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Home MOSTRE & CONCORSI MOSTRE FOTOGRAFICHE ARCHIVIO

Ritratti africani. Seydou Keïta, Malick Sidibé, Samuel Fosso

Tre fotografi ritraggono la cultura africana degli ultimi cinquant'anni

Jessica Barresi di Jessica Barresi
29 Gennaio 2023
in ARCHIVIO
Ritratti africani, Malick Sidibé "Ritratto della signorina Kante", 1965. Stampa alla gelatina ai sali d’argento. Courtesy Jean Pigozzi African Art Collection and Galerie Magnin-A, Paris
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Trieste

Dal 18 febbraio all’11 giugno 2023

I tre fotografi africani Seydou Keïta, Malick Sidibé e Samuel Fosso saranno in mostra dal 18 febbraio all’11 giugno presso il Magazzino delle Idee di Trieste, in un’esposizione composta da oltre cento immagini. Ormai celebrati in tutto il mondo fra i protagonisti della fotografia dell’ultimo mezzo secolo, i tre artisti si sono stati scoperti in occidente solo in anni recenti e le loro storie personali hanno contribuito a rendere ancora più affascinanti le loro opere.

Seydou Keïta e Malik Sidibé nascono da famiglie modeste e iniziano la propria carriera in piccoli studi fotografici nella capitale del Mali, Bamako. Davanti al loro obiettivo sfilano i propri concittadini, in anni cruciali per la storia del Paese e dell’Africa. I tre autori immortalano con abilità straordinaria un’eccezionale galleria di volti e di figure, ma soprattutto catturano le aspirazioni, le mode, l’evoluzione di una società che a partire dagli anni Cinquanta muta rapidamente sia in conseguenza della riconquistata indipendenza politica del Mali nel 1960, sia per via del desiderio dei giovani africani di stare al passo con i propri coetanei europei.

Ritratti africani, Malick Sidibé "La signora Kadiatou Touré con i miei occhiali", 1963. Stampa alla gelatina ai sali d’argento. Courtesy Jean Pigozzi African Art Collection and Galerie Magnin-A, Paris
Ritratti africani, Seydou Keïta Senza titolo, 1949-1951. Stampa alla gelatina ai sali d’argento. Courtesy Jean Pigozzi African Art Collection

Samuel Fosso, di una generazione successiva a quella di Keïta e Sidibé, riparte da dove gli altri hanno lasciato. Anche lui inizia la propria carriera in un piccolo studio fotografico senza l’ambizione di essere artista, ma la sua opera, che al bianco e nero alterna il colore, non si compone – come quella di Keïta e Sidibé – di ritratti di altri. Fosso inizia, quasi per gioco, a ritrarre sé stesso e il suo lavoro si sviluppa attraverso autoritratti in cui egli interpreta ironicamente gli stereotipi dell’Africa vista con gli occhi dell’Occidente o in cui reincarna, a partire da Malcolm X, le figure simbolo dell’emancipazione dei neri.

Attraverso il genere del ritratto, che per ragioni storiche, politiche, sociali e religiose è stato quello prediletto da molti fotografi africani, l’esposizione al Magazzino delle Idee racconta attraverso immagini di straordinaria bellezza un’Africa di rinascita e di ricerca della propria identità, documentando le aspirazioni sociali dei soggetti fotografati sullo sfondo di una realtà culturale, politica ed economica con caratteristiche e urgenze lontane da quelle occidentali.
L'organizzazione della mostra
Ritratti africani, Samuel Fosso Autoritratto. "Le chef", 1997/2003 Stampa fotografica a colori / Colour photo print. Collezione privata, Roma
Ritratti africani, Samuel Fosso Autoritratto. Angela Davis. Dalla serie "African Spirits", 2008. Stampa fotografica ai sali d’argento. Courtesy Jean-Marc Patras, Paris

Ritratti africani. Seydou Keïta, Malick Sidibé, Samuel Fosso, dunque, permette di coprire un lungo periodo di storia africana, e il curatore Filippo Maggia definisce il percorso espositivo una vera e propria staffetta.

“Keïta – scrive Maggia – è attivo negli anni che precedono l’indipendenza del Mali (avvenuta nel 1960), Sidibé vive e racconta gli anni immediatamente successivi all’indipendenza, Fosso nasce negli anni in cui diversi Paesi africani raggiungono l’indipendenza. Una staffetta che riscontriamo anche nei contenuti delle loro immagini, come se il filo narrativo tracciato da Keïta alla fine degli anni Quaranta avesse poi trovato un suo percorso evolutivo che corre di pari passo con la progressiva conquista e manifestazione di una consapevole ‘africanità’, segno distintivo che leggiamo nei loro ritratti, che non casualmente divengono autoritratti in Fosso”.

Ritratti africani, Seydou Keïta Senza titolo, 1949-1951. Stampa alla gelatina ai sali d’argento. Courtesy Jean Pigozzi African Art Collection

La mostra, accompagnata dal volume Ritratti Africani. Seydou Keïta, Malick Sidibé, Samuel Fosso, comprende la ricostruzione di uno studio fotografico come quello di Keïta e Sidibé, un’occasione per il visitatore di immedesimarsi nei luoghi e nell’atmosfera da cui sono nate molte delle fotografie in mostra, e di scattarsi un ritratto su un inedito set con arredi e oggetti vintage che richiamano proprio l’ambientazione delle opere esposte. La fotografia potrà essere postata sui propri canali social utilizzando i seguenti hashtag e tag: #magazzinodelleidee @magazzinodelleidee.

Seydou Keïta

Seydou Keïta apre il suo studio nel nuovo quartiere di Bamako-Coura nel 1948, che diventa un luogo non solo di ritratti ma di incontro, dal suo atelier passa la borghesia di Bamako per farsi fotografare. In quegli anni, la gran parte dei clienti preferisce essere ritratta in abiti tradizionali africani che sovente Keïta “confonde” con i tessuti che fanno da fondale. Il risultato finale è un’immagine sfarzosa, nella quale il modello esprime sicurezza e autorevolezza. Nel 1960 il Mali diventa indipendente e Keïta fotografa gli anni di transizione e di ricerca della identità del suo Paese. Keïta è fotografo a disposizione della gente, i suoi ritratti non sono ambizioni artistiche, ritrae donne, bambini, uomini in posa davanti ai fondali che lui stesso crea. I soggetti si fanno ritrarre nei loro abiti tradizionali o vestiti all’occidentale con gioielli e acconciature curate: hanno la possibilità di farsi rappresentare come essi stessi si vedono, la dignità nei loro sguardi e la fierezza di mostrarsi liberamente. Le immagini esposte in mostra sono documenti storici, antropologici e sociali, come specchio di un’epoca e di una cultura, e un prodotto visivo con un valore artistico per la scelta dei fondali, degli oggetti di scena, della nitidezza e armonia delle foto. Seydou Keïta sceglie di fotografare in bianco e nero per tutta la sua vita.

Malick Sidibé

Malick Sidibé studia alla Scuola degli Artigiani Sudanesi di Bamako e nel 1955 si diploma in disegno e gioielleria. Invitato da Gérard Guillat-Guignard, conosciuto come Gégé la Pellicule, decora il suo “Photo Studio” e lì comincia a fotografare. Nel 1962 apre lo “Studio Malick” nel quartiere popolare di Bagadadji a Bamako dove svolge la sua professione di fotografo ritrattista. Sono passati quasi tre lustri dagli esordi di Keïta e il Paese ha da poco conquistato l’indipendenza. Il clima è effervescente, si guarda sempre all’Europa ma non più da colonia, ora s’importano le nuove mode per farle proprie. Negli anni Settanta i soggetti dei ritratti di Sidibé sono in gran parte giovani, una nuova generazione che vuole mettere in mostra la propria esuberanza e freschezza, ragazzi a cavallo di una motocicletta o travestiti da cacciatori, musicisti, boxeur o militari, giovani madri o gruppi di ragazze in abiti tradizionali. Sidibé documenta le feste che da mezzanotte continuano sino alle 4, alle volte sino alle 6 del mattino della domenica, per concludersi poi sulle rive del fiume Niger.

Samuel Fosso

Samuel Fosso inizia a lavorare come assistente fotografo giovanissimo, all’età di 12 anni, e solo un anno dopo apre il suo studio a Bangui, “Studio Photo Nationale”. Tra il 1975 e il 1978 produce una serie di autoritratti (inizialmente per finire i rulli e inviare sue fotografie alla nonna rimasta in Nigeria) raccolti sotto il titolo esplicativo “70’s Lifestyle”. Vedendo la trasformazione del proprio aspetto, la enfatizza indossando abiti occidentali, come pantaloni a zampa e camicie attillate, imitando le pose delle copertine degli LP. Ed è proprio attorno a questo concetto che poi Fosso costruisce il suo modus operandi, il teatro dell’immaginazione, intorno al quale sviluppa la sua produzione negli anni successivi, aggiungendo ogni volta sentimento e qualità politica al suo lavoro. Il processo di maturazione e perfezionamento di un’identità africana autonoma e ora capace di esprimersi criticamente verso il mondo occidentale sembra compiersi in Fosso passo dopo passo. Nel 1997 lavora per una catena di grandi magazzini francesi con la serie “Tati”. In questa serie appare lui stesso con costumi scenografici e interpreta vari personaggi. Nel suo lavoro ricerca costantemente l’identità andando oltre la semplice “messinscena”. Autoritratti creativi, performance e trasformismo: questa l’indagine che Fosso persegue nella ricerca della propria identità e di quella del suo continente.

Galleria

Ritratti africani. Seydou Keïta, Malick Sidibé, Samuel Fosso

  • A cura di Filippo Maggia
  • Magazzino delle Idee, corso Cavour, 2 (TS)
  • dal 18 febbraio all’11 giugno 2023
  • martedì-domenica, 10-19
  • intero 8 euro, ridotto 5 euro
  • magazzinodelleidee.it
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