Sette anni. Tanto è passato dalla Lumix TZ200, presentata nel 2018, all’arrivo della sua erede ufficiale, la Lumix TZ300, che Panasonic porterà nei negozi a maggio 2026 al prezzo di 1000 euro. Un’attesa lunga, che però non ha prodotto una rivoluzione: chi si aspettava un salto generazionale resterà a bocca asciutta.
Il cuore della fotocamera è rimasto sostanzialmente invariato: sensore BSI CMOS da 1 pollice, 20,1 megapixel, obiettivo certificato Leica con zoom ottico 15x e copertura focale equivalente 24-360mm. Dimensioni ugualmente compatte, stabilizzazione POWER O.I.S. con sistema ibrido a 5 assi per i video, registrazione 4K, slow motion in Full-HD a 120fps e messa a fuoco macro fino a 3cm. Tutto già noto, tutto già apprezzato.
La novità sostanziale, quella che ha motivato il lancio, si chiama USB-C. Addio alla vecchia Micro USB della TZ200: la TZ300 si adegua così alle normative europee che impongono la standardizzazione delle porte di ricarica su tutti i dispositivi elettronici. Una scelta probabilmente obbligata più che voluta, ma che consentirà di ricaricare – e non alimentare – la fotocamera da qualsiasi power bank, PC o caricatore universale.
Chi viene dalla TZ200 troverà però due assenze che fanno rumore. La prima: il mirino elettronico (EVF) è sparito. Era uno degli elementi più apprezzati della TZ200: piccolo ma prezioso, indispensabile in piena luce, fondamentale per chi vuole “immergersi” nella scena senza distrazioni. Toglierlo in un aggiornamento di questo tipo, a nostro avviso, è una scelta che penalizza chi fotografa sul serio. La seconda: il monitor posteriore è ancora fisso. Una versione articolata avrebbe compensato l’assenza del mirino.
Al netto dei suddetti limiti, però, la notizia più interessante non sta in quello che la TZ300 è, ma nel fatto che esiste. Panasonic avrebbe potuto lasciar esaurire silenziosamente le scorte della TZ200 senza un successore. Invece ha scelto di riportare sul mercato una compatta premium con sensore da 1 pollice. È un segnale che il settore guarda con attenzione crescente: il pubblico che cerca qualcosa di più degli smartphone esiste ancora ed è disposto a spendere. Insomma, le compatte a lungo date per morte sembrano ritrovare una propria ragione d’essere proprio nell’era in cui i telefoni hanno raggiunto il loro limite evolutivo (almeno dal punto di vista hardware).
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