Con Another America (L’Artiere 2024), il maestro dell’artigianalità fotografica creata con la staged photography, Phillip Toledano, ha inserito nella sua pratica artistica l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, portandoci con la mente a una New York apocalittica anni ’40, in cui uomini e animali entrano nel paesaggio metropolitano con una carica kafkiana. Recentemente, a distanza di quasi due anni, l’autore nato a Londra, sempre a fianco dell’editore bolognese, ha dato alle stampe il suo terzo libro prodotto con l’intelligenza artificiale, Another England.
Questa volta gli scenari creati artificialmente sono quelli di un’Inghilterra che appare priva di una collocazione temporale, ambientazioni immaginifiche e oniriche, cupe e a tratti ironiche, ricreate attraverso le immagini ed evocate al contempo da racconti di fantasia nati in parte per mano dello stesso autore e in parte dall’IA.
Il libro, in occasione di MIA Photo Fair 2026, sarà presentato il 19 marzo dallo Studio Tallulah, referente italiano di Phillip Toledano, presso lo stand dello Studio (E009).
Abbiamo intervistato Phillip Toledano sul suo nuovo libro e sulle nuove mete dell’intelligenza artificiale.
Another America è del 2024. Col passare del tempo le immagini prodotte col supporto dell’IA, diventano sempre più realistiche. Come ti sei rapportato con il progresso tecnologico nella progettazione di Another England?
È interessante notare che, man mano che l’intelligenza artificiale diventa tecnicamente migliore nel ricreare l’aspetto di una fotografia, sembra perdere di immaginazione, o comunque sembra perdere parte della capacità di creare le immagini surreali che cerco io, quindi spesso utilizzo una versione meno recenti del software, che sembra molto più elastica e più disposta a venire incontro alla mia progettualità e alla mia visione.
Hai deciso di affidarti all’IA per accompagnare il progresso tecnologico o per una specifica motivazione ontologica legata al tuo concetto di fotografia?
Sono un artista concettuale, quindi utilizzo lo strumento più adatto a ogni progetto a cui lavoro. Il mio lavoro con l’intelligenza artificiale ruota attorno all’idea che nella società contemporanea, grazie all’apporto dell’intelligenza artificiale, tutto può essere vero, ma, allo stesso tempo, può anche non esserlo. La cosa sicura è che il nostro originario rapporto con la fotografia è cambiato per sempre. L’idea della fotografia come verità non esiste più e l’unico strumento che potessi usare per articolare il mio concetto è, ovviamente, lo stesso che ha causato la fine della fiducia nei confronti del medium fotografico, ossia l’intelligenza artificiale.
Le immagini di Another England sono accompagnate da alcuni racconti che sembrano appartenere a una raccolta di leggende inglesi. Sono nati prima i testi o le immagini? Come si è sviluppato il processo creativo di questo progetto?
Tutto i racconti di Another England sono nati da me, ne ho scritto il testo, ne ho prodotto l’idea, e poi li ho sottoposti all’intelligenza artificiale per vedere come migliorarli. In un certo senso, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per la stesura dell’apparato testuale richiede più tempo, perché devo rivolgere molta più attenzione all’editing. In generale, per la realizzazione dell’accostamento tra immagine e racconto, prima è nata l’idea in sé, poi l’immagine, poi il testo.
Nella scrittura dei testi, dove inizia il tuo apporto e dove quello dell’IA?
Impossibile dirlo con certezza: l’idea è mia, alcune parole sono mie, alcune parole appartengono all’intelligenza artificiale. Ciò che mi ha sorpreso è la rapidità con cui l’intelligenza artificiale ha capito il mio stile di scrittura e ha iniziato a inventare frasi davvero molto intelligenti e aderenti al mio modo di scrivere.
In passato hai lavorato molto con la staged photography, in cui l’organizzazione dettagliata del set era una parte fondamentale del lavoro. Non ti manca un po’ quell’artigianalità, lavorando con l’IA?
Assolutamente no, è un’esperienza completamente diversa. Lavorare con l’intelligenza artificiale è come scrivere un romanzo o un racconto. Tutto esiste nella tua testa e il processo creativo non può essere paragonato alla fotografia. Il prodotto dell’intelligenza artificiale può assomigliare alla fotografia, ma il processo creativo dell’IA non ha nulla a che fare con essa; in un certo senso è un processo interiore molto più cerebrale.
Nulla apparirà in un’immagine a meno che tu non lo chieda, quindi devi prendere in considerazione tutto, a tavolino, a partire da elementi come la luce e la sua direzione e devi porti delle domande come: “Che ora del giorno voglio che sia? Che tempo voglio che faccia? Che tipo di emozione voglio che il soggetto provi? Cosa voglio che ci sia in primo piano e sullo sfondo?”. L’intelligenza artificiale implica un’infinita ‘rifinitura’. Possono essere necessari diversi giorni o diverse settimane per ottenere un’immagine di cui potersi ritenere soddisfatti. Io di solito realizzo tra cento e duecento versioni di un’immagine prima di raggiungere il mio obiettivo.
Another America e We Are At War raccontano di una dimensione temporale passata (gli anni ’40 a New York e gli anni della Seconda Guerra Mondiale); le immagini di Another England, invece, non sembrano mostrare alcun riferimento temporale. Questa tua opera si riferisce comunque, in un qualche modo, alla contemporaneità o al passato della società inglese?
Another England, rispetto alle mie altre due produzioni, è un’opera molto più personale e, per certi versi, molto più nostalgica. È l’eco del ricordo di un’Inghilterra in cui ho vissuto e in cui sono nato. Quasi tutte le immagini e i racconti fanno riferimento a idee politiche e sociali, passate e presenti, della mia terra d’origine.
Sei nato in Inghilterra, ma poi hai vissuto altrove. Quanto l’Inghilterra che hai raccontato con questo progetto appartiene ai tuoi ricordi da bambino?
Penso molto. Ma gran parte del libro è frutto di osservazioni fatte da lontano. Credo che ci siano molti aspetti di questo mio lavoro che forse solo gli inglesi della mia età potrebbero capire, anche se tratto alcuni di quegli argomenti che nella società inglese sono molto sentiti da tutta la popolazione, come l’immigrazione, l’ambiente, la caccia alla volpe.
In che modo l’estetica di Another England differisce da quella di Another America?
Another England riflette l’Inghilterra, in particolare l’Inghilterra degli anni ’80. Quindi, ovviamente, è un po’ grigia e un po’ cupa. Inoltre, è tutto ambientato in campagna, anziché in una grande metropoli come New York. C’è una certa tavolozza di colori leggermente sfumati che riflette la versione di quell’Inghilterra in cui sono cresciuto.
A questo proposito, Another England è un progetto di immagini a colori, a differenza di Another America che includeva anche il bianco e nero. Pensi che il colore sia maggiormente riconducibile a una certa “inglesicità”?
Penso che il colore fosse necessario per l’Inghilterra di cui volevo raccontare, per trasmettere una certa tavolozza di colori ‘inglesi’, vale a dire colori tenui capaci di trasmettere l’idea dell’autunno e dell’inverno. Gli anni ‘80 sono stati un periodo un po’ deprimente per l’Inghilterra, nonostante il modo in cui TikTok e Instagram li ricordano.
La serie continuerà con altri Paesi? O pensi che la tua attenzione all’America e all’Inghilterra sia dipesa dalla tua appartenenza?
Non ne sono ancora sicuro, e per questo ho un po’ di difficoltà a parlarne, visto che solitamente parlo solo di ciò che so (anche se mia figlia sedicenne potrebbe non essere d’accordo). Molto probabilmente non porterò avanti il lavoro con un altro Paese. Quando ho iniziato questa serie, l’idea che l’intelligenza artificiale avrebbe cambiato il nostro rapporto con la verità e la funzionalità della fotografia in tal senso era relativamente nuova, ma ora penso che tutti abbiano imparato a stare in guardia dalle immagini e a capire che dietro di esse potrebbe esserci un tranello o comunque qualcosa di artefatto.
Lo si può riscontrare dai commenti su Instagram che spesso pongono domande sulla paternità dell’immagine postata, chiedendo se si tratti del frutto dell’intelligenza artificiale. E come tutti sappiamo, Instagram è un buon indicatore del nostro modo di pensare.
Ulteriori informazioni sul lavoro di Phillip Toledano sono disponibili sul suo sito mrtoledano.com.
Titolo Another England
Immagini create con IA da Phillip Toledano
Testi di Phillip Toledano con la supervisione dell’IA
Formato 27,5×24 cm
Pagine 64
Lingua inglese
Prezzo 60 euro
Editore L’Artiere
Data di pubblicazione 2025
Copertina rigida
ISBN 979-12-80978-26-4
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