Gli ultimi mesi hanno visto i produttori di smartphone cinesi sfidarsi su un campo inedito, quello dei kit fotografici con teleconverter fisici da posizionare davanti al modulo fotografico tele dello smartphone. Le prime proposte hanno visto aggiuntivi ottici in grado di allungare la focale equivalente fino a 200/230mm, portando gli smartphone in un terreno prima riservato alle macchine fotografiche.
La sfida sulle lunghe focali ha poi visto un’interessante mossa da parte di Oppo, che sul suo Find X9 Ultra è riuscita a integrare un modulo 10x (con focale equivalente di circa 230mm) direttamente a bordo, senza la necessità di un accessorio esterno. Vivo ha risposto con il suo X300 Ultra, che ha a bordo obiettivi meno spinti sul fronte tele, ma che spicca per scelte inusuali sul fronte delle focali e per la possibilità di montare un teleconverter da ben 400mm.
Per il nuovo Vivo X300 Ultra, il marchio cinese ha scelto una caratterizzazione ancor più ‘fotografica’, puntando sulla scelta di focali particolarmente apprezzate dagli appassionati nel corso della storia della fotografia. Ecco quindi che troviamo, accanto al modulo ultra grandangolare da 14mm e 50 megapixel, ben due fotocamere con sensore da 200 megapixel e ottiche con focale equivalente di 35mm e 85mm. Tutte le fotocamere sono state sviluppate in collaborazione con Zeiss.
Vivo X300 Ultra: le fotocamere al posteriore restano tre
Rispetto al modello Pro, il nuovo X300 guadagna l’appellativo Ultra soprattutto per l’aggiornamento della fotocamera principale, che passa da 50 a 200 megapixel e vede l’utilizzo di un sensore più di diagonale maggiore, ma non è da trascurare anche il netto miglioramento avvenuto sul modulo ultra grandangolare, che guadagna un sensore Sony LYT-818 in formato 1/1,28″ da 50 megapixel, ben più grande di quello di pari risoluzione da 1/2,76″ che troviamo sul modello Pro.
Si tratta di una scelta quasi obbligata, visto che la focale a cui tutti ormai sono abituati, circa 24mm equivalenti, deve essere coperta dal Vivo X300 Ultra sfruttando la fotocamera ultra grandangolare: il suo modulo standard parte infatti, come detto, da 35mm.
Sebbene esteticamente l’isola posteriore che ospita le fotocamere mostri 4 ampi circoli, solo tre di essi sono dotati di un’ottica, mentre sotto il quarto probabilmente si nasconde il modulo di messa a fuoco laser. L’occhio più attento, in realtà, può scorgere un’altra piccola ottica nella parte inferiore: è quella della fotocamera multispettrale a 12 canali e 5 megapixel di risoluzione, deputata all’analisi cromatica della scena.
Proprio la resa dei colori, infatti, è al centro della collaborazione tra Vivo e Zeiss con dei profili di scatto marchiati dal produttore tedesco e, come visto anche sui modelli del passato, la possibilità di simulare lo sfocato di alcune storiche ottiche con il bollino blu.
Specifiche tecniche da top di gamma
Rispetto alla versione Pro, che sfrutta un SoC MediaTek Dimensity 9500, sul Vivo X300 Ultra troviamo la piattaforma Qualcomm di maggiore pregio, caratterizzata dal processore Snapdragon 8 Elite Gen 5. A bordo non manca la memoria, con 16GB di RAM e 1TB di spazio di archiviazione: a quest’ultimo il sistema operativo può ‘rubare’ 16GB per espandere in modo dinamico la RAM, anche grazie al fatto di utilizzare la tecnologia UFS 4.1. Per fornire energia all’hardware troviamo una batteria da 6600mAh, con supporto alla ricarica rapida cablata FlashCahrge a 100W (40W in modalità wireless).
Il display adotta un pannello Amoled da 6,82″ (Samsung Q10), caratterizzato da una frequenza di aggiornamento fino a 144Hz e con un sensore di impronte digitali a ultrasuoni posizionato sotto lo schermo. Il display è calibrato sfruttando la tecnologia Zeiss Master Color, copre lo spazio colore DCI-P3, offre supporto Dolby Vision e HDR10+ e Vivo dichiara un picco di luminanza di 4.500nit. Il display offre risoluzione pari a 3.168×1.440 pixel.
Rispetto al modello X300 Pro, che offre un display da 6,78″, abbiamo un aumento delle dimensioni generali, anche sul fronte dello spessore, pari a 8,19mm nella versione nera che abbiamo avuto in prova. Anche l’isola delle fotocamere risulta più sporgente, portando lo smartphone a superare in quel punto i 14mm di spessore. Il peso della versione nera si attesta a 232 grammi. La versione verde è leggermente più pesante e spessa. Tra le specifiche interessanti troviamo le certificazioni IP68/IP69 contro polvere e acqua, che garantiscono la resistenza all’immersione, ma anche ai getti d’acqua in pressione.
A livello software il sistema operativo OriginOS 6, basato su Android 16, offre un’interfaccia molto pulita e reattiva, con la possibilità di gestire l’Home Screen in modo flessibile ridimensionando le cartelle. Rispetto ad altri concorrenti, Vivo punta molto sull’essenzialità. Anche l’intelligenza artificiale è limitata agli ambiti in cui è veramente utile: le trascrizioni delle registrazioni vocali (con la possibilità di titolazione automatica in base al contenuto) e la modifica delle foto.
Vivo X300 Ultra punta sulle focali classiche
I moderni smartphone ci hanno abituato a considerare standard le focali di 23/24mm, quelle che generalmente sono offerte dalle fotocamere principali: Vivo invece ha fatto la scelta di indirizzarsi al pubblico che ben conosce la fotografia e che probabilmente ha l’occhio ben allenato su alcune focali classiche. Ecco che, quindi, accanto all’ultra grandangolare da 14mm, la focale equivalente della fotocamera principale è pari a 35mm e quella della fotocamera tele pari a 85mm. Come già accennato, questo porta a dover coprire la focale tipica delle fotocamere principali da smartphone con il modulo ultra grandangolare, costringendo i tecnici a sceglierne uno di maggiore qualità rispetto al solito. Vediamo quindi come si comportano.
| Vivo X300 Ultra — Comparto fotografico | |
|---|---|
| Partner fotografico | Zeiss |
| Fotocamera principale | |
| Risoluzione | 200MP |
| Sensore | Sony LYT-901 |
| Dimensione sensore | 1/1,12″ |
| Focale equivalente | 35mm |
| Apertura | f/1,85 |
| Stabilizzazione | OIS CIPA 6,5 |
| Fotocamera ultra grandangolare | |
| Risoluzione | 50MP |
| Sensore | Sony LYT-818 |
| Dimensione sensore | 1/1,28″ |
| Focale equivalente | 14mm |
| Apertura | f/2,0 |
| Stabilizzazione | OIS CIPA 6,0 |
| Teleobiettivo periscopico | |
| Risoluzione | 200MP |
| Sensore | Samsung HP0 |
| Dimensione sensore | 1/1,4″ |
| Focale equivalente | 85mm |
| Zoom ottico | 3,7x |
| Apertura | f/2,67 |
| Stabilizzazione | OIS CIPA 7,0 |
| Fotocamera frontale | |
| Risoluzione | 50MP |
| Autofocus | Sì |
| Video | 4K60p |
| Video e funzioni avanzate | |
| Registrazione video | 8K, 4K120p, 10-bit Log, Dolby Vision |
| Funzioni professionali | Pro Video Mode, LUT realtime, tracking AF 60fps, workflow ACES |
| Teleconverter opzionali | 200mm equivalente / 400mm equivalente |
Un modulo ultra grandangolare di qualità
Salta subito all’occhio come il modulo ultra grandangolare sia dotato di un sensore che generalmente è sfruttato per le fotocamere principali, il Sony LYT-818. Questo sensore da 50 in formato 1/1,28″ è grande il doppio rispetto al Samsung JN5 da 1/2,76″ che spesso troviamo sulla focale più ampia utilizzata, anche, nei top di gamma. Inoltre troviamo un’ottica con apertura f/2. Grazie a queste caratteristiche, la fotocamera ultra grandangolare è ancora meno distante in termini di resa fotografica dagli altri moduli, sia in condizioni di buona luce, sia quando essa comincia a scarseggiare.
Questo modulo è perfettamente omogeneo agli altri anche sul fronte video, essendo in grado di registrare sia il formato 8K a 30fps, sia il 4K a 120 fps con profilo Log.
Fotocamera principale da 35mm
Il modulo principale si affida al collaudato sensore Sony LYT-901 in formato 1/1,12″ e accreditato di ben 200 megapixel di risoluzione. Grazie all’elevata risoluzione, questo sensore permette di scattare mantenendo 50 megapixel o la tecnologia pixel binning anche a 2x di zoom digitale, con focale equivalente di 70mm. Teoricamente potrebbe spingersi anche più in là senza sfruttare l’interpolazione, con il semplice ritaglio, ma andando a ricadere nelle competenze del modulo tele, anch’esso da 200 megapixel.
Grazie all’ottica sufficientemente luminosa, con apertura f/1,85, la fotocamera principale si trova a suo agio anche in condizioni di scarsa illuminazione, consentendo al fotografo di sfruttare senza grossi problemi anche la risoluzione massima. Nella maggioranza dei casi resta comunque consigliabile scegliere la risoluzione da 50 megapixel, che sfrutta il pixel binning per massimizzare la gamma dinamica e che permette anche di recuperare un po’ della morbidezza che l’ottica mostra quando si scatta a risoluzione piena.
Fotocamera tele da 85mm
L’appellativo Ultra è chiaro quando si passa ad analizzare il modulo tele. Spesso, infatti, anche sui top di gamma una sola delle fotocamere consente di scattare alla risoluzione massima di 200MP, qui invece anche il modulo tele offre un sensore in grado di assicurare la stessa risoluzione massima di quello principale. In particolare troviamo un Samsung HP0 in formato da 1/1,4″: si dovrebbe trattare di una versione personalizzata dei sensori della serie HPx del produttore coreano, probabilmente con specifiche pensate per adattarsi meglio al cambio di focale adottato dal Vivo X300 Ultra rispetto alla concorrenza. Come già visto sui sensori simili, il modulo è equipaggiato con un’ottica con apertura f/2,67.
Seguendo lo stesso concetto dell’altro sensore, anche in questo caso possiamo sfruttare uno zoom digitale 2x (170mm di focale equivalente) continuando ad avere a disposizione una risoluzione di 50 megapixel o sfruttando il pixel binning. Probabilmente attingendo alla tecnologia di interpolazione, la risoluzione di 50 megapixel è resa disponibile anche alla focale equivalente di 230mm, che nell’interfaccia è quella indicata come la più lunga. Rinunciando a un po’ di risoluzione si può, però, allungare ancora: con 12,5 megapixel fino a 345mm e poi ancora fino a 460mm, 690mm e addirittura 1.150mm accettando un progressivo calo della qualità dettato dall’interpolazione sempre più avanzata.
Un'interfaccia personalizzabile
L’interfaccia dell’app Camera è adattabile alle esigenze degli utenti. Solo i pannelli Foto e Video non sono eliminabili, mentre tutti gli altri possono essere tolti e aggiunti pescando dal pannello ‘Altro’, personalizzando anche l’ordine di apparizione. Fanno eccezione la modalità subacquea e Video Pro, che non possono uscire dal pannello ‘Altro’. Video Pro è raggiungibile anche dal pannello video, con un apposito pulsante posizionato di fianco al comando di avvio della registrazione.
In generale l’interfaccia è molto razionale e permette ai fotografi di trovarsi subito a proprio agio. Un paio di esempi su tutti. La modalità di scatto ad alta risoluzione non ha un pannello specifico, ma è attivabile tramite un’icona nelle modalità che la supportano: cliccando su essa è possibile scegliere direttamente la risoluzione che si desidera utilizzare. Naturalmente selezionando 200 megapixel le opzioni di scatto si riducono alle focali di 35mm e 85mm, mentre coi 50 megapixel è possibile andare da 14 a 230mm senza soluzione di continuità. È decisamente interessante anche l’opzione da 25 megapixel: generalmente sugli smartphone con questi sensori, quando si disattiva la modalità ad alta risoluzione da 50/200 megapixel si scende obbligatoriamente a 12,5 megapixel, che per alcuni utilizzi potrebbero essere pochi. L’opzione da 25 rappresenta dunque una via di mezzo che può risultare comoda in molti scenari.
Nell’interfaccia è possibile scegliere se visualizzare lo zoom in termini di moltiplicazione rispetto alla fotocamera principale o – scelta molto più comoda per chi conosce la fotografia – in termini di focale equivalente.
Tra le funzioni di stampo fotografico, troviamo anche la possibilità di scattare in RAW+JPEG. Un concorrente come Oppo Find X9 Ultra – per fare un esempio sulla stessa fascia – obbliga a scegliere uno dei due formati, mentre per chi arriva da una macchina fotografica spesso è d’abitudine utilizzarli contemporaneamente, per avere un JPEG pronto all’uso ed eventualmente il RAW per il successivo sviluppo.
Come abbiamo già visto anche su altri modelli, anche utilizzando i sensori da 200 megapixel il RAW ad alta risoluzione si ferma a 50 megapixel. Questo è anche un indizio del fatto che i file RAW sono molto meno grezzi di quelli in uscita dal sensore di una fotocamera, passando comunque per una fase preliminare di elaborazione. Inoltre l’opzione RAW viene offerta anche a 50 megapixel sfruttando lo zoom digitale fino a 230mm. In quel caso il file JPEG ha tale risoluzione e focale equivalente, mentre il RAW è quello ripreso – sempre a 50 megapixel – dalla focale base di 85mm.
C'è un grosso problema coi RAW
Analizzando i RAW ci siamo accorti di un grosso problema, che non viene segnalato dall’interfaccia. Se, infatti, quando si seleziona lo scatto RAW un apposito pop-up informa che la risoluzione massima è “fino a 50 megapixel”, non c’è altrettanto chiara indicazione che informi gli utenti che superati i 400 ISO sulle fotocamere da 14mm e 35mm e i 500 ISO sulla fotocamera tele, anche scattando in alta risoluzione, vengono salvati file .dng da 4.080×3.072, ossia 12,5 megapixel. È un’esperienza frustrante da scoprire a posteriori, soprattutto quando, sulle prime, non ci si riesce a capacitare del fatto che, nonostante si fosse convinti di aver scattato in alta risoluzione, ci si ritrova con file a soli 12,5 megapixel. I JPEG, invece, effettivamente vengono salvati a 50 megapixel a tutte le sensibilità.
Il motivo del passaggio alla bassa risoluzione è probabilmente da imputare al fatto che, per contenere il rumore su sensori così densi di pixel sia necessario un lavoro dedicato da parte del processore d’immagine dello smartphone e che le foto RAW a sensibilità superiori a quelle limite possano risultare difficilmente sviluppabili con i software generalmente dedicati alle fotocamere, necessitando prima di un ‘passaggio’ di riduzione del rumore, anche sfruttando il pixel binnig. Ci può stare, ma è imperdonabile non informarne gli utenti in modo chiaro. Dire che gli scatti RAW possono arrivare “fino a 50 megapixel” senza indicare che sopra una certa sensibilità saranno invece sempre a bassa risoluzione suona come un claim di marketing, più che come una reale informazione. Per uno smartphone che dichiara una forte vocazione fotografica, si tratta di uno scivolone che molti potrebbero non digerire.
È un peccato, perché i file RAW a 50 megapixel possono essere sviluppati per ottenere immagini più naturali di quelle in uscita dallo smartphone, che agli occhi di chi è abituato ai file delle fotocamere potrebbero risultare eccessivamente manipolate. I file ridimensionati a 12,5 megapixel danno invece meno spazio di manovra e soprattutto portano con sé parte dell’elaborazione fatta a bordo dello smartphone, non permettendo di aggiustare la naturalezza delle foto.
Vivo X300 Ultra vuole essere, anche, una cinepresa
Il comparto fotografico viene sfruttando profondamente dal Vivo X300 Ultra anche sul fronte video, ambito in cui lo smartphone si candida come dispositivo all-in-one per i content creator. Nell’interfaccia troviamo un pannello denominato Video e uno Video Pro, sebbene anche nel primo troviamo strumenti avanzati come la possibilità di registrare con il profilo Log con real time LUT, a scelta tra la Rec.709 di default oppure quelle personalizzate che possono essere caricate in formato .cube, potendo così attingere anche all’ampio catalogo di look up table disponibili online. Tutte le LUT possono essere sia applicate in tempo reale in fase di ripresa, per avere un’idea del risultato finale, sia utilizzate in post produzione. Come è giusto che sia, applicando la LUT in tempo reale in fase di registrazione, nella galleria ci si ritrova con il file Log grezzo a basso contrasto, lasciando così la libertà di effettuare le operazioni di color grading in post produzione. Per ottenere l’effetto visto a schermo in anteprima, va selezionata la stessa LUT in fase di sviluppo, ma avendo anche la libertà di cambiare profilo.
Rispetto a molti altri smartphone, che vedono differenze nel supporto ai formati di registrazione tra i diversi moduli, nel caso del Vivo X300 Ultra questo è omogeneo e non si rischia di iniziare un progetto con una certa coppia di risoluzione e frame rate e trovarsi poi con valori diversi al cambio della focale equivalente.
Tutte le fotocamere posteriori supportano la registrazione 8K a 30fps e 4K fino a 120fps. Nel caso del 4K è possibile utilizzare il formato Log, a cui invece è necessario rinunciare nel passaggio alla risoluzione superiore. La fotocamera anteriore si ferma al 4K a 60pfs e non offre supporto Log.
Per avere il massimo controllo durante la registrazione dei filmati esiste la modalità video Pro, che offre un’interfaccia molto simile a quella delle videocamere; mostra tutti i parametri di ripresa e permette il controllo delle varie funzioni senza dover passare dal menu. Con il tasto Disp, esattamente come avviene sulle fotocamere, è possibile mostrare o nascondere i parametri, lasciando nel secondo caso lo schermo libero da dati in sovraimpressione. L’interfaccia Pro riporta anche l’istogramma o la forma d’onda, risultando molto utile nel caso dell’utilizzo del formato Log per ottenere una corretta esposizione. Tra gli strumenti a portata di mano tramite scorciatoia troviamo poi il focus peaking, la visualizzazione zebra e quella in falsi colori. Non mancano nemmeno i livelli audio, con indicazione del clipping. Per chi arriva dalle fotocamere, troviamo infine la possibilità di selezionare il tipo di lettura esposimetrica tra spot, pesata al centro e media su tutta l’immagine.
Tra le opzioni video troviamo anche quelle relative al codec, con la possibilità di utilizzare l’APV quando si registra in modalità Log e di selezionare il bit rate (tra 72 e 120 Mbps).
400mm sono tanti
Chi è avvezzo alla fotografia coi teleobiettivi lo sa bene: non sempre più lungo è meglio. A qualcuno è capitato di presentarsi in un palazzetto, a teatro o a bordo pista con un super tele e poi scoprire che l’inquadratura era troppo stretta. Ecco, i 400mm messi a disposizione dal teleconverter ricadono spesso in questa situazione. Rispetto ai 200mm offerti dall’aggiuntivo ottico 2,35x che abbiamo incontrato sul Vivo X300 Pro, i 400mm di questo 4,7x sono ben più difficili da utilizzare. Una nota importante: volendo, il modello Ultra risulta compatibile anche con il precedente aggiuntivo ottico che porta la focale equivalente a 200mm, in quanto l’innesto è lo stesso.
Ci sono voluti diversi scatti per riuscire a riprendere questo airone in attesa di procurarsi il pasto mattutino. La stabilizzazione è decisamente efficace, ma l’ergonomia è molto diversa da quella di una fotocamera con un teleobiettivo di pari focale, per cui mantenere l’inquadratura fissa sul soggetto non è sempre un’impresa semplice.
Gli spazi aperti sono il campo di utilizzo dell’aggiuntivo ottico da 400mm presentato con il Vivo X300 Ultra: una palazzetto dello sport è già uno spazio troppo angusto e spesso anche troppo buio per la luce che riesce a catturare un’ottica con un angolo di campo così stretto. Provare a portare a casa qualche scatto dagli spalti di una partita di pallavolo giovanile in una palestra poco illuminata è un’impresa ardua e le foto passabili si contano sulle dita di una mano.
Quando ci si sposta all’aperto il teleconverter diventa invece molto più godibile, permettendo scatti prima impossibili con uno smartphone e con una resa realmente ‘fotografica’, lontana da quella delle simulazioni digitali del bokeh. Certo, già solo sfruttando la risoluzione del sensore è possibile scattare con una focale equivalente di 230mm con questo Vivo X300 Ultra, ma a livello di sfocato, di stacco del soggetto e di compressione dei piani, l’utilizzo del moltiplicatore cambia nettamente le cose.
400mm di focale equivalente non sono nemmeno semplicissimi da utilizzare per i ritratti. Da un lato il teleconverter sposta a diversi metri la distanza minima di messa a fuoco del modulo tele, che già di suo non brilla per capacità macro (quando ci si avvicina ai soggetti, infatti, per la modalità macro interviene la fotocamera principale, sfruttando lo zoom digitale). I risultati sono poi decisamente interessanti, ma a livello di facilità di utilizzo, l’aggiuntivo ottico da 200mm risulta più efficace.
Come già visto nella recensione della versione Pro, anche il Vivo X300 Ultra dimostra di avere una marcia in più rispetto alla concorrenza targata Oppo nell’utilizzo del teleconverter: quest’ultimo è infatti sfruttabile in tutte le modalità di scatto, semplicemente attivando la funzione tramite un’icona. Sugli Oppo Find X9, invece per l’uso dell’ottica aggiuntiva c’è solo una modalità dedicata. L’X300 Ultra invece permette di sfruttare il teleconverter anche scattando a 200 megapixel e soprattutto anche in modalità Pro, con comandi manuali e con la possibilità di registrare in RAW+JPEG.
Photography Kit con custodia e impugnatura
A livello ergonomico l’aggiunta del teleobiettivo porta a uno squilibrio molto pronunciato dello smartphone, solo in parte mitigato dall’installazione dell’impugnatura. Quest’ultima fa parte del kit e aggiunge comandi fisici per messa a fuoco e scatto (con il pulsante a doppia corsa), zoom (con un bilanciere concentrico al pulsanti di scatto), avvio diretto registrazione video e una funzione a scelta. Inoltre troviamo anche una ghiera, che di default è assegnata alla gestione della compensazione dell’esposizione. La selezione delle focali può essere in continuo o a salti, passando in pratica direttamente da un modulo all’altro.
L’impugnatura integra anche una batteria da 2.300mAh che può intervenire per aumentare l’autonomia dello smartphone. Sotto la bugnatura per la mano destra trova spazio anche una presa filettata per l’installazione su treppiedi e supporti, ma il fatto di trovarsi molto fuori asse (sul lato opposto rispetto all’isola che ospita le fotocamere), non ne rende molto comodo l’utilizzo, se non con staffe che permettano una migliore centratura. Inoltre con il teleobiettivo installato lo smartphone risulta talmente squilibrato da ribaltarsi se si utilizza un comune treppiedi da tavolo. Un supporto ad anello con piedino da installare sul barilotto del teleconverter in questo caso potrebbe risultare più efficace.
Anche il prezzo è ultra
Lo abbiamo già detto parlando delle versioni Pro dei più recenti cameraphone: l’aggiunta di funzioni progettate per avvicinarli sempre di più alle fotocamere ne fa lievitare il prezzo, spesso ben oltre quello delle stesse macchine fotografiche con cui vogliono confrontarsi.
L’assunto è ancora più vero per questo Vivo X300 Ultra, che si presenta sul mercato con un prezzo di listino di ben 1.999,00 euro. Se poi si vuole il kit fotografico con teleconvertitore per arrivare a 400mm di focale equivalente bisogna essere disposti a sborsare 2.399,00 euro.
A quel prezzo è possibile acquistare una mirrorless full frame con un’ottica di qualità, oppure puntare su una fotocamera APS-C con un discreto numero di obiettivi a corredo.
Il prezzo di vendita di uno smartphone come Vivo X300 Ultra è certamente poco digeribile per il mercato italiano, ma sarebbe troppo facile etichettarlo come sbagliato. Chi ha viaggiato in Asia, in particolare in Cina, si è sicuramente reso conto dell’ossessione della popolazione, soprattutto giovanile, nella creazione di contenuti, siano essi foto o video. In un mercato del genere, con una minore storicità di prodotti come le fotocamere, i cameraphone top di gamma hanno probabilmente molto più senso, anche perché vengono proposti a prezzi che al cambio sono molto più convenienti. Ne è testimone il fatto che sul mercato cinese gli smartphone Ultra esistono da diverse generazioni e solo negli ultimi mesi sono sbarcati su quelli globali e in particolare sul mercato europeo. L’idea che ci siamo fatti è che per il nostro mercato questi Ultra siano una sorta di ‘dimostratori tecnologici’, più che veri prodotti da volumi, un modo per dare lustro al marchio e poi puntare per le vendite sugli smartphone dal prezzo più accessibile, magari adornandoli di qualcuna delle funzioni rubate ai top di gamma.
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