Nei dieci anni di vita della classe G Master alcuni obiettivi sono già giunti alla seconda generazione, come il 24-70mm e il 70-200mm f/2,8. I due nuovi teleobiettivi sono invece inediti e vanno ad affiancare i pari focale ad altissima luminosità FE 400mm F2,8 GM OSS (12.000 euro) e FE 600mm F4 GM OSS (14.000 euro).
E qui viene la prima buona notizia: il nuovo FE 400mm F4,5 GM OSS costa 2.800 euro, mentre il FE 600mm F6,3 GM OSS sale a 3.900 euro. In poche parole, rispetto ai super-professionali si risparmiano tra 9.000 e 10.000 euro. Cosa si perde?
Il primo è esposimetrico e di conseguenza qualitativo: a parità di altre condizioni, la sensibilità ISO va alzata di 1,3 stop, ad esempio da 100 a 250 oppure, più significativamente, da 3200 a 8000. Nonostante i progressi fatti negli ultimi anni – tanto dai sensori quanto dai software di conversione RAW animati da intelligenza artificiale – il divario in termini di rumore nel secondo caso esposto resta visibile.
In secondo luogo, i nuovi teleobiettivi generano uno stacco dei piani leggermente inferiore rispetto ai fratelli super-luminosi. Questo, a nostro avviso, è un “problema” di minore importanza, come potrete vedere da alcuni scatti che abbiamo avuto modo di realizzare nei pochi giorni in cui siamo stati in possesso del teleobiettivo da 600mm.
I vantaggi delle nuove configurazioni sono invece evidentissimi, e vanno oltre il pur clamoroso differenziale di prezzo.
Il primo vantaggio è relativo al peso: entrambi i nuovi tele pesano poco più di 1,2kg in ordine di marcia, ossia con staffa per treppiedi e paraluce, quindi circa 2kg in meno rispetto alle versioni ad alta luminosità (i dati ufficiali esposti durante la presentazione dei nuovi G Master sostengono che entrambi i teleobiettivi sono sotto al chilogrammo, ma senza gli “accessori” citati). I più attenti avranno notato che per focale e luminosità i due nuovi G Master “copiano” i Nikkor Z, che sono sul mercato da qualche anno e, forse anche per questo, leggermente più pesanti (anche alla cassa: il 400mm di Nikon costa 3.790 euro, il 600mm 5.800 euro). Nikon ha anche un 800mm f/6,3: possiamo aspettarci una mossa equivalente da Sony entro breve?
Ma è tempo di raccontare come sono fatti i due teleobiettivi G Master prima di passare al resoconto del primo, breve contatto avuto con il 600mm, provato insieme alla Alpha 1 Mark II.
Oltre al peso, sorprende anche la lunghezza: appena 242mm per il 400mm, 263mm per il 600mm (ovviamente paraluce esclusi). Il diametro è comune, pari a 108mm con passo filtri da 95mm.
Lo schema ottico abbonda in vetri speciali in entrambi i casi: nel 400mm abbiamo 22 lenti, di cui tre Super ED e una ED; nel 600mm le lenti sono ben 24, con la stessa ricetta di vetri speciali. Lo strato antiriflessi adottato è il Nano AR Coating II, mentre la lente frontale è trattata anche per non trattenere grasso e sporco.
Il diaframma è composto da undici lamelle a profilo curvo per ottimizzare il bokeh anche ai valori medi; ma possiamo dirvi che saranno ben poche le occasioni in cui non si utilizzeranno queste focali a tutta apertura…
Manco a dirlo, la messa a fuoco è affidata a motori velocissimi e silenziosi. Per la precisione, i due teleobiettivi dispongono di una coppia di motori lineari XD, che li fa stare al passo anche con i 120 fotogrammi per secondo raggiunti dalla Alpha 9 Mark III.
Tanta grazia è opportunamente sottoposta al controllo capillare del fotografo. Il fianco sinistro ospita un pannello suddiviso tra cursori dedicati alla messa a fuoco e allo stabilizzatore ottico. Segnaliamo il parzializzatore del campo di messa a fuoco per il primo settore, e il selettore del tipo di stabilizzazione per il secondo (i modi 1, 2 e 3 servono per situazioni generiche, per il panning e per ridurre al minimo l’effetto della stabilizzazione nel mirino nel caso di riprese a soggetti dal movimento imprevedibile e irregolare).
A questi comandi si aggiungono i quattro pulsanti personalizzabili, presenti nella fascia gommata più lontana, preceduti da un anello parzialmente rotante e con ritorno a molla, parimenti personalizzabile. Ad esempio, durante le nostre prove noi abbiamo assegnato ai pulsanti il compito di attivare il pre-capture, e alla ghiera quello di attivare il crop del sensore per avere un allungo virtuale della focale. Questo anello può controllare anche la messa a fuoco motorizzata o riportare la distanza a un valore preimpostato.
Eccellente la ghiera di messa a fuoco, ampia e dalla scorrevolezza ben calibrata.
Entrambi i teleobiettivi sono compatibili con i moltiplicatori di focale Sony, disponibili con fattore 1,4 e 2x, che trasformano il 400mm in 560mm f/6,3 e 800mm f/9, mentre portano a 840mm f/9 e 1200mm f/13 i valori del 600mm.
La costruzione, resa leggera non solo da un evoluto studio dello schema ottico ma anche da un largo impiego di leghe leggere, è impermeabile, ed è completata da una fascia girevole con staffa per treppiedi removibile. Forse questo elemento è l’unico che, dal primo contatto, appare perfettibile: è troppo corto, offrendo appiglio solo a due, massimo tre dita durante il trasporto. Per ottiche che fanno della fotografia in movimento un vanto, un piede più lungo sarebbe stato decisamente opportuno.
Il primo contatto con il Sony FE 600mm F6,3 GM OSS
Bokeh esplosivo e quasi perfetto nella sua pulizia a qualsiasi diaframma. Anche a f/11 la forma del diaframma si nota appena.
Un altro confronto a varie aperture su soggetto a basso contrasto e con l’aggiunta di un primo piano, spesso fonte di “problemi” per il bokeh. In questo caso tutto resta molto “morbido”, senza doppie linee o strani artefatti. Si notino i punti fuori fuoco a “mandorla”, negli angoli: un piccolo dazio da pagare alla relativa miniaturizzazione dell’ottica.
Il nostro parere sui nuovi teleobiettivi Sony FE 400mm F4,5 e 600mm F6,3 GM OSS
Ricordando che non si tratta di un test completo, ma di un primo contatto con il 600mm, che Sony ci ha inviato in anteprima, non possiamo che restare sorpresi da questo obiettivo, leggero oltre ogni aspettativa, nitidissimo a tutto campo senza rinunciare alla piacevolezza del bokeh, resistente in controluce e fulmineo nella messa a fuoco. Pesa la metà e costa il “doppio” del Sony FE 200-600mm F5-6,3 G OSS (2019), che però non è un G Master e che a 600mm cede il passo al tele a focale fissa.
Ci esponiamo lodando anche il 400mm. È altamente improbabile che dal punto di vista prestazionale il teleobiettivo più corto sia inferiore al 600mm, mentre la sua focale più “universale”, unita alla possibilità di applicare un moltiplicatore (consigliamo di restare sul più moderato 1,4x), lo può indicare come nuovo punto di riferimento per gli amanti della caccia fotografica fedeli al marchio Sony. In questo caso, il confronto con il datato FE 100-400mm F4,5-5,6 GM OSS (2017) è vinto senza grandi incertezze: lo zoom, attualmente esaurito presso sony.it, pesa circa 1,5kg, costa 2.699 euro di listino e sconta nove anni di notevolissimi progressi tecnologici. Chi volesse muovere i primi passi nel mondo delle focali lunghe e non avesse grandissime pretese, può invece dare un’occhiata al recente FE 100-400mm F5,6-8, che è un “semplice” G e perde ulteriori 0,6 stop alla focale massima, ma pesa meno di 700 grammi e costa un terzo del nuovo GM 400mm f/4,5.
| Sony FE 600mm F6,3 GM OSS (tra parentesi i dati del 400mm se differenti) | |
|---|---|
| Focale | 600mm (400mm) |
| Angolo di campo | 4,1° (6,2°) |
| Apertura massima | f/6,3 (f/4,5) |
| Apertura minima | f/32 |
| Schema ottico | 24 elementi in 17 gruppi (22 in 16) |
| Minima distanza di messa a fuoco | 2,5m |
| Rapporto di riproduzione | 1:4 (1:5,5) |
| Lamelle del diaframma | 11 |
| Diametro filtri | 95mm |
| Dimensioni (Ø × L) | 108×263mm (108×242mm) |
| Peso | 995g (994g) senza piede e paraluce |
| Stabilizzazione | sì |
| Motore AF | 2x XD LM (motori lineari) |
| Tropicalizzazione | sì (resistente a polvere e schizzi) |
| Innesti disponibili | Sony E |
| Prezzo | 3.900 euro (2.800 euro) |
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