Fotografo, pittore, artista e instancabile testimone della storia italiana, Carlo Riccardi (1926-2022) ha raccontato attraverso il suo obiettivo oltre settant’anni di vita del nostro Paese: dalla Roma del dopoguerra alla Dolce Vita, dal cinema alla politica, dal mondo dello spettacolo al lavoro e alle grandi trasformazioni sociali e culturali.
Domani, 3 ottobre 2026, Riccardi avrebbe compiuto cent’anni. Per l’occasione si terrà a Roma una conferenza commemorativa presso la Sala Conferenze del WeGil (Largo Asciangi, 5), con accesso gratuito fino a esaurimento posti.
L’incontro avrà inizio alle ore 11 e la prima parte sarà dedicata al Carlo Riccardi fotografo, attraverso testimonianze e ricordi di colleghi, amici e professionisti, nonché riflessioni sul suo straordinario percorso professionale e sul patrimonio dell’archivio da lui prodotto, che conserva milioni di negativi originali realizzati a partire dal secondo dopoguerra.
Due brevi filmati ripercorreranno poi l’attività fotografica e pittorica di Riccardi, giungendo fino alle celebri Maxitele, alle grandi opere realizzate nelle piazze e nei luoghi storici italiani e alle opere dedicate alla pace, alla cultura e all’incontro tra i popoli.
La giornata sarà quindi un’occasione per ricordare l’artista che ha saputo trasformare la pittura in un’esperienza pubblica e collettiva.
Carlo Riccardi: cent’anni di fotografia, arte e storia
Carlo Riccardi nacque a Olevano Romano il 3 ottobre 1926.
È stato uno dei grandi testimoni della Roma del Novecento e ha saputo raccontare la stagione della Dolce Vita, quando Via Veneto, Via Condotti, Piazza di Spagna e i grandi alberghi della capitale divennero il palcoscenico internazionale di attori, artisti, intellettuali, politici, sovrani e personaggi dello spettacolo.
Terzo di otto figli, nel 1932 si trasferì con la famiglia a Roma. Ancora giovanissimo lavorò come ritoccatore in uno studio di foto-pittura. La sua passione per la fotografia nacque negli anni Quaranta, anche grazie all’incontro con Saro Mirabella, amico e conterraneo del pittore Renato Guttuso.
A diciotto anni divenne fotografo dei militari americani presso il Rest Center del Foro Italico e nello stesso periodo conobbe Federico Fellini. Tra i due si instaurò una duratura amicizia, che aprì a Riccardi le porte di un mondo fatto di cinema, cultura, arte e spettacolo. Da allora, la sua lunga carriera professionale lo portò a documentare la trasformazione dell’Italia dalla fine della guerra alla Repubblica, dal Neorealismo al boom economico, fino alla grande stagione cinematografica internazionale che fece di Roma una delle capitali mondiali dello spettacolo.
Il fotografo della Dolce Vita
Nel 1951 Riccardi lavorò per Il Giornale d’Italia e l’anno successivo per Il Tempo, oltre che per numerosi altri quotidiani, settimanali e riviste, tra cui Famiglia Cristiana. Entrò nel cuore della cronaca e della vita pubblica italiana, fu tra i protagonisti della nascita di quella particolare fotografia d’assalto che accompagnò la Roma della Dolce Vita.
Riccardi fotografò le celebrità nei luoghi più frequentati della capitale e costruì, attraverso migliaia di immagini, un archivio straordinario della società italiana.
Amico di grandi protagonisti della cultura e dello spettacolo, tra cui Ennio Flaiano e Totò, Riccardi condivise la stagione dei primi grandi fotoreporter con amici come Tazio Secchiaroli, Marcello Geppetti, Rino Barillari, Umberto Pizzi, Roberto Bonifazi, Paolo Pavia e Gioacchino Cantone.
Oltre ai divi, la macchina fotografica di Riccardi raccontava la politica, la cultura, il costume, la vita quotidiana e le trasformazioni di Roma e dell’Italia.
Negli anni Cinquanta aprì la galleria Le Scalette Rosse, oggi Spazio5, e creò la rivista Vip. La sua attività si sviluppò così tra fotografia, editoria, arte e promozione culturale.
L’uomo dei sette Papi
Una parte straordinaria della carriera di Riccardi è legata alla fotografia religiosa e istituzionale.
Per la vastità e la continuità della sua documentazione, Riccardi è stato definito “l’uomo dei sette Papi”. Il reporter documentò, infatti, una lunga e storica successione pontificia, da Pio XII a Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Papa Francesco.
Un percorso durato sette pontificati durante il quale Riccardi fissò su pellicola momenti ufficiali e privati, cerimonie, incontri e avvenimenti legati alla storia della Chiesa.
Carlo Riccardi: un archivio lungo settant’anni
Il patrimonio più importante lasciato da Carlo Riccardi è costituito dal suo grande archivio fotografico, una memoria visiva costruita in oltre settant’anni di attività.
Le sue immagini hanno continuato negli anni a essere utilizzate per raccontare la storia del Paese e hanno accompagnato numerose pubblicazioni.
Nel 2014 curò personalmente il volume Sophia Loren – Se mi dice bene, dedicato alla grande attrice in occasione dei suoi ottant’anni.
Seguono I tanti Pasolini (2015), Gli anni d’oro del Premio Strega (2016), Il popolo della Repubblica (2017), Aldo Moro. Memoria Politica Democrazia (2018), Italia al Voto. Quando il web era la strada (2019) e Vittorio Bachelet. Gli anni 70 tra speranze e disillusioni (2020).
Il centenario di Carlo Riccardi vuole essere soprattutto un momento di memoria e di incontro tra generazioni di artisti, fotografi, giornalisti, studiosi e operatori della cultura, per mantenere viva l’eredità di un uomo che ha dedicato la propria vita all’arte e al racconto dell’Italia.
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