San Francisco (Stati Uniti)
Dal 10 settembre al 24 ottobre 2026
Quando nel 1967 John Szarkowski, direttore del Dipartimento di fotografia del MoMA di New York, inaugurò la mostra New Documents, i tre autori esposti erano dei giovincelli, fotograficamente parlando. Si trattava nientepopodimeno che di Diane Arbus, Lee Friedlander e Garry Winogrand, che presto sarebbero entrati a pieno titolo nella storia della fotografia e dell’arte del XX secolo. Quella specifica mostra, nel tempo, avrebbe decretato la rottura con la tradizione documentarista degli anni Trenta e Quaranta, quella tradizione contenuta in un’altra storica mostra esposta al MoMA nel 1955, a cura di Edward Steichen: The Family of Man, mostra attraverso la quale veniva celebrata “l’universalità dell’esperienza umana”.
“I fotografi della prima metà del ’900”, scriveva Szarkowski nel suo testo introduttivo alla mostra New Documents, “speravano che attraverso le loro immagini avrebbero chiarito cosa non andava nel mondo, persuadendo le persone ad agire per cambiare le cose”. Con Arbus, Friedlander e Winogrand si assistette, invece, a un cambio di prospettiva: i fotografi della loro generazione non si rapportavano più al mondo per “riformarlo”, ma per conoscerlo e comprenderlo, profondamente e personalmente, includendone anche gli orrori. Le letture personali dei tre fecero poi la storia della fotografia.
Alla Fraenkel Gallery di San Francisco è in corso una nuova e inedita mostra del fotografo conosciuto per le sue immagini animate da ombre, autoritratti e schermi televisivi: Lee Friedlander.
L’esposizione si intitola Lee Friedlander. Maria e ripercorre visivamente ed emotivamente la storia d’amore dell’autore con la propria moglie. Per un fotografo che ha fatto dell’interpretazione della quotidianità il suo “pane fotografico”, quasi settant’anni di vicinanza con la donna che ha scelto di amare sono stati una vera fucina di stimoli e di emozioni. Friedlander ci ha insegnato a riconoscerlo anche per la concettualità della sua visione, molto personale, ma anche molto intellettuale; nel corpus di immagini che compongono questa mostra è evidente la sua matrice stilistica, ma il soggetto così intimo lascia emergere un coinvolgimento sentimentale che rende questo sguardo del tutto inedito.
Ne abbiamo parlato con il direttore della Fraenkel Gallery, Christian Whitworth.
Lee Friedlander fu tra i primi che riuscirono a elevare le fotografie di famiglia e la loro prospettiva sulla vita privata a vere opere d’arte. In che modo l’autore ruppe con la tradizione precedente?
Si può dire, a ragione, che per Lee la fotografia fosse un impulso, un’azione istintiva e naturale; ciò significa che la sua macchina fotografica si concentrava abitualmente sui momenti della vita quotidiana. In questo modo, naturalmente, le persone a lui più vicine – nello specifico la sua famiglia – finivano spesso al centro dell’inquadratura. Certo, erano i suoi specifici interventi formali – come la composizione dell’immagine ad esempio – a trasformare momenti così ordinari in scene straordinarie, ma conta anche la sua costanza nel voler cogliere regolarmente la sua quotidianità, nel caso specifico della mostra nel voler trasferire, attraverso le sue fotografie, la prospettiva di una lunga vita vissuta con Maria al suo fianco. In questo ha rotto con la tradizione precedente.
L’idea della mostra è nata da un progetto preesistente? In che modo sono state selezionate le foto e che periodo temporale abbracciano?
Maria è stata una presenza costante nelle fotografie di Friedlander, eppure non è mai stato dedicato uno sguardo approfondito ai quasi sette decenni di lavoro in cui appare, dal 1958 al 2024. La mostra riunisce stampe realizzate dagli anni Sessanta a oggi, includendo numerosi casi in cui di una determinata immagine esistono, per esempio, soltanto una o due copie.
Come i ritratti di Maria, negli anni, si sono inseriti nella visione artistica di Lee Friedlander?
L’amore profondo di Lee per Maria fu evidente fin dai primi anni della loro relazione: era completamente conquistato dalla bellezza di lei, e questo traspare chiaramente. Il suo sguardo su di lei si è evoluto nel corso del matrimonio, man mano che entravano in scena i figli e poi i nipoti. Anche in età avanzata, si percepisce il piacere che Lee provava semplicemente a sedersi accanto a Maria e a stare con lei. Lee non è noto per il sentimentalismo nella sua opera, ma questa mostra offre una prospettiva inedita sulla sua arguzia visiva e sulla sua emotività resa immagine.
L’inquadratura, il taglio della fotografia e gli accostamenti inaspettati, che hanno sempre caratterizzato il suo stile, si rivolgono in questo caso a una persona che il fotografo conosceva intimamente. Nelle immagini Maria può essere intenta a leggere il giornale, a vestirsi per la giornata o a occuparsi dei figli: in ogni occasione, la sua straordinaria attenzione per questi dettagli visivi è anche una forma di affetto.
Perché le ombre sono una costante per il suo lavoro?
In quale altro modo Lee avrebbe potuto inserirsi nell’inquadratura? Era un modo per ricordare che lui c’era, era sempre lì, oltre a costituire un ulteriore livello compositivo con cui giocare.
Questa raccolta di immagini ha più un valore emozionale/commemorativo o vuole essere, come ad esempio per il lavoro di Nicholas Nixon, The Brown Sisters, una riflessione anche sul concetto di tempo e di memoria?
Si tratta di immagini profondamente personali, ma a differenza di The Brown Sisters, Lee non le ha create con una consapevole progettualità, come una cronaca dell’amore e dell’invecchiamento che si dipana nell’arco di sette decenni. Nel momento in cui venivano scattate, le fotografie documentavano vacanze, partite di baseball o visite in ospedale, momenti abituali di una semplice quotidianità; è solo nel loro insieme, tuttavia, che si trasformano in qualcosa di più grande, capace di parlare di memoria, tempo e senso di appartenenza.
Come si sono conosciuti Lee e Maria?
A Maria piacque la giacca di Lee quando lui si presentò negli uffici di Sports Illustrated, dove lei lavorava. Lui le chiese il numero di telefono e sette mesi dopo, nel luglio del 1958, si sposarono.
Lee Friedlander. Maria
- Fraenkel Gallery, 49 Geary Street – San Francisco (Stati Uniti)
- dal 10 settembre al 24 ottobre 2026
- mar-ven 10.30-17.30, sab 11-17. Domenica e lunedì chiuso
- ingresso gratuito
- fraenkelgallery.com
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