Se vuoi fotografare i fenomeni del cielo controlli puntigliosamente l’orologio, il calendario, il meteo, l’umidità e il vento; ti informi sull’eventuale visibilità della Luna, individui preventivamente la location ideale, ti allontani dalle fonti di inquinamento luminoso. Se vuoi fotografare una cometa cerchi un luogo con l’orizzonte libero e il cielo “pulito”, se vuoi immortalare la danza dell’aurora boreale pianifichi lunghi viaggi, verifichi i venti solari e l’attività coronale del sole e tieni d’occhio l’indice Kp per monitorare le variazioni dell’attività geomagnetica.
Il più delle volte cammini tanto, dormi poco, magari in auto, in alta montagna o in spiaggia.
L’attrezzatura fotografica viene solo dopo, di solito in uno zaino piuttosto appesantito.
Un fotografo cresciuto guardando il cielo
Alessandro Nobili punta il naso verso il cielo da quando era bambino e lasciava una piccola compatta Canon a scattare tutta la notte mentre venivano giù Leonidi, Draconidi e altre stelle cadenti, perché voleva catturarne le scie.
Il suo primo telescopio è arrivato in regalo quando aveva venticinque anni: uno Sky-Watcher 60/700 su montatura altazimutale che gli ha offerto per la prima volta la magia di uno sguardo su Saturno e Giove.
Da allora la strumentazione di Alessandro si è fatta via via più complessa, i telescopi si sono fatti più performanti e hanno accolto la sua reflex per immortalare le prime eclissi, il passaggio di Venere davanti al Sole, gli oggetti del profondo cielo come nebulose, galassie e ammassi stellari.
Tutto è iniziato con una Canon Eos 40D modificata in funzione dell’astrofotografia [privata del filtro IR-cut interno, N.d.R.], successivamente affiancata da una Canon Eos 6D e una Canon Eos 7D Mark II, quest’ultima impiegata prevalentemente per soggetti di altra natura, ad esempio la fauna selvatica.
Nel parco ottiche di Alessandro compaiono un Samyang 14mm, un Tamron 24-75mm, un Canon 16-35mm. Come qualsiasi astrofotografo che si rispetti, il protagonista di questo articolo aggiunge alla lista della sua immancabile attrezzatura un astroinseguitore, per la precisione un piccolo Sky-Watcher Star Adventurer.
Fotografare al meglio le meraviglie del cielo
Col tempo Alessandro ha trovato ispirazione nelle immagini pubblicate su riviste e sul web, ha allargato il suo angolo di campo (in senso letterale) per immortalare la volta celeste in tutto il suo splendore e – insieme – ha ampliato i confini geografici del suo campo d’azione. Nel 2021 è arrivato in Islanda per tirare fuori dal cassetto il sogno di fotografare quella che ha definito “una fantastica esplosione aurorale”.
In quell’occasione ha realizzato una panoramica che ha poi intitolato Aurora Rainbow, in una notte con cielo sereno e un indice Kp rivelatosi migliore delle previsioni.
Alessandro ha immortalato lo spettacolo che tanto aveva atteso nei pressi di un laghetto – raggiunto percorrendo una stradina buia a circa quindici minuti d’auto dal suo albergo a Reykjavík – con la fotocamera montata su un treppiedi instabile, danneggiatosi durante il viaggio.
“Era incredibile – ci ha raccontato – una luce verde fluo danzava alla mia sinistra fin sopra la mia testa, in un’esplosione di colore mozzafiato. Scelta l’inquadratura, ho impostato il fuoco sull’infinito e ho regolato l’esposizione sulla parte più luminosa della scena.
Con il mio Samyang 14mm montato sulla Canon Eos 6D ho realizzato cinque scatti verticali a 3200 ISO, che ho successivamente unito in una sola panoramica. Ho scattato più o meno fino all’una e mezza del mattino, sono montato in auto diretto all’albergo, ma non ho resistito alla tentazione di continuare a vagare per l’isola e fotografare l’aurora fino alle tre passate”.
Non solo aurore boreali
E se l’ipnotico scenario dei cieli del Nord pennellati di verde attira ogni anno folle di appassionati da tutto il mondo, è doveroso ricordare che la notte sa offrire spettacoli memorabili ovunque, anche a due passi da casa.
Nell’estate del 2020, sulle campagne del Lazio, a Tarquinia (VT), Alessandro ha immortalato il passaggio della cometa C/2020 F3 Neowise, dopo averla precedentemente monitorata e fotografata dalla zona dei Castelli Romani, quando ancora non era ben visibile.
“Mi sono diretto in zona Tarquinia – ha specificato – dopo aver trascorso qualche giorno a studiare la posizione ideale tramite Google Maps. Quella sera il cielo era sereno, ero insieme alla mia compagna e abbiamo potuto ammirare la cometa sia a occhio nudo, sia con un binocolo. Nelle foto che ho scattato sono evidenti le due code della cometa: la coda blu è generata dagli ioni che si formano attraverso i gas liberati dalla cometa, energizzati dall’interazione con il Sole. La coda inferiore, quella di colore giallo e con una forma più simile a un ventaglio, è invece creata dalle polveri del nucleo cometario”.
Per il “primo piano” della cometa Alessandro ha confezionato 45 scatti da 80 secondi ciascuno, a 1600 ISO, servendosi della fotocamera Canon Eos 6D, di un teleobiettivo Canon 70-200mm f/4 e del suo astroinseguitore Sky-Watcher Star Adventurer.
Note di postproduzione
Al giorno d’oggi il processo creativo di un fotografo del cielo si conclude quasi sempre davanti a un computer. La postproduzione di Alessandro prevede un flusso di lavoro piuttosto essenziale, che consiste nella correzione selettiva del contrasto, del colore e della nitidezza. Capita che l’autore si avvalga dell’effetto Orton o Glow, della tecnica del Dodge & Burn e delle maschere di luminanza.

Bio e contatti
Alessandro Nobili è nato nel 1985 a Roma, dove vive ancora oggi. Informatico per mestiere e viaggiatore per passione, è cresciuto amando le piccole cose e gli piace far dialogare la tecnologia e la natura più selvaggia attraverso la fotografia notturna, che considera il suo modo di riconnettersi con la semplicità, cercando l’ignoto e l’infinito.
Ulteriori immagini di Alessandro Nobili sono visibili sul suo profilo Instagram alessandro.nobili_photo.
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