Torino
Dal 24 aprile al 29 luglio 2026
James Balog (1952, Danville, Pennsylvania) è un fotografo e ricercatore statunitense tra i principali interpreti visivi della crisi ecologica contemporanea. Si è formato in geografia e geomorfologia, ma poi la fotografia è entrata prepotentemente nella sua quotidianità professionale. Ha spostato la sua carriera verso il fotogiornalismo naturalistico, concentrandosi sul complesso rapporto tra le attività umane e i sistemi naturali.
Balog considera l’umanità il “quinto elemento”, in una relazione dinamica con terra, acqua, aria e fuoco. In questa visione, l’essere umano è parte integrante dei processi naturali ed è capace di modificarli in profondità.
Nella sua pratica fotografica, l’autore unisce l’osservazione scientifica del rapporto uomo-natura e l’attivismo.
Nel 2007 Balog ha avviato il progetto Extreme Ice Survey, considerato il più ampio studio fotografico sui ghiacciai mai realizzato da terra. Si tratta di un’indagine basata su una rete di fotocamere installate in aree remote, che documenta nel tempo l’evoluzione dei più importanti ghiacciai del mondo, rendendo visibili dinamiche altrimenti impercettibili.
Uno dei tanti time-lapse del progetto Extreme Ice Survey pubblicati sul sito earthvisioninstitute.org
La natura di James Balog in mostra a Torino
Da questo lavoro prende avvio il percorso espositivo della mostra Impronte. Fotografie di James Balog, in corso al MAcA – Environmental Museum di Torino.
La visita si apre con immagini di grande formato e sequenze in time-lapse dedicate alla criosfera, intesa come l’insieme delle masse di ghiaccio e neve presenti sul Pianeta.
La mostra prosegue con Survivors, una serie – avviata nel 1987 – in cui Balog si discosta dai codici della fotografia naturalistica tradizionale e fotografa animali e piante a rischio di estinzione al di fuori del loro ambiente naturale, su sfondi in tessuto di kit fotografici portatili, secondo modalità proprie della ritrattistica in studio (è il caso della foto che apre questo articolo). Questa scelta formale, sempre più cara ai più impegnati fotografi contemporanei di fauna selvatica (ad esempio Pedro Jarque Krebs) produce uno slittamento percettivo: i soggetti assumono una dimensione individuale, diventando presenze riconoscibili e non più soltanto elementi di un ecosistema. La loro vulnerabilità viene enfatizzata, ricordando allo spettatore il dramma della perdita degli habitat.
Tale approccio visivo, inoltre, ha talvolta prodotto intuizioni sorprendenti sul significato simbolico che certi animali rivestono nella psiche umana.
Le immagini sono state pubblicate per la prima volta in Survivors: A New Vision of Endangered Wildlife (1990) e come storia di copertina del National Geographic nell’aprile 1990. La svolta creativa di James ha ispirato schiere di creatori di immagini per i decenni successivi.
James Balog: The Human Element
Negli spazi esterni del museo è presentata, invece, una selezione tratta da The Human Element, progetto che costituisce una sintesi della ricerca di Balog, incentrata – come dicevamo – sull’idea dell’umanità come “quinto elemento”.
Il percorso si conclude nel Padiglione Verde, che ospita la proiezione di tre documentari dedicati al lavoro di Balog: Chasing Ice (2012), The Human Element (2019) e Chasing Time (2024). I film approfondiscono sia gli aspetti metodologici della sua ricerca sia le implicazioni ambientali dei fenomeni osservati. Le proiezioni sono realizzate in collaborazione con il Festival CinemAmbiente.
Impronte propone un percorso che mette in relazione pratiche artistiche e strumenti scientifici, evidenziando il ruolo della fotografia come dispositivo capace di rendere osservabili i processi di trasformazione ambientale – oggi, nell’Antropocene, senza precedenti per scala, intensità e impatto – e di contribuire a una lettura più consapevole del presente.
Qualcosa in più su James Balog
James Balog (1952, Danville, Pennsylvania) si è formato in geografia e geomorfologia presso l’Università del Colorado. Ha avviato la propria carriera collaborando con testate internazionali come National Geographic, The NewYorker, Life e The New York Times Magazine, sviluppando un linguaggio che unisce fotografia documentaria e ricerca scientifica.
Nel 2007 ha avviato l’Extreme Ice Survey, per documentare la fusione dei ghiacci. Nel 2012 ha fondato l’Earth Vision Institute (EVI), con sede a Boulder, Colorado. L’istituto nasce con l’obiettivo di integrare arte e scienza nella comunicazione del cambiamento ambientale, attraverso una collaborazione strutturata tra fotografi, scienziati, ingegneri ed esperti di comunicazione. Il lavoro dell’EVI si concentra sulla produzione di evidenze visive in grado di tradurre dati complessi in forme leggibili, contribuendo a una maggiore consapevolezza pubblica.
Il lavoro di Balog ha trovato ampia diffusione anche attraverso il cinema documentario. Il film Chasing Ice (2012), incentrato sull’Extreme Ice Survey, ha ricevuto un Emmy Award e ha contribuito a portare all’attenzione internazionale le evidenze visive del cambiamento climatico. Successivamente, Balog è stato protagonista di The Human Element (2018) e Chasing Time (2024), opere che approfondiscono rispettivamente il ruolo dell’essere umano nell’ecosistema globale e una riflessione più ampia sul tempo, sulla mortalità e sui processi di trasformazione ecologica.
Nel corso della sua carriera, Balog ha pubblicato numerosi libri fotografici e ha esposto in oltre cento musei e gallerie a livello internazionale. Le sue immagini hanno ricevuto importanti riconoscimenti, tra cui il Leica Medal of Excellence, premi del World Press Photo e il Heinz Award. Nel 2024 è stato inoltre nominato Honorary Fellow della Royal Photographic Society.
Impronte. Fotografie di James Balog è curata da Silvana Dalmazzone e Monica Poggi ed è realizzata con il contributo di Fondazione Compagnia di San Paolo e Fondazione CRT, con il sostegno del Gruppo Iren e in collaborazione con CinemAmbiente.
La mostra fa parte del programma Extra di EXPOSED Torino Photo Festival e presenta una selezione articolata di immagini, installazioni multimediali e opere filmiche che restituiscono la complessità del rapporto tra attività umana e sistemi naturali.
Impronte. Fotografie di James Balog
- A cura di Silvana Dalmazzone e Monica Poggi
- MAcA - Environmental Museum, corso Umbria, 90 – Torino
- dal 24 aprile al 29 luglio 2026
- lun-ven 11-19, sab-dom 14-19
- intero lun-ven 10 euro, sab-dom 12 euro. Ridotto 7 euro
- www.acomeambiente.org
Le mostre di fotografia da non perdere in primavera in Italia e dintorni
La mappa delle mostre di fotografia su fotocult.it
Scopri la mappa interattiva delle mostre fotografiche
Opere d’arte di luce e animali selvatici: dietro le quinte con Pedro Jarque Krebs
Intervista con Pedro Jarque Krebs, uno...
WildLOVE: gli animali così non li avete mai visti
Il nuovo libro fotografico di Pedro...
Giuseppe Primoli. Narratore di Roma Capitale
Un viaggio dentro l’Archivio fotografico della...
Fiere e festival di fotografia da visitare in Italia
Dallo scorso anno FOTO Cult vi...
Il lampo di genio di Philippe Halsman brilla ancora una volta
dal 6 dicembre 2025 al 19...
























