Morte, violenza, disperazione, malattia, catastrofi naturali: torna il solenne appuntamento annuale con la fotografia del nostro mondo, firmata World Press Photo. È una fotografia capillare, preoccupante e tormentosa, che nasce dal lavoro di zelanti fotoreporter che si premurano di raccontare per immagini il nostro tempo sempre più “malato”.
Ben 57.376 fotografie sono state candidate al World Press Photo 2026, che annuncia oggi i quarantadue vincitori regionali della 69ª edizione. Il fotografo dell’anno e due finalisti, invece, saranno resi noti in data 23 aprile.
Le armi sono ovunque, insieme ai volti disperati, ai corpi malnutriti o feriti, alle città ridotte a cumuli di macerie, agli animali uccisi.
Nella cartella stampa ricevuta dal concorso, le fotografie che fanno riprendere fiato si contano sulle dita di una mano… e forse non si arriva al mignolo.
Eccezion fatta per una foto posata dedicata alla tradizione equestre marocchina della Tbourida, abbiamo scovato solo cinque scatti in cui compare qualche sorriso autentico. Cinque fotografie su centotrentasette, e badate bene: tutti i soggetti che sorridono, comunque, attraversano o hanno attraversato un momento drammatico.
C’è una nonna con i suoi quattro nipotini, che vivono nell’insediamento abusivo di Parque dos Lagos dal 2013, in Brasile, in attesa della regolarizzazione fondiaria per garantirsi l’accesso alle infrastrutture di base; c’è una coppia di coniugi messicani, tra gli ultimi residenti di El Bosque (Tabasco, Messico), che saranno presto obbligati a trasferirsi nell’entroterra a causa dei disastri ambientali; ci sono due sposini filippini che hanno deciso di non annullare il loro matrimonio nonostante il tifone Wipha abbia allagato la chiesa scelta per la cerimonia.
C’è il sorriso della moglie di Tanner Martin, incinta, in una delle fotografie che compongono il drammatico racconto degli ultimi mesi di vita dell’uomo, morto appena quarantuno giorni dopo la nascita della figlia, all’età di trent’anni.
Infine, c’è la dottoressa in pensione Sheng Hailin che, dopo la morte del suo unico figlio, ha deciso di sottoporsi a un trattamento di fecondazione in vitro (FIVET) e, all’età di 60 anni, ha dato alla luce due gemelle di nome Zhizhi e Huihui.
Numerosi i lavori dedicati alla protesta e alla lotta per i diritti, ai conflitti globali, alla crisi climatica.
Il modello di concorso regionale, introdotto nel 2021, continua a favorire una maggiore diversità di storie e narratori da tutto il mondo. L’organizzazione della competizione fa sapere che quest’anno, trentuno dei quarantadue vincitori provengono dalla stessa regione in cui hanno realizzato i loro progetti e che rispetto all’edizione 2025, si è registrato un aumento dell’11% dei partecipanti dal Sud America e del 14% dall’Asia-Pacifico e Oceania.
World Press Photo 2026: la mostra itinerante e i premi
Le storie premiate saranno presentate a milioni di visitatori nell’ambito della mostra itinerante annuale World Press Photo, ospitata in oltre sessanta sedi in tutto il mondo a partire dalla Nieuwe Kerk ad Amaterdam. Le fotografie vincitrici – selezionate in una prima fase da sei giurie regionali indipendenti, e successivamente da una giuria globale composta dai presidenti delle giurie regionali e dal presidente della giuria globale – raggiungeranno un pubblico ancora più ampio attraverso le piattaforme online.
Kira Pollack, presidente della giuria globale 2026, ha dichiarato: “Questo è un momento cruciale – per la democrazia, per la verità, per la domanda che ci chiede che cosa noi, come società, siamo disposti a vedere e a denunciare e cosa siamo disposti a ignorare. I fotografi qui riconosciuti hanno fatto la loro parte. Hanno creato una testimonianza. Ora tocca a noi guardarla.”
Stando alle testuali parole del comunicato, il fotografo dell’anno riceverà un premio di 10.000 euro e, così come i due finalisti, riceverà una fotocamera Fujifilm GFX100 II, oltre alla possibilità di scegliere tra due obiettivi Fujinon GF oppure una fotocamera digitale a obiettivo fisso Fujifilm GFX100RF e un obiettivo Fujinon GF, per un valore commerciale complessivo superiore a 14.000 euro.
Tutte le fotografie vincitrici del World Presso Photo 2026 sono visibili sul sito ufficiale del concorso: worldpressphoto.org.
Africa
Singles
– When Giants Fall di Halden Krog, Sud Africa, Daily Mail
– Joburg Ballet School di Ihsaan Haffejee, Sud Africa, GroundUp
– Children Who Do Not Exist di Kiana Hayeri, Iran/Canada,The New York Times
Stories
– Sudan’s War: A Nation Trapped di Abdulmonam Eassa, Siria/Francia, Le Monde
– Farīsāt: Gunpowder’s Daughters di Chantal Pinzi, Italia, Panos Pictures
– Madagascar’s Gen Z Protests di Luis Tato, Spagna, Agence France-Presse
Long-Term Projects
Moon Dust di Mohamed Mahdy, Egitto, Arab Documentary Photography Program
Asia-Pacific and Oceania
Singles
– Bondi Beach Terror Attack di Edwina Pickles, Australia, The Sydney Morning Herald
– Mountain Resident of Wanglang di Rob G. Green, Stati Uniti, National Geographic Society, Henry Luce
– A Desperate Plea di Tyrone Siu, Hong Kong, Reuters
Stories
– Wedding in the Flood di Aaron Favila, Filippine, Associated Press
– Scam Hub Under Siege di Jes Aznar, Filippine, The New York Times
– The Last Dolphin Hunters di Matthew Abbott, Australia, Oculi, The New York Times
Long-Term Projects
Motherhood at 60 di Wu Fang, Cina
Europe
Singles
– Russian Attack on Kyiv di Evgeniy Maloletka, Ucraina, Associated Press
– Emma the Social Robot di Paula Hornickel, Germania
– Polar Bear on Sperm Whale di Roie Galitz, Israele
Stories
– Burned Land di Brais Lorenzo, Spagna, EFE, Revista 5W, El País
– Drone Wars di David Guttenfelder, Stati Uniti, The New York Times
– Engla Louise di Sanna Sjöswärd, Svezia/Iran, Corren
Long-Term Projects
Extramuros di William Keo, Francia/Cambogia, La Bibliothèque Nationale de France, Die Zeit
North and Central America
Singles
– Columbia University Pro-Palestine Protests di Alex Kent, Stati Uniti, The New York Times
– Portland Protests ICE di Jan Sonnenmair, Stati Uniti
– The Trials of the Achi Women di Victor J. Blue, Stati Uniti, The New York Times Magazine
Stories
– ICE Arrests at New York Court di Carol Guzy, Stati Uniti, ZUMA Press, iWitness, Miami Herald
– Los Angeles on Fire di Ethan Swope, Stati Uniti, Associated Press
– Tanner’s Song di Jahi Chikwendiu, Stati Uniti, The Washington Post
Long-Term Projects
Mexico, A Changing Climate di César Rodríguez, Messico, Norwegian Red Cross, SNCA, The New York Times
South America
Singles
– A Territory of Hope di Priscila Ribeiro, Brasile
– Funeral for “The Four of Malvinas” di Santiago Arcos, Ecuador, Reuters
– Milei’s Argentina di Tadeo Bourbon, Argentina, Revista Mu
Stories
– Those Who Carry the Dead di Eduardo Anizelli, Brasile, Folha de S.Paulo
– Manacillos: A Return to Life di Ever Andrés Mercado Puentes, Colombia
– Name the Absence di Ferley A. Ospina, Colombia
Long-Term Projects
The Human Cost of Agrotoxins di Pablo E. Piovano, Argentina, Manuel Rivera-Ortiz Foundation, Philip Jones Griffiths Foundation, Lawen.doc
West, Central, and South Asia
Singles
– Nepal’s Gen Z Uprising di Narendra Shrestha, Nepal, EPA Images
– Aid Emergency in Gaza di Saber Nuraldin, Palestina, EPA Images
– A Daughter’s Grief in Kashmir di Yasir Iqbal, India, Outlook India Magazine
Stories
– “I’m Afraid”: Afghan Women Face US Aid Cuts di Elise Blanchard, Francia, TIME
– A Syrian City Rebuilds, Still Divided di Nicole Tung, Hong Kong/Stati Uniti, VII Photo, The New York Times
– Witnessing Gaza di Saher Alghorra, Palestina, The New York Times
Long-Term Projects
Hijacked Education di Diego Ibarra Sánchez, Spagna
World Press Photo: settant’anni di cliché del fotogiornalismo?
dal 19 settembre al 19 ottobre...
I pugni allo stomaco del World Press Photo 2025
vincitori regionali della 68ª edizione del...
World Press Photo: vince ancora la guerra che strappa via tutto
Samar Abu Elouf fotografa un bambino...
Il World Press Photo ci vuole concentrati sulla salute del nostro pianeta
dal 28 febbraio al 6 giugno...
Aggiornamenti su “Napalm Girl”: il World Press Photo sospende la paternità di Nick Út
“The Terror of War”, l’iconica fotografia...
“La Pietà di Gaza” non si intitola “La Pietà di Gaza”, la mamma non è una mamma
Quanto tempo abbiamo dedicato a capire...






















