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Home MOSTRE & CONCORSI MOSTRE FOTOGRAFICHE ARCHIVIO

Exodus: Sebastião Salgado sulle grigie orme dei popoli senza radici

Fotoreportage e riflessioni sul futuro del genere umano in una nuova mostra firmata dai coniugi Salgado.

Redazione Fotocult di Redazione Fotocult
31 Marzo 2024
in ARCHIVIO, MOSTRE FOTOGRAFICHE
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Il campo per profughi ruandesi di Benako, Tanzania, 1994. © Sebastião Salgado/Contrasto
Il campo per profughi ruandesi di Benako, Tanzania, 1994. © Sebastião Salgado/Contrasto

Ravenna

Dal 22 marzo al 2 giugno 2024

Nel 1993 Sebastião Salgado ha intrapreso un viaggio fotografico incentrato sul tema delle migrazioni. Per sei anni il reporter brasiliano ha immortalato partenze, approdi e campi profughi, documentando il destino incerto di milioni di persone in quattro continenti. Le immagini prodotte da Salgado in quel periodo sono esposte al Museo d’Arte della città di Ravenna, nella mostra Sebastião Salgado. Exodus – Umanità in cammino, in occasione del Festival delle culture.

Si legge nel comunicato stampa che dai tempi della realizzazione del progetto “la mappa del mondo appare cambiata, ma l’esodo di intere popolazioni è quanto mai attuale e le condizioni di profughi o migranti rappresentano uno scenario che assume dimensioni sempre più globali”.

La Churchgate railway station, Bombay, India, 1995. © Sebastião Salgado/Contrasto
La Churchgate railway station, Bombay, India, 1995. © Sebastião Salgado/Contrasto
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Sebastião Salgado. Exodus – Umanità in cammino è un nuovo passo sul lungo percorso delle magistrali collaborazioni  del fotografo con la collega e compagna di vita Lélia Wanick Salgado, curatrice dell’esposizione. Sua, lo ricordiamo, anche la curatela di Amazônia, attualmente esposta al salone degli Incanti di Trieste e visitabile fino al 13 ottobre 2024.

“La mia speranza”, aveva dichiarato Salgado a ridosso della prima pubblicazione del suo lavoro, “è riuscire – come individui, come gruppi, come società – a fermarci per riflettere sulla condizione dell’umanità alla soglia del nuovo millennio. Oggi più che mai, sento che il genere umano è uno. Vi sono differenze di colore, di lingua, di cultura e di opportunità, ma i sentimenti e le reazioni di tutte le persone si somigliano”.

Spesso l’acqua è lontana dai campi profughi, Goma, Zaire, 1994. © Sebastião Salgado/Contrasto
Spesso l’acqua è lontana dai campi profughi, Goma, Zaire, 1994. © Sebastião Salgado/Contrasto
Gli uomini sono migrati nelle città e le donne portano i loro prodotti al mercato di Chimbote. Regione del Chimborazo. Ecuador, 1998. © Sebastião Salgado/Contrasto
Gli uomini sono migrati nelle città e le donne portano i loro prodotti al mercato di Chimbote. Regione del Chimborazo. Ecuador, 1998. © Sebastião Salgado/Contrasto
Jade Maiwan, un tempo la strada principale di Kabul. Afghanistan, 1996. © Sebastião Salgado/Contrasto
Jade Maiwan, un tempo la strada principale di Kabul. Afghanistan, 1996. © Sebastião Salgado/Contrasto
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“Quasi tutto ciò che accade sulla Terra”, ha aggiunto Lélia Wanick Salgado, “è in qualche modo collegato. Siamo tutti colpiti dal crescente divario tra ricchi e poveri, dalla crescita demografica, dalla meccanizzazione dell’agricoltura, dalla distruzione dell’ambiente, dal fanatismo sfruttato a fini politici. Le persone strappate dalle loro case sono solo le vittime più visibili di un processo globale. Le fotografie che qui presentiamo catturano i momenti tragici, drammatici ed eroici di singoli individui. Eppure, tutte insieme, ci raccontano anche la storia del nostro tempo. Non offrono risposte, ma al contrario pongono una domanda: nel nostro cammino verso il futuro non stiamo forse lasciando indietro gran parte del genere umano?”.

La costruzione del complesso Rasuna nel quartiere commerciale e finanziario di Kuningan. Giacarta, Indonesia, 1996. © Sebastião Salgado/Contrasto
La costruzione del complesso Rasuna nel quartiere commerciale e finanziario di Kuningan. Giacarta, Indonesia, 1996. © Sebastião Salgado/Contrasto
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Sebastião Salgado. Exodus: il percorso espositivo

La mostra conta 180 fotografie che rappresentano l’istinto di sopravvivenza, i momenti di esodo, i disordini urbani, la povertà, la paura e al tempo stesso la volontà, la dignità e il coraggio.
Il percorso espositivo prevede varie sezioni a carattere geo-politico:

Migranti e profughi: l’istinto di sopravvivenza, tratta le tristi motivazioni che accomunano i profughi, come la povertà e la violenza, il sogno di una vita migliore, la speranza.

La tragedia africana: un continente alla deriva, si concentra su traumi e sofferenza di popoli profondamente segnati dalla povertà, dalla fame, dalla corruzione, dal dispotismo e dalla guerra nonostante l’Africa sia un continente con una storia importante per l’umanità, in grande fermento, ricco di energie e vitalità, oltre che di materie prime e ricchezze naturali.

La spiaggia di Vung Tau, un tempo chiamata Cap Saint Jacques, da cui è salpata la maggior parte dei boat people vietnamiti, Vietnam meridionale, 1995. © Sebastião Salgado/Contrasto
La spiaggia di Vung Tau, un tempo chiamata Cap Saint Jacques, da cui è salpata la maggior parte dei boat people vietnamiti, Vietnam meridionale, 1995. © Sebastião Salgado/Contrasto

L’America latina: esodo rurale, disordine urbano, racconta una parte del mondo segnata dalla migrazione di decine di milioni di contadini, spinti dalla povertà, verso le aree urbane come Città del Messico e San Paolo, circondate da baraccopoli, dove persino la vita privilegiata è assediata dalla violenza.

Asia: il nuovo volto urbano del mondo, si concentra sull’esodo di massa dalla povertà rurale alla creazione di megalopoli in cui i migranti vivono in condizioni precarie, pur credendo di aver fatto un passo verso una vita migliore.

Chiude la mostra una sala dedicata ai ritratti di bambini, che Salgado ha fotografato lasciando loro la libertà di scegliere la posa da assumere davanti all’obiettivo. Così facendo il fotoreporter ha consentito alle vittime principali dei fenomeni migratori di compiere un fiero atto di autodeterminazione.

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Sebastião Salgado. Exodus – Umanità in cammino, a cura di Lélia Wanick Salgado, è organizzata dal Comune di Ravenna-Assessorato alla Cultura e Mosaico e Assessorato all’ Immigrazione, Politiche e Cultura di Genere, in collaborazione con Contrasto e con il contributo della Regione Emilia-Romagna, Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e Marcegaglia.

La mostra è accompagnata dal libro Sebastião Salgado. Exodus, edito da TASCHEN, da workshop, conferenze e da un consistente percorso laboratoriale rivolto alle scuole e alle famiglie.

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Sebastião Salgado. Exodus – Umanità in cammino

  • A cura di Lélia Wanick Salgado
  • MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna, via di Roma, 13 – Ravenna
  • dal 22 marzo al 2 giugno 2024
  • mar-sab 9-18; dom e festivi 10-19. Lunedì chiuso
  • intero 10 euro, ridotto 8 euro
  • mar.ra.it

Sebastião Salgado. Exodus

Titolo Sebastião Salgado. Exodus

Formato 24,8x33cm

Pagine 432

Lingua inglese

Prezzo 80 euro 

Editore taschen.com

Exodus, Sebastião Salgado
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