Fino a qualche anno fa, ottenere un file “pulito” da uno scatto in RAW alle alte sensibilità richiedeva tempo e competenza tecnica. Il fotografo doveva intervenire manualmente su più parametri – luminanza, riduzione del rumore cromatico, dettagli, sfumature nei passaggi ad alto contrasto – cercando un equilibrio tra pulizia dell’immagine e perdita di dettaglio fine. Un lavoro che, soprattutto su sensori di piccole dimensioni come il Micro QuattroTerzi, aveva comunque un limite oggettivo oltre il quale l’ottimizzazione non poteva spingersi.
Oggi questo scenario è cambiato radicalmente. L’introduzione della riduzione del rumore basata su intelligenza artificiale in Camera RAW e Lightroom, ma anche nei principali software concorrenti, ha reso possibile ottenere risultati che pochi anni fa sarebbero stati impensabili, con un intervento che si riduce spesso a un singolo click.
Un esempio concreto con la OM-System OM-5 II
Per dare la misura di questo salto qualitativo, abbiamo preso come riferimento la OM-System OM-5 II, attualmente in fase di test nella nostra redazione. Si tratta di un sensore Micro QuattroTerzi da 20MP, formato che per ragioni fisiche (dimensione dei singoli fotodiodi), a parità di risoluzione ha sempre sofferto più dei sensori APS-C o full frame quando si superano determinate soglie di sensibilità.
Con questa fotocamera, ma in generale con i sensori MFT da 20MP che equipaggiano molte altre mirrorless del consorzio Micro QuattroTerzi, abbiamo sempre individuato la soglia di accettabilità per la qualità in RAW attorno ai 3200 ISO, e questo già dopo un’ottimizzazione manuale di alcuni minuti in ACR. Applicando invece la modalità di riduzione del disturbo basata su IA, è possibile ottenere file straordinariamente “puliti” anche a 6400 e 12.800 ISO, sensibilità alle quali normalmente non ci si aspetterebbe di estrarre nulla di realmente utilizzabile da un sensore da 20MP con queste dimensioni.
Cosa cambia nella metodologia dei nostri test
Questo risultato ci ha spinto a rivedere il modo in cui documentiamo le prove alle alte sensibilità delle fotocamere che testiamo. Da ora in avanti, per ogni sequenza ISO pubblicheremo tre versioni dello stesso scatto:
- Il file JPG elaborato direttamente dalla fotocamera, secondo il profilo colore e le impostazioni di base.
- Il file RAW così come esce dal sensore, senza alcun intervento di post-produzione: questo ci permette di mostrare la base di partenza reale offerta da ciascuna mirrorless, eliminando la variabile soggettiva legata all’abilità del fotografo in fase di sviluppo.
- La stessa sequenza di RAW trattata con riduzione del rumore IA, per mostrare il massimo livello qualitativo ottenibile da un determinato sensore (in rapporto a dimensioni e densità dei pixel) sfruttando i moderni sistemi di elaborazione. Nel caso specifico il nostro software di riferimento da sempre, ossia Adobe Camera RAW nella versione sempre più aggiornata.
Questo approccio a tre livelli consentirà al lettore di valutare in modo più completo le reali potenzialità di un sensore: non solo cosa restituisce “di fabbrica”, ma anche quale sia il margine di recupero offerto dagli strumenti software oggi disponibili, e quanto questo margine possa effettivamente spostare l’asticella dell’usabilità pratica di una fotocamera in condizioni di scarsa luce ambiente.
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