Mostrate a un fotografo di avifauna un vecchio fienile o un casolare abbandonato e in men che non si dica la mente di quel fotografo sarà occupata da un solo pensiero: “Lì dentro potrebbero esserci dei barbagianni”.
Il più delle volte l’edificio è inavvicinabile o inaccessibile e il fotografo combatte ogni sorta di pericolosa tentazione tenendosi a distanza, guidato da slanci di prudenza e rispetto della proprietà altrui.
Il sogno di “entrare a casa dell’uccello fantasma” svanisce di colpo, le chance di un sospirato incontro crollano, intrappolate nella sfera degli avvistamenti notturni più deludenti, che si verificano perlopiù di sfuggita, mentre si è alla guida di un’auto, senza nessuna possibilità di fermarsi.
La storia di Maurizio Berni, però, è differente. Fotografo toscano di base a Siena, Maurizio scatta gran parte delle sue foto sulle dolci colline della campagna senese, in zone dense di biodiversità che gli offrono molti spunti fotografici.
Durante l’inverno scorso, girando di notte, aveva notato lungo le strade alcuni rapaci notturni posati sui pali delle recinzioni, sugli alberi e su qualche ramo secco. Era riuscito a portare a casa qualche scatto, ma con l’inizio del nuovo anno e l’arrivo della primavera si era concentrato su altre specie di uccelli: gli occhioni e le ghiandaie marine.
Maurizio Berni e il progetto di fotografare il barbagianni
Una sera, sentendosi più riposato del solito, il fotografo si è diretto nella zona in cui mesi prima aveva avvistato i rapaci notturni. Notando un bel viavai di soggetti interessanti ha deciso di intensificare la ricerca, finché non ha individuato un vecchio casolare abbandonato con porte e finestre spalancate. Con l’intenzione di piazzare alcune fototrappole, Maurizio ha cercato e contattato il proprietario del rudere, ottenendo il permesso di muoversi nella sua proprietà.
Posizionate le trapcam il fotografo ha atteso circa una settimana e al suo ritorno ha constatato la presenza di diversi barbagianni che ogni notte frequentavano il rudere, sito ideale per la caccia a piccoli roditori come topi e arvicole. Gli affascinanti uccelli dalla faccia a forma di cuore entravano dalle finestre, che usavano come posatoi per osservare le prede tra le rovine di una vecchia cucina, in mezzo a calcinacci e utensili in disuso.
Urbex con rapaci notturni
“È facile immaginare come la mia fantasia abbia iniziato a viaggiare”, ci ha raccontato Maurizio, “non avrei saputo immaginare un contesto migliore per scattare fotografie ambientate di un soggetto così ambito”.
In effetti basta pensare ai tanti fotografi affascinati dall’urbex – la pratica di visitare e fotografare edifici decadenti in cui spesso la natura si riappropria del suo spazio – per avere un’idea di quanto possa essere entusiasmante l’opportunità di farne la cornice di una caccia fotografica a uno dei rapaci notturni più cercati dai fotografi naturalisti.
“Una mattina – ha proseguito il protagonista di questo articolo – erano da poco passate le 5.30 e stavo effettuando un sopralluogo per controllare le fototrappole. Con immenso stupore mi sono trovato faccia a faccia con un barbagianni. È stata una grande soddisfazione riuscire a fotografare ‘il fantasma’ con la luce diurna!”.
L’attrezzatura fotografica per immortalare il barbagianni... e non solo
Per realizzare le fotografie contenute in questa pubblicazione Maurizio ha utilizzato un sistema di fototrappolaggio Camtraptions con due fotocamere Canon (una Canon Eos 7D Mark II e una Eos 5D Mark IV) e quattro flash a bassissima potenza per avere modo di ricorrere allo scatto continuo e ritrarre gli uccelli anche in volo e in movimento.
Il sistema è dotato di un sensore che reagisce ai più impercettibili movimenti pilotando fotocamera e flash e consentendo al fotografo di impostare e gestire contemporaneamente diverse fonti di illuminazione.
Sui due corpi macchina erano innestati diversi obiettivi, tra i quali un 17-40mm f/4L USM, un 24-105mm f/4L IS USM, un EF 100-400mm f/4.5-5.6L IS II USM e un EF-S 18-55mm f/3.5-5.6 IS II.
Maurizio ha scattato prevalentemente con diaframmi chiusi a f/10 o f/11 a 1/250sec (il tempo massimo di sincronizzazione col flash) e ISO compresi tra 800 e 1600 per contenere il rumore fotografico.
“In merito ai flash”, ha aggiunto, “in alcune occasioni ho usato il Canon Speedlite 580EX II, mentre con il sistema Camtraptions preferisco i Nikon SB-28 in manuale perché se usati in modalità stand-by riescono a scattare subito senza aver bisogno di tempo per ricaricarsi”.
Sempre più diffuso tra i fotografi naturalisti, il fototrappolaggio si conferma un metodo ideale per osservare, studiare e immortalare la fauna selvatica più elusiva, ottenendo risultati sorprendenti e riducendo al minimo il disturbo ai soggetti ripresi.
Di seguito una selezione di altre immagini notturne realizzate da Maurizio Berni con il sistema Camtraptions.
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