Jesi (AN)
Dal 19 marzo al 12 aprile 2026
È in corso presso la Galleria degli Stucchi di Palazzo Pianetti di Jesi (AN) la mostra La vie en Dondero. L’inaugurazione dell’esposizione è stata arricchita dalla presentazione del volume Mille parole. Scritti sparsi (Edizioni Affinità Elettive, 2025), di cui leggerete presto su fotocult.it.
Nell’attesa, ripercorriamo a grandi linee la carriera dell’autore, per capire meglio cosa aspettarci dalle immagini in mostra.
Mario Dondero, dall’inizio alla fine
Dondero nacque a Milano il 6 maggio 1928 e trascorse nelle Marche gli ultimi diciassette anni della sua vita, dal 1998 fino alla sua scomparsa nel 2015.
Nel mezzo ci furono intensi anni di viaggi e appassionato fotogiornalismo, di cui Dondero è stato uno dei più grandi esponenti, con un occhio sempre attento alle questioni sociali.
Durante la guerra aveva partecipato – ancora adolescente – alla Resistenza nel Nord Italia, dopodiché si era lanciato con determinazione nel giornalismo e poi nel fotogiornalismo italiano. Era il tempo in cui i giovani rifiutavano la retorica e la propaganda imposta per decenni dal regime fascista e scoprivano la fotografia come indagine della realtà e strumento di democrazia. Mario Dondero collaborò con quotidiani come l’Unità e l’Avanti! e con la rivista Le Ore, che aveva lanciato lo slogan “una foto vale mille parole”. Era nel gruppo del famoso Bar Giamaica di Milano, luogo d’incontro di artisti e intellettuali nel quartiere Brera.
Nel 1954 si trasferì a Parigi, dove continuò a collaborare con la stampa italiana e con quella francese (Le Monde, Le Nouvel Observateur, Jeune Afrique).
Nel 1960 trascorse alcuni mesi a Londra per poi stabilirsi a Roma, dove seguì la vita politica e culturale, con frequenti viaggi in Africa e nei paesi arabi. Nel 1968 tornò a Parigi, rimanendovi per trent’anni.
Continuò a viaggiare nel mondo: America Latina, Cuba, URSS e poi Canada, Afghanistan con Emergency, Russia. Fotografò scrittori, artisti, attori e intellettuali mentre, impegnato contemporaneamente nella politica contemporanea, ritraeva molti personaggi pubblici.
Nel 1998 si trasferì nelle Marche, a Fermo, continuando comunque a viaggiare e collaborando spesso con la Repubblica, il manifesto, Diario. Dopo la prima mostra, nel 1986, a Sant’Elpidio a Mare, numerose gliene sono state dedicate in Italia e all’estero.
Dondero è morto a Petritoli (FM) il 13 dicembre 2015 e la Fototeca Provinciale di Fermo custodisce dal 2015 il suo immenso archivio. Mostre, libri e articoli continuano ad apparire e a rendere il suo lavoro accessibile al pubblico. Profondamente influenzato da Robert Capa, lo stile di Dondero è animato dalla forte empatia con i soggetti ritratti.
La mostra La vie en Dondero, allestita presso Palazzo Pianetti, raccoglie una selezione di scatti che ripercorrono la carriera di Dondero, testimone fondamentale della storia del Novecento. Il progetto è stato reso possibile grazie alla collaborazione con l’Associazione Altidona Belvedere, soggetto gestore della Fototeca di Fermo e con il supporto operativo del Circolo Culturale Massimo Ferretti per l’allestimento.
La vie en Dondero
- Musei Civici di Palazzo Pianetti, via XV Settembre, 10 – Jesi (AN)
- dal 19 marzo al 12 aprile 2026
- mar-dom 10-13/16-19
- ingresso gratuito
- palazzopianetti.it
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