A nove anni dal lancio della RX10 IV, un modello che sembrava destinato a scomparire insieme alla sua categoria di appartenenza, ossia le bridge di fascia alta, Sony rompe gli indugi e presenta ufficialmente la Sony RX10 V. La quinta generazione della “tuttofare” Sony non stravolge la base che l’ha resa celebre (ossia la sua ottica superzoom 24-600mm equivalente), ma ne riscrive completamente l’architettura elettronica ed operativa, ma pure il prezzo. La fotocamera è infatti già disponibile in preordine al prezzo di 2.500 euro (+25% rispetto alla RX10IV al lancio).
L’obiettivo di fotocamere come questa bridge targata Sony è chiaro: intercettare i fotografi appassionati di natura, sport e viaggio che cercano la massima versatilità senza il peso e la complessità di un sistema a ottiche intercambiabili. E da oggi, senza nemmeno rinunciare alle ultimissime tecnologie in fatto di riconoscimento e inseguimento del soggetto tramite AI, ereditate direttamente dal sistema mirrorless Alpha.
Ottica e sensore: la continuità che convince
La base poggia su elementi apparentemente simili alla generazione precedente, ossia il sensore CMOS Exmor RS stacked da 1 pollice con circa 20,1 megapixel effettivi e lo Zeiss Vario-Sonnar T 24-600mm f/2,4-4 (equivalente), con capacità di allungo 25X e di messa a fuoco di appena 3 cm a 24mm e 72cm a 600mm.
Il differenziale: dal Bionz X al Bionz XR con chip IA
Se l’abbinata sensore-ottica è una costante, il motore di elaborazione rappresenta un taglio netto con il passato. La RX10 V compie un salto generazionale doppio adottando direttamente il Bionz XR di ultimissima generazione, che qui troviamo affiancato da una seconda unità di elaborazione interamente dedicata all’Intelligenza Artificiale. Da ciò ne consegue la possibilità, per la RX10 V, di supportare il Real-time Recognition AF basato su algoritmi di deep learning. La fotocamera non si limita a riconoscere i volti e gli occhi umani, ma effettua una vera e propria stima della posa corporea (Human Pose Estimation) per mantenerli sempre perfettamente a fuoco. Questo permette di mantenere il tracciamento del soggetto anche se questo si gira di spalle o ha il volto coperto da caschi o occhiali da sole. Inoltre, i target di riconoscimento sono stati estesi drammaticamente: sono ora inclusi animali, uccelli, insetti, automobili, treni e aerei, con una modalità “Auto” che permette alla fotocamera di capire autonomamente cosa si trovi davanti all’obiettivo.
Cambia anche l'ergonomia
Un discreto rinnovamento ha interessato anche il corpo macchina, che presenta un layout dei comandi e un’impugnatura più affini con quelli delle mirrorless Alfa (troviamo anche un joystick a 8 vie per lo spostamento dei punti AF). La scocca mantiene una costruzione resistente a polvere e umidità, e ospita un mirino Quad-VGA OLED da 0,5 pollici con ben 3,68 milioni di punti e un ingrandimento di 0,78x. Anche il monitor LCD da 3 pollici cresce nella risoluzione, passando da 1,44 a 1,62 milioni di punti. Uno dei talloni d’Achille del precedente modello era l’adozione della vecchia batteria NP-FW50, qui sostituita dalla NP-FZ100 (Serie Z). Il guadagno in termini di efficienza supera il 50%, portando l’autonomia a 630 scatti con monitor LCD e 570 scatti con mirino elettronico (rilevazioni CIPA).
Cadenza di scatto e mirino blackout-free
La potenza di calcolo del Bionz XR spinge la RX10 V a eseguire fino a 60 aggiornamenti AF/AE al secondo, e di estendere la raffica dai 24fps della Mark IV ai 30 fps attuali con otturatore elettronico. Il vero plus per i fotografi naturalisti e sportivi è però lo scatto blackout-free, che non interrompe la visualizzazione a mirino durante la raffica, emulando il comportamento dei corpi professionali come la serie quelli della serie A9 e A1. È stata inoltre introdotta la funzione Continuous Shooting Speed Boost, che permette di variare la velocità della raffica istantaneamente durante la pressione dello scatto. Al nuovo processore sono legati anche i miglioramenti che interessano la riduzione del rumore agli alti ISO e il D-Range Optimizer (DRO), che ora si spinge fino al livello Lv8 lavorando contemporaneamente sul rischiaramento delle ombre e sul rientro delle alteluci.
Comparto video
Se la RX10 IV si fermava allo standard 4K a 30p, la RX10 V compie una virata netta verso il mondo del videomaking impegnato, offrendo il supporto nativo al 4K a 120p, l’integrazione dello standard cinematografico S-Cinetone e del profilo logaritmico S-Log3 e offrendo la possibilità di importare fino a 16 LUT personalizzate. Sfruttando il chip IA, la fotocamera introduce l’Auto Framing, che mantiene il soggetto perfettamente al centro dell’inquadratura (tramite crop), simulando il lavoro di un operatore video. Anche la vecchia slitta a contatto caldo sposa lo standard Multi Interface, consentendo il passaggio del segnale audio senza conversioni analogiche se abbinata a microfoni compatibili. La stabilizzazione video, infine, si arricchisce della modalità Active Mode, che concede l’uso della fotocamera a mano libera alle focali più spinte.
Sony alla vigilia dell’annuncio: FX5 e RX10V ai nastri di partenza
Sony FX5 e RX10V: la mirrorless...
Godox C100: una fotocamera con display trasparente o un esposimetro tascabile per chi scatta a pellicola?
Un mirino HUD (Head Up Display)...
Oppo Reno 16: lo smartphone compatto per i content creator promette e pretende molto
Con i nuovi Reno 16, Oppo...
Fujifilm festeggia i 40 anni di QuickSnap con due nuove analogiche monouso: una per l’acqua, una per il bianco e nero
Due nuove QuickSnap per festeggiare quattro...
Vivo: anche il pieghevole X Fold 6 sarà marchiato Zeiss e arriverà a 200mm
Vivo ha lanciato in Cina il...























