Fotorgear prova a colmare il divario tra la fotografia con lo smartphone e quella praticata con un corpo macchina tradizionale con il Retro Photography Kit. Questo sistema modulare, dedicato agli utenti di iPhone 15, 16 e 17, punta a trasformare lo smartphone in una fotocamera dall’aspetto vintage, introducendo un’impugnatura pronunciata, controlli fisici dedicati e la predisposizione per filtri e ottiche aggiuntive.
Il kit, dal peso contenuto tra i 52 e i 58 grammi a seconda del modello di smartphone di destinazione, è composto da sei elementi fondamentali. La struttura principale prevede una scocca in alluminio con finitura in pelle vegana e un’impugnatura removibile. La gestione dello scatto è affidata a una barra di controllo Bluetooth con pulsanti fisici, in grado di interfacciarsi sia con l’app fotocamera nativa di iOS sia con l’applicazione proprietaria Fotorgear per il controllo dei parametri principali.
Completano la dotazione una slitta portaccessori per microfoni e luci, una doppia tracolla e un adattatore per filtri circolari da 67mm. Quest’ultimo permette di montare anche la linea di obiettivi dedicati Fotorgear con attacco T-mount proprietario, che comprende fisheye, supergrandangolari, focali da ritratto e tele con prezzi a partire da 89 dollari. Il prezzo per il kit base è fissato, invece, a 199 dollari.
L’operazione di Fotorgear solleva un interrogativo centrale nell’attuale panorama tecnologico. In un momento in cui le fotocamere compatte stanno vivendo un’evidente rinascita, ci si chiede se abbia senso investire centinaia di euro in accessori che “avvicinano” lo smartphone all’esperienza di scatto di una reale macchina fotografica. Cercando nel mercato dell’usato o approfittando della giusta offerta, con una cifra poco superiore ci si potrebbe assicurare una fotocamera vera, che offrirebbe una qualità e un’ergonomia inavvicinabili da uno smartphone, anche se accessoriato.
Al netto di queste considerazioni, il Fotorgear Retro Photography Kit resta un prodotto curioso, adatto per chi non vuole portare con sé un secondo dispositivo ma desidera un’esperienza di scatto più fisica. L’ironia della sorte, tuttavia, sta nel fatto che proprio per evitare l’ingombro di una compatta ci si ritrova a dover sistematicamente montare, avvitare e smontare una miriade di componenti attorno al proprio telefono.
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