Artemis II, una missione senza allunaggio ma non senza storia
La missione della NASA Artemis II non prevede l’allunaggio, ma ha già riportato esseri umani nelle immediate vicinanze della Luna, spingendoli più lontano dalla Terra di quanto fosse mai accaduto prima e restituendo un nuovo repertorio di immagini dallo spazio profondo. È già abbastanza per capire che non siamo davanti a una semplice prova generale, ma a un passaggio storico della nuova stagione lunare.
Fra i protagonisti meno appariscenti, ma più interessanti per chi ama la fotografia, c’è ancora una volta Nikon. Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen hanno già inviato alla Terra immagini che hanno il sapore delle fotografie destinate a restare: non solo per il soggetto, naturalmente, ma per il fatto stesso di essere state realizzate da esseri umani in una regione dello spazio che mancava al racconto diretto dell’uomo da oltre mezzo secolo.
Due Nikon D5 a bordo di Orion
A bordo di Orion, la capsula che ospita gli astronauti, trovano posto due Nikon D5, affiancate da un corredo essenziale ma eloquente: tra le ottiche indicate nei documenti NASA compaiono il 14-24mm e l’80-400mm. Non è una scelta casuale. Da un lato serve un grandangolo capace di abbracciare la scena, dall’altro un tele utile a stringere sul dettaglio lunare, sui margini dei crateri, sulle geometrie della superficie osservata attraverso i finestrini della capsula.
La fotografia, nello spazio, non è un accessorio
C’è un aspetto che merita di essere sottolineato. Le fotografie di Artemis II non sono soltanto materiale promozionale o memoria pubblica della missione. La NASA ha predisposto per l’equipaggio un vero Lunar Targeting Plan, cioè uno strumento operativo pensato per guidare le osservazioni lunari, le annotazioni e le immagini raccolte durante il sorvolo.
Lo conferma anche la natura delle immagini diffuse in questi giorni. Oltre al “tramonto terrestre” in apertura (Earthset), la NASA ha pubblicato fotografie del lato lunare, dettagli di crateri come Vavilov, il sorgere della Terra e persino una spettacolare osservazione dell’eclissi totale di Sole dal punto di vista di Orion, con quasi 54 minuti di totalità: una durata impossibile da sperimentare sulla Terra. Durante il sorvolo, inoltre, l’equipaggio ha documentato crateri d’impatto, antichi flussi lavici, fratture superficiali e ha perfino osservato sei lampi da impatto meteoritico sul lato oscuro della Luna.
Dall’Apollo 15 del 1971 alla nuova corsa lunare
Il fascino della vicenda, però, non sta solo nel presente. Sta nella continuità. Nikon entra nella storia lunare già con Apollo 15, nel 1971, quando la Nikon F Photomic FTN in versione adattata per la NASA vola nella quarta missione Apollo. In seguito il marchio giapponese accompagna anche la stagione Shuttle, poi la lunga quotidianità orbitale della Stazione spaziale internazionale, dove fotocamere Nikon e ottiche Nikkor diventano veri strumenti di lavoro. Dal 2017, inoltre, la NASA ha ordinato 53 Nikon D5 non modificate per addestramento a Terra e documentazione a bordo della ISS.
La Z9 guarda già oltre Artemis II
Intanto il testimone sta già passando alla generazione successiva. Nikon e NASA hanno siglato nel 2024 uno Space Act Agreement per sviluppare la Handheld Universal Lunar Camera, basata sulla Nikon Z9, destinata alle future attività lunari. Ma qui occorre aggiornare il calendario rispetto ai vecchi comunicati: oggi NASA indica Artemis III come missione di prova nel 2027 e Artemis IV come prima missione del nuovo ciclo destinata al ritorno effettivo sulla superficie lunare, con lancio previsto per l’inizio del 2028. In sostanza, la Z9 resta al centro del futuro lunare di Nikon, ma dentro una tabella di marcia che nel frattempo è stata rivista.
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