Stamattina, a un paio di giorni dall’annuncio ufficiale della Foto dell’anno del World Press Photo 2026, il Feed principale di Instagram ci ha proposto un post de L’Espresso (che ci risulta esser stato rimosso successivamente alla pubblicazione di questo articolo). Compariva lo scatto di Mohammed Salem (Agenzia Reuters), la fotografia ormai conosciuta in tutto il mondo come “La Pietà di Gaza”, che ha vinto il World Press Photo 2024.
Leggendo il testo del post – incentrato su un argomento di cui non discuteremo in questo articolo – abbiamo appreso, a malincuore, che a distanza di due anni dalla premiazione, i soggetti di quella fotografia sono ancora descritti come “madre e figlio”.
Il post ci ha dato il La per riproporre qui sotto il nostro articolo del 3 maggio 2024, intitolato “La Pietà di Gaza” non si intitola “La Pietà di Gaza”, la mamma non è una mamma.
Con questa pubblicazione rinnoviamo il nostro appello ad approcciare le potenti immagini del World Press Photo, e del fotogiornalismo in generale, con la dovuta attenzione. “Guardare le figure” non basta, bisogna leggere le storie, mai in modo frettoloso. In caso contrario il fotogiornalismo perde senso.
In Molise con le immagini-memoria di Luigi Grassi
dal 25 giugno al 24 settembre...
Statue vive e paesaggi metafisici: il Mediterraneo di Mimmo Jodice
dal 7 luglio all’8 novembre 2026
Eros e Thanatos nei diari visivi di Nobuyoshi Araki
dal 18 luglio al 17 ottobre...
Harry Gruyaert, il rivoluzionario del colore
dal 18 giugno al 4 ottobre...
Frida e Marilyn: apparentemente lontane, sorprendentemente affini
dal 28 giugno al 1° novembre...


























