DxO è un nome sicuramente noto ai più “tecnici” tra i nostri lettori: DxOMark è oggi uno dei più quotati sistemi indipendenti di valutazione della qualità di fotocamere, obiettivi e smartphone. Tale sistema nasce dalla profonda conoscenza degli strumenti fotografici accumulata da DxO Labs negli anni, grazie a un’elevatissima mole di misure effettuate direttamente nei suoi laboratori. DxO Labs sfrutta questa grande conoscenza anche per creare software di sviluppo e post produzione fotografica, come DxO PhotoLab, l’oggetto dell’approfondimento odierno.
DxO Labs: una storia trentennale di analisi delle immagini
DxO nasce a Parigi nel 1995 con il nome Vision-IQ, inizialmente come società specializzata in sistemi di visione artificiale applicati alla sicurezza. Uno dei primi progetti dell’azienda è stato il sistema “Poseidon”, una tecnologia di videosorveglianza subacquea progettata per prevenire incidenti nelle piscine, basata sull’analisi automatica del comportamento delle persone in acqua. In pratica un assistente digitale per bagnini, in grado di moltiplicare gli occhi a disposizione degli addetti alla sicurezza in acqua.
Proprio da qui comincia a formarsi la grande esperienza del gruppo nel campo della computer vision: i principali problemi da risolvere per l’implementazione dei sistemi di monitoraggio, infatti, sono stati quelli legati alla correzione delle distorsioni ottiche e all’analisi delle immagini, competenze che sono poi diventate progressivamente centrali nello sviluppo tecnologico dell’azienda.
A partire dal bagaglio di esperienza maturato nel settore, nel 2003 viene fondata DxO Labs, che segna il passaggio formale verso la fotografia digitale e l’elaborazione dell’immagine. L’azienda ha concentrato la sua attenzione nello sviluppare strumenti software basati sull’analisi scientifica di laboratorio delle prestazioni di fotocamere e obiettivi, fino a diventare un punto di riferimento per la correzione automatica dei difetti ottici e, più recentemente, per la riduzione del rumore e lo sviluppo RAW basato su algoritmi avanzati.
Proprio questi algoritmi sono il cuore pulsante dei software dell’azienda, DxO PureRaw e DxO PhotoLab, quest’ultimo giunto oggi alla nona generazione, per la precisione alla versione 9.6.
DxO PhotoLab 9: profili di correzione da dati reali
A differenza di molti sviluppatori di software fotografici, DxO non si è mai limitata a costruire strumenti di fotoritocco, ma ha sempre puntato sulla misurazione oggettiva delle prestazioni di ottiche e sensori.
Il cuore della sua attività è infatti l’enorme database di test proprietari su fotocamere e obiettivi. Ogni combinazione viene analizzata in modo sistematico attraverso protocolli standardizzati, dai quali nascono i celebri moduli ottici DxO, utilizzati per correggere automaticamente distorsione, vignettatura e aberrazioni cromatiche con una precisione che si basa su dati reali e non su profili generici. Le ottiche vengono testate per ogni diaframma e i sensori su tutte le sensibilità ISO, in modo da applicare correzioni sempre ottimizzate in base alle condizioni di scatto.
Nel tempo l’azienda ha esteso la propria tecnologia anche alla gestione del rumore digitale e allo sviluppo RAW, introducendo algoritmi sempre più sofisticati basati su intelligenza artificiale e deep learning. La tecnologia DeepPRIME ha saputo in questi anni conquistare consensi tra i fotografi alla ricerca di strumenti di sviluppo che da un lato sappiano essere veloci, ma che d’altro mantengano la massima fedeltà rispetto agli scatti.
DxO PhotoLab si pone proprio in questa posizione, offrendo una suite completa di sviluppo e gestione fotografica, mentre DxO PureRAW, è pensato come strumento di pre-elaborazione per migliorare i file RAW prima del lavoro in altri software. Entrambi condividono lo stesso motore di elaborazione, ma si rivolgono a flussi di lavoro diversi, riflettendo la filosofia dell’azienda: intervenire sull’immagine nel modo più trasparente e scientifico possibile, senza sacrificare la qualità del dato originale.
DxO PhotoLab 9 si presenta con un’interfaccia abbastanza classica per un software di sviluppo e fotoritocco. Dalle due schede in alto a sinistra è possibile alternare la vista del catalogo a quella di modifica delle singole immagini. Quando si accede a quest’ultima, in basso è sempre possibile navigate tra le diverse immagini della cartella in cui ci si trova. L’approccio funziona bene ed è sempre facile ritrovare gli scatti su cui si vuole lavorare.
Quando si seleziona una foto per lo sviluppo e le varie regolazioni, la nostra attenzione si sposta verso il pannello a destra, che anche in questo caso offre un’interfaccia abbastanza familiare. Divisi in diverse schede troviamo tutti gli strumenti necessari per lo sviluppo delle foto. Questa porzione di interfaccia è personalizzabile in due modi. È possibile etichettare con una stella i propri strumenti preferiti, in modo da ritrovarli tutti in un solo pannello in modo rapido. Un altro metodo è quello di deselezionare tutte le schede, trovandosi così di fronte alla lunga lista di tutti gli strumenti: da qui è possibile spostarli in alto o in basso a proprio piacimento, semplicemente con un’azione di trascinamento.
Sviluppo RAW molto efficace grazie al motore DeepPRIME 3
Quando ci si approccia a un software di sviluppo in camera chiara, l’efficacia del processo di demosaicizzazione e di rimozione del rumore elettronico è fondamentale. In questo senso DxO ha fatto un lavoro egregio, perché il motore DeepPRIME 3 è in grado di restituire risultati davvero ottimi, anche su file caratterizzati da elevato rumore.
Tra i RAW supportati con successo troviamo anche quelli provenienti dai sensori X-Trans delle fotocamere Fujifilm, che – come noto – utilizzano una matrice colore diversa dalla classica Bayer.
Nel primo pannello, dedicato all’esposizione, oltre ai classici cursori per la regolazione dei toni, troviamo due strumenti sviluppati dall’azienda, DxO Smart Lighting e ClearView Plus, che permettono di ottimizzare la gamma dinamica, il contrasto e ridurre la foschia in modo molto rapido ed efficace.
Passando al secondo pannello, quello dedicato alla gestione del colore, troviamo altri strumenti molto interessanti tra quelli sviluppati da DxO. Per il rendering si possono scegliere una gran varietà di profili, scegliendo tra quelli creati da DxO (sia generici, sia dedicati ai diversi modelli di fotocamera), quelli dei produttori e una serie di simulazioni pellicola. Tra queste ultime. cinque sono incluse nella versione standard del software, mentre per ampliare la lista è necessario acquistare il DxO FilmPack, che ne sblocca l’accesso. In più è possibile importare i propri profili DCP, ma anche creane di nuovi sfruttando carte test come il ColorChecker. Quest’ultima opzione permette di creare flussi di lavoro con perfetta corrispondenza cromatica per il proprio studio o per condizioni di scatto complicate.
Il terzo pannello è quello maggiormente caratterizzante di tutto il software. Qui infatti troviamo la scheda che permette di scegliere quale motore di elaborazione utilizzare (Standard, DeepPRIME 3 o DeepPRIME XD3). Il primo permette un rendering istantaneo, mentre gli altri due richiedono qualche calcolo in più, ma lavorando su macchine in grado di reggerne il peso, è possibile attivare l’opzione di rendering in tempo reale anche per essi. L’operazione, sul MacBook Air M4 con cui abbiamo testato il software, è molto veloce (qualche secondo) e non appesantisce troppo il flusso di lavoro.
Mettere a disposizione strumenti avanzati, ma riuscire comunque a ottenere risultati fedeli all’originale è sempre una sfida per i software di sviluppo: in questo senso il lavoro fatto da DxO è davvero ottimo.
L’altro pannello che rappresenta uno dei valori aggiunti di PhotoLab 9 è certamente quello dedicato alle correzioni ottiche. DxO Lab dichiara il suo sistema superiore a quelli della concorrenza in quanto ogni ottica viene testata a ogni apertura, in modo da poter ottimizzare la resa (soprattutto ai bordi) al variare del diaframma. Effettivamente il livello di dettaglio che è possibile recuperare è davvero elevato e per qualcuno potrebbe essere il motivo principale per scegliere questo software rispetto a soluzioni alternative.
Le maschere basate sull'IA ci sono, ma manca il riempimento generativo
La nona generazione del software segna un importante passo avanti grazie all’introduzione della mascheratura automatica dei soggetti basata su algoritmi di intelligenza artificiale. Questa tecnologia permette di individuare rapidamente elementi come persone, animali, cieli o oggetti predominanti nella scena, offrendo inoltre il grande vantaggio di poter lavorare in batch per applicare regolazioni locali su più immagini contemporaneamente.
Sebbene l’individuazione automatica degli elementi sia generalmente buona, il sistema resta comunque perfettibile; il fotografo ha comunque sempre la possibilità di intervenire manualmente per perfezionare o rifinire con precisione la selezione. In questo ambito, le soluzioni Adobe integrate in Photoshop e Lightroom rimangono il punto di riferimento per rapidità d’esecuzione e precisione (pur con i noti costi legati all’abbonamento). Se però non si ha la necessità di gestire flussi di lavoro “industriali” con volumi di immagini enormi, la proposta di DxO risulta molto più convincente e bilanciata.
Rispetto ai software di Adobe, manca il riempimento generativo, molto utile quando si seleziona un soggetto indesiderato e lo si vuole eliminare in modo rapido da una foto. Il ritocco possibile in PhotoLab 9 si basa sulla classica applicazione del timbro clone, con risultati spesso non all’altezza di quelli ottenibili con gli strumenti AI generativi. Parimenti, mancano strumenti per l’estensione generativa delle immagini, che Adobe, però, ha iniziato a proporre come servizio a pagamento extra rispetto al classico piano di abbonamento.
Tra gli altri aspetti che per qualcuno potrebbero risultare critici troviamo la velocità di esportazione delle foto: nel caso di un’immagine RAW a 61 megapixel di una Leica M EV1, con l’applicazione di diverse modifiche e ottimizzazioni, l’export ha richiesto 39 secondi.
Questo porta alla luce anche la questione dei requisiti minimi di sistema e delle configurazioni consigliate. Se per i compiti basilari può bastare un processore anche datato (in casa Apple anche gli ultimi processori prodotti da Intel), per sfruttare il motore di elaborazione DeepPrime 3 e le maschere basate sull’AI i requisiti salgono, con richieste specifiche anche sul fronte GPU: a questa pagina trovate tutti i dettagli.
DxO PhotoLab 9: quanto costa?
Per chi ha deciso di liberarsi di – o di andare semplicemente oltre – Photoshop da quando il software di Adobe è disponibile in versione “full” (non Elements) solo in abbonamento, DxO PhotoLab 9 può rappresentare una delle più valide alternative tra quelle con licenza a vita.
Il software costa 239,99 euro per le nuove licenze (prezzo a cui è applicabile, per i nuovi clienti, uno sconto del 15% utilizzando il codice FOTOCULT), mentre chi arriva da una versione più vecchia può effettuare l’upgrade al prezzo di 119,99 euro. Facendo i conti, per molti potrebbe convenire, rispetto ai 291,19 euro all’anno richiesti dal piano “Fotografia” di Adobe, che include Photoshop, Lightroom e Photoshop Express e Firefly (oltre a 1TB di spazio cloud per il salvataggio e la sincronizzazione dei propri file). Anche calcolando un upgrade entro due anni, la soluzione DxO resta più conveniente con il vantaggio che, se non si trovano fondamentali le novità di una certa versione, la si può saltare e continuare ad avere il proprio software pienamente funzionale.
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