Il simbolo del movimento basagliano contro i manicomi nell’audioracconto di Peppe Dell’Acqua e nelle storiche immagini di Neva Gasparo.
C’era una volta un cavallo dal manto scuro, si chiamava Marco, Marco Cavallo. Marco viveva nel parco di San Giovanni di Trieste, dentro quello che allora era l’ospedale psichiatrico della città. Aiutava a trasportare su e giù dal colle la biancheria e il cibo e per i pazienti era una sorta di mascotte. Quando agli inizi degli anni ’70 l’amministrazione dell’ospedale decise che era arrivata la sua ora, una protesta si sollevò al San Giovanni da parte di quegli stessi pazienti che stavano a loro volta lottando contro le Istituzioni – insieme a dottori, politici, volontari, artisti, studenti, con a capo Franco Basaglia – per reimpossessarsi della propria voce e identità. Così il caro Marco Cavallo da mascotte diventò una vera icona, la bandiera del movimento anti-psichiatrico promosso da Franco Basaglia.
All’interno di un reparto vuoto, il padiglione P denominato poi Laboratorio P, per due mesi lavorarono insieme internati, operatori e artisti, come lo scultore Vittorio Basaglia e il regista teatrale Giuliano Scabia, per realizzare un Marco Cavallo di cartapesta. Venne plasmato un cavallo di cartapesta azzurro come il cielo, grande come per magia, con all’interno della sua pancia innumerevoli lettere e scritti che raccontavano di sogni, speranza e poesia. Il 25 febbraio 1973 l’azzurro Marco Cavallo, che già stava diventando la storia vivente della lotta anti-manicomiale, varcò le porte del San Giovanni per la prima volta e insieme a dottori, pazienti, artisti, studenti e tanti cittadini incontrò la città di Trieste, i suoi abitanti e tutto il mondo di fuori.
Marco da allora ha viaggiato tanto, per portare, dove lo chiamavano e dove ce n’era bisogno, il suo messaggio in difesa dei diritti umani, contro ogni sopruso, ingiustizia, prevaricazione. Ma amava tornare, dopo ogni viaggio, a Muggia, nel deposito comunale vicino a dove tutto era iniziato. Recentemente gli è stata recapitata un’ingiunzione di sfratto, firmata dal sindaco della città Paolo Polidori, come “materiale troppo ingombrante”. Appelli, manifestazioni di solidarietà, articoli di giornali si sono spesi in massa per il cavallo azzurro e un’immagine in particolare è stata usata per ricordare la sua storia. Una fotografia di Neva Gasparo, o meglio una sequenza di immagini, che racconta visivamente la sua carica sociale e la forza di un movimento di cui si è reso bandiera fin da subito: Neva Gasparo, Abbattimento del cancello, Trieste, 25 febbraio 1973.
La storia di quella sequenza e di quella giornata ce la racconta la voce del dott. Peppe Dell’Acqua che quel 25 febbraio 1973 l’ha vissuto conducendo Marco per le strade di Trieste, insieme a Franco Basaglia, Vittorio Basaglia, Giuliano Scabia e a tutti gli altri. Il suo immaginifico racconto merita di essere ascoltato con attenzione, senza fretta, accompagnato dalle immagini realizzate in quei giorni da più fotografi e messe a nostra disposizione dal Dipartimento di Salute Mentale di Trieste.
Peppe Dell’Acqua è psichiatra, per molti anni direttore del Dipartimento di salute mentale di Trieste. Nel 1971 ha cominciato a lavorare con Franco Basaglia nell’ospedale psichiatrico di Trieste e ha partecipato al cambiamento e alla chiusura dei manicomi. A Trieste, dalla fine degli anni Settanta ha contribuito alla nascita dei primi centri di salute mentale territoriali. Foto di Uliano Lucas.


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