Trieste
Dal 27 giugno all’11 ottobre 2026
L’artista e regista friulano Ila Bêka, al secolo Filippo Clericuzio, è appassionato di meccanica quantistica e delle particelle di luce al centro delle ricerche di Albert Einstein. Più di un secolo fa, Einstein formulò l’ipotesi secondo la quale l’energia di un raggio luminoso non si distribuisce in modo continuo nello spazio, ma è composta da “quanti” localizzati e in movimento, successivamente denominati fotoni.
Una volta riflessi dalla materia, questi entrano nei nostri occhi e vengono percepiti e interpretati dal nostro cervello come forme e colori. Ispirato da questa teoria, Ila Bêka ha intitolato Fotoni la sua prima personale fotografica in corso presso il Magazzino delle Idee di Trieste. Il titolo ci regala anche una spruzzata di ironia, riferendosi al grande formato di alcune delle stampe in mostra.
Il diario visivo di Ila Bêka
Sono esposte trecento fotografie selezionate da un archivio inedito composto da circa 300.000 immagini realizzate dall’autore nell’arco di quarant’anni di pratica artistica.
La maggior parte degli scatti in mostra è stata realizzata con il cellulare, uno strumento che per Ila Bêka assume la funzione di un taccuino di schizzi e annotazioni. Vagando per le strade l’artista registra attese e piccoli eventi, mentre il suo sguardo si cala nella quotidianità, rimanendo vigile e curioso, senza pretendere la perfezione formale o la completezza.
Le fotografie si susseguono liberamente, seguendo associazioni, intuizioni, emozioni e ricordi, e sono spesso accompagnate da brevi annotazioni dell’autore, simili a frammenti tratti dal suo diario.
La mostra include due grandi filoni: il corpo e la luce. La tematica del corpo s’incontra nelle serie fotografiche emerse dall’adolescenza a Latisana (dove Ila Bêka è nato nel 1967) e dalla vicina spiaggia di Lignano Sabbiadoro, dove le inquadrature giocano con i volumi dei corpi dei bagnanti. La luce, invece, è il fil rouge che unisce la selezione di immagini più astratte e rarefatte, incentrate sulla luce stessa come materia primaria della visione e delle nostre esperienze percettive.
Buio, tenebre, riflessi, baluginii diventano simili ad apparizioni “…capaci di riempirci dello stesso stupore che, da piccoli, ci ha colti nello scoprire un raggio di luce che danza tra la polvere, o un micro arcobaleno che s’imprime sul palmo aperto”, scrive nel suo testo critico la curatrice Barbara Casavecchia.
Le immagini non sono pensate secondo dimensioni prestabilite, ma assumono formati diversi, così come sono tanti e differenti i possibili mondi simultanei ipotizzati dalla fisica quantistica.
La selezione delle opere esposte al pubblico nasce, nelle parole di Bêka, “dalla volontà di capire, all’interno di questo flusso di immagini, quali siano in grado di riattivare lo sguardo e far emergere nuove percezioni”. L’analogia più efficace per raccontare questo processo è suggerita dalla sua collega Louise Lemoine: un montaggio cinematografico, capace di far nascere un racconto dalla massa informe del girato. Anche nei film di Bêka & Lemoine il racconto non si fonda su una sceneggiatura strutturata, ma resta sempre aperto all’esperienza emotiva e all’incontro.
Qualcosa in più su Ila Bêka
Ila Bêka è nato a Latisana nel 1967. Si è diplomato in Architettura allo IUAV di Venezia e ha studiato all’École Nationale Supérieure d’Architecture de Paris-Belleville. Artista, regista, produttore ed editore, opera all’incrocio tra arti visive, cinema documentaristico e architettura.
Come regista, ha cominciato realizzando una serie di 168 microfilm, i Millimetraggi, con i quali ha vinto il Festival du Film Très Court di Parigi, il Premio Massimo Troisi e il festival Maremetraggio di Trieste. Da vent’anni collabora con Louise Lemoine nel duo Bêka & Lemoine. Insieme sperimentano nuove forme narrative e cinematografiche per esplorare come le persone vivono, percepiscono e si relazionano con lo spazio da un punto di vista emotivo, sociale, politico e culturale.
Nel 2016, il MoMA, Museum of Modern Art di New York, ha acquisito per la sua collezione permanente l’intera opera del duo prodotta fino a quella data. Bêka e Lemoine hanno realizzato oltre quaranta film, tra cui l’odissea in quindici capitoli Homo Urbanus (2017 – in corso); tra i più recenti The World in a Square (2026) e Mundo Frágil (2026, in uscita in autunno), e gli ormai classici Moriyama-San (2017), Tokyo Ride (2020) e Koolhaas Houselife (2008).
I due sono regolarmente invitati a tenere corsi e conferenze presso università come la GSD/Harvard University (USA), la GSAPP Columbia University (New York, USA), l’Accademia di Architettura di Mendrisio (Svizzera) e l’Architectural Association School di Londra (Regno Unito). Nel 2023 hanno pubblicato il libro The Emotional Power of Space (B&P ed.).
Ila Bêka. Fotoni è prodotta e organizzata dall’Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia – ERPAC.
Accompagna la mostra il volume FOTONI, edito dalla casa editrice Miracoli, che comprende un testo critico di Barbara Casavecchia e tre conversazioni distinte fra Ila Bêka e Barbara Casavecchia, Luca Galofaro e Louise Lemoine.
Ila Bêka. Fotoni
- A cura di Barbara Casavecchia
- Magazzino delle Idee, Corso Cavour, 2 – Trieste
- dal 27 giugno all’11 ottobre 2026
- mar-dom 10-19. Lunedì chiuso
- intero 8 euro, ridotto 5 euro
- www.magazzinodelleidee.it
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