Roma
Dal 29 maggio al 4 ottobre 2026
Partiamo dalla fine, dai contenuti inediti della tappa romana della mostra dedicata a Robert Mapplethorpe (New York, 1946-1989): un nucleo di scatti Made in Italy.
Nel 1980, dopo il terremoto che aveva colpito la città di Napoli, il gallerista di Mapplethorpe – Lucio Amelio – invitò il fotografo americano a partecipare all’iniziativa Terrae Motus, che avrebbe dovuto trasformare la catastrofe del sisma in forza creativa. Mapplethorpe aderì con piacere insieme a tanti altri artisti, tra i quali Warhol, Cragg, Cucchi, Fabro, Kiefer, Kounellis, Paolini, Pistoletto, Rauschenberg, Schifano, Schnabel, Twombly e Vedova.
Robert Mapplethorpe e l’Italia
Gli scatti realizzati da Mapplethorpe tra Capri e Napoli in quell’occasione rivelano un legame intimo e finora poco documentato con il nostro Paese, un viaggio attraverso le pieghe del tempo, dove si respira arte nelle piazze e per le strade delle città, mentre la statuaria classica dialoga agevolmente con la fotografia contemporanea.
Una selezione di quelle fotografie fa parte dell’esposizione Robert Mapplethorpe. Le forme della bellezza, visitabile al Museo dell’Ara Pacis di Roma fino al 4 ottobre 2026, dopo i due capitoli svoltisi a Venezia e Milano a partire dal 10 aprile 2025.
Robert Mapplethorpe. Le forme della bellezza
Più di duecento fotografie accompagnano il visitatore in un percorso che esplora il concetto di bellezza secondo uno dei maestri della fotografia del XX secolo.
Si tratta di una bellezza da ricercare nella perfezione assoluta, nel rigore formale, nel controllo della luce, delle geometrie e della tridimensionalità che strizza l’occhio alla scultura, a prescindere dalla natura del soggetto ripreso.
I principi fondamentali della ricerca artistica di Mapplethorpe si applicano ai suoi ritratti di personaggi famosi del mondo dell’arte, della letteratura, della musica e del cinema, agli autoritatti, alle immagini con cui ha celebrato le sue muse – Patti Smith e la campionessa di bodybuilding Lisa Lyon – ai fiori, ai corpi maschili e a quelli femmili (tutti soggetti esposti nella mostra all’Ara Pacis).
“C’è un grande malinteso che accompagna da sempre il lavoro di Robert Mapplethorpe: quello di considerarlo un fotografo della provocazione, un artista dello scandalo legato alla New York underground degli anni ’70 e ’80”, ha dichiarato il curatore della mostra, Denis Curti, che ha aggiunto: “In realtà, se spogliamo le sue immagini dal loro contenuto più esplicito e geometricamente dirompente, ciò che resta è puro classicismo. Mapplethorpe non cercava lo scandalo fine a sé stesso; cercava la perfezione della forma”.
“Che stesse fotografando un fiore o il corpo scultoreo di Lisa Lyon – prosegue Curti – il suo sguardo era guidato dalle stesse identiche regole: un’ossessione per l’equilibrio, per la simmetria, per la luce zenitale e per il rigore compositivo che affonda le radici nella scultura rinascimentale. La sua vera forza sta nell’aver applicato l’ordine e l’armonia della statuaria classica a temi considerati, allora, provocatori. Mapplethorpe non ha voluto scioccare il mondo, ha voluto elevare il corpo umano — ogni corpo — a una dimensione sacra e monumentale. Per questo, a distanza di decenni, le sue fotografie non risultano datate come molta arte di protesta dell’epoca: perché la bellezza classica è senza tempo, e Mapplethorpe era, prima di tutto, un grandissimo fotografo classico”.
Robert Mapplethorpe. Le forme della bellezza offre una preziosa occasione a chi volesse avvicinarsi per la prima volta al lavoro del fotografo e alle sue vicende personali, con un percorso completo che parte dalle provocazioni delle primissime opere giovanili: gli assemblaggi e i collage tridimensionali realizzati con immagini d’archivio, ritagli di giornali erotici, feticci religiosi per innescare una reazione emotiva e invitare l’osservatore a completare il significato dell’opera.
Chi visiterà la mostra individuerà nel 1971 il punto di svolta della carriera di Mapplethorpe, e cioè la sua transizione verso la fotografia come mezzo artistico. Fu in quell’anno, infatti, che il responsabile del dipartimento di stampe e fotografie del MET, John McKendry, gli aprì le porte dell’archivio fotografico, generando una sorta di folgorazione.
In un susseguirsi di importanti relazioni sentimentali e professionali, Mapplethorpe si fece strada nel mondo dell’arte, mettendo in mostra la sua fotografia – tra ritratti, anatomie floreali e immagini scaturite dalle sue avventure sadomaso – talvolta scontrandosi col muro della censura e rispondendo con fare provocatorio.
Mapplethorpe si è occupato di progetti ambiziosi persino dopo la diagnosi di AIDS, in ultimo dedicandosi alla fondazione – nel 1988 – della Robert Mapplethorpe Foundation, ente benefico direzionato a finanziare la ricerca sull’AIDS e la cultura fotografica a livello istituzionale.
La mostra Robert Mapplethorpe. Le forme della bellezza è progettata per essere fruibile ai visitatori attraverso diversi strumenti di accessibilità. Il catalogo, pubblicato da Marsilio Arte, affronta la vasta produzione e l’evoluzione del linguaggio di Mapplethorpe attraverso 257 opere.
L’esposizione, curata da Denis Curti, è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e Marsilio Arte, organizzata da Zètema Progetto Cultura e Marsilio Arte, in collaborazione con la Robert Mapplethorpe Foundation di New York.
Titolo Robert Mapplethorpe
Fotografie di Robert Mapplethorpe
Formato 25x33cm
Pagine 272
Prezzo 60 euro
Lingua italiano, inglese
Editore Marsilio Arte
Data pubblicazione aprile 2025
ISBN 979-12-5463-277-2
Robert Mapplethorpe. Le forme della bellezza
- A cura di Denis Curti
- Museo dell’Ara Pacis, via di Ripetta, 180 – Roma
- dal 29 maggio al 4 ottobre 2026
- tutti i giorni 9.30-19.30
- intero 15 euro, ridotto 13 euro
- arapacis.it
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