanto tempo, è stata costruita l’iconografia del cowboy, del gaucho e degli altri cavalieri.

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La sequenza iniziale degli uccelli è importante perché immerge il lettore nell’aria di Doñana. Cavalle e uomini si muovono tutti nello stesso territorio, ma a velocità diverse e su strati diversi.
Gli uccelli annunciano un mondo governato dalla migrazione, dall’istinto e dall’orientamento. Poi compaiono i cavalli, e il ritmo diventa più fisico, più terreno. Più tardi, entrano in scena i cavalieri, coloro che sanno leggere e guidare quel movimento.

Saca 1504. © Manuel Naranjo Martell
Saca 1504. © Manuel Naranjo Martell

Il cinema ha influenzato il mio modo di vedere, ma qui la qualità cinematografica deriva principalmente dall’esperienza stessa. Tutto è sequenza: l’alba, la polvere, il raduno della mandria, l’attraversamento, la pausa, l’ingresso in città, la stanchezza, il ritorno. Volevo che il lettore avesse la sensazione di non guardare fotografie isolate, ma di muoversi attraverso un unico, lungo respiro.

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Avendo lavorato su questo progetto per quasi dieci anni, avrai avuto modo di addentrarti nelle vite degli yegüerizos e dei cavalli, di conoscerli profondamente. Ci racconti di qualcuno di loro?

Senza dubbio, dopo dieci anni di lavoro, ciò che più apprezzo – oltre alle immagini che ancora brillano nella mia anima di quelle albe a Doñana, di quelle notti sotto le stelle con il lontano nitrito dei cavalli – è il modo in cui questi yegüerizos mi hanno aperto le porte delle loro case e mi hanno fatto sentire parte delle loro famiglie. 

Saca 1504. © Manuel Naranjo Martell
Saca 1504. © Manuel Naranjo Martell
Saca 1504. © Manuel Naranjo Martell

Questo lavoro ha sfumato da tempo il confine che separa la professione dalla devozione. È diventato una cosa sola: una passione. In questo progetto, mi concentro in particolare sulla famiglia di José Franco, detto ‘El Fontanero’, e anche su quella di Francisco Paula. Ma questo lavoro è per e grazie a tutti gli yegüerizos che mantengono viva questa tradizione.

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Concentrarmi su una sola figura sarebbe meraviglioso, perché ci sono molte persone che ora sento parte della mia famiglia. Ma escludere gli altri mi farebbe altrettanto male, perché anche loro fanno parte di questa famiglia. Mi hanno dato una casa in cui dormire, si sono presi cura di me come se fossi uno di loro. Non è frequente che un progetto si concluda con un legame così forte. Questo è stato il dono più grande.

Saca 1504. © Manuel Naranjo Martell
Saca 1504. © Manuel Naranjo Martell

I fotografi che hanno raccontato il West americano ti sono serviti come riferimento per questo progetto o i tuoi riferimenti sono stati altri?

È impossibile evitare tutta l’iconografia che abbiamo ereditato dal West americano. John Ford è, naturalmente, un pilastro indiscutibile per me, così come Sergio Leone. Da un altro punto di vista, ci sono figure che hanno ritratto il mondo rurale come nessun altro e che sono state per me dei maestri: Larry Towell e i suoi mennoniti, Cristina García Rodero, Josef Koudelka, Graciela Iturbide, Sergio Larrain, Bruce Davidson e il grande Ramón Masats. Tutti loro, in qualche modo, fanno parte della mappa emotiva che ha plasmato la mia visione di questo territorio, così come Gustavo Santaolalla e la sua musica, e anche Juan Villa, scrittore e autore dell’introduzione del libro.

Saca 1504. © Manuel Naranjo Martell
Saca 1504. © Manuel Naranjo Martell
Saca 1504. © Manuel Naranjo Martell
Saca 1504. © Manuel Naranjo Martell
Copertina Saca 1504 di Manuel Naranjo Martell

Titolo Saca 1504
Fotografie di Manuel Naranjo Martell
Design di Underbau
Formato 24x32cm
Pagine 160
Immagini 134
Prezzo 50 euro
Lingua inglese e spagnolo
Editore Editorial RM
Data pubblicazione 2026
ISBN 978-84-10290-66-2

editorialrm.com
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