La statura media di un uomo europeo si aggira intorno ai 180cm. Occorre aggiungerne almeno 90 per eguagliare la minima apertura alare di un gipeto adulto, 120 per la massima. A conti fatti, le estremità delle due penne remiganti più lunghe delle ali di un gipeto in volo possono arrivare a trovarsi a ben tre metri di distanza l’una dall’altra.
Il gipeto è il più grande avvoltoio nidificante in Europa, piuttosto longevo, necrofago, mangia quasi esclusivamente ossa, vola in alta montagna, a quote comprese tra i 1.600 e i 3.000 metri. A determinare la variazione di altitudine sono gli animali che potrebbero diventare il suo cibo: se le mandrie di stambecchi e camosci salgono, i gipeti salgono. E se i gipeti salgono, salgono anche i fotografi determinati a immortalarli come si deve.
Davide Diana, fotografo naturalista torinese specializzato nella fauna alpina, sale parecchio, tanto che i suoi amici lo chiamano “l’uomo che sussurra ai gipeti”.
Da qualche anno collabora come volontario con il Parco Nazionale Gran Paradiso svolgendo attività di monitoraggio dei gipeti presenti in Alta Valle Orco, una delle valli sul versante piemontese del Parco. “Il mio compito – ha precisato – è osservare questi splendidi animali e annotare gli orari di avvistamento, il comportamento e l’interazione con i gipeti provenienti dalle valli limitrofe. I dati raccolti vengono consegnati al responsabile del Parco Nazionale che si occupa dei gipeti”.
“È un’attività molto impegnativa”, ha proseguito Davide, “soprattutto nella stagione invernale, con condizioni meteo avverse, temperature che precipitano fino a 20 gradi sotto zero e raffiche di vento che soffiano a più di 100Km orari. Durante la cova, che avviene tra gennaio e febbraio, si tiene sotto osservazione il nido in tutte le sue fasi, dalla deposizione dell’uovo alla nascita del pullo, fino al suo involo in prossimità del mese di luglio”.
Davide ci ha spiegato che anche la curiosa scelta di nidificare quasi all’inizio dell’inverno è collegata all’alimentazione: i piccoli, che non sono ancora in grado di digerire le ossa, devono nutrirsi di carne fresca e nel periodo invernale le carcasse di animali che non sopravvivono al gelo costituiscono un’ottima risorsa trofica.
Le coppie di gipeti, monogame, depongono due uova, la cui incubazione dura all’incirca cinquantacinque giorni. Quando le uova si schiudono, il primo nato è dominante sul secondo, che muore nel giro di poche ore per via di un comportamento aggressivo del fratello – tipico dei rapaci – definito cainismo.
Il ciclo riproduttivo lungo e la persecuzione da parte dell’uomo avevano provocato l’estinzione della specie in ambiente alpino agli inizi del ’900.
Il gipeto, conosciuto anche come avvoltoio barbuto, è tornato recentemente a nidificare sulle Alpi e nel Parco Nazionale Gran Paradiso grazie a un progetto di reintroduzione iniziato nel 1986, che coinvolge molti Stati Europei. Negli ultimi vent’anni, circa centocinquanta individui sono stati rilasciati sulle Alpi dove adesso è presente una piccola popolazione stabile. Attualmente, nel Parco sono presenti cinque coppie e circa venti di esemplari volano su quelle zone alpine.
La scelta del Gran Paradiso come luogo di nidificazione non è casuale. il Parco, infatti, è territorio ideale per il gipeto per diversi motivi: la facilità di reperire cibo, grazie all’abbondanza di fauna selvatica, la possibilità di trovare spazi idonei alla nidificazione, grazie alla conformazione delle pareti rocciose, ma soprattutto la tranquillità garantita da un’area protetta, all’interno della quale sono vietati i sorvoli con elicottero, o altri mezzi, e il disturbo antropico è ridotto al minimo.
Il più delle volte il gipeto si lascia osservare nelle sue maestose planate di ricognizione, mentre è in cerca di carcasse di ungulati e ossa, che ogni tanto lascia cadere da altezze considerevoli perché si frantumino e risultino più facili da ingoiare. È in quei momenti che Davide scatta la maggior parte delle sue fotografie, catturando una sorprendente quantità di dettagli per ogni singolo uccello che passa davanti al suo obiettivo.
Utilizza due fotocamere Nikon – una D6 e una Z9 – alle quali abbina prevalentemente un obiettivo Nikkor AF-S 500mm f/4 FL, o un Nikkor Z 400mm f/4,5 VR S quando vuole “stare leggero”. Non scatta mai con ottiche zoom perché è sempre in cerca della massima qualità.
“I miei appostamenti – racconta Davide – sono attentamente pianificati in base alla stagione. In questo periodo mi metto abbastanza vicino al nido, conosco perfettamente gli orari in cui gli uccelli si involano, il tragitto che percorrono e tutte le correnti termiche della valle”.
Quando abbiamo chiesto al fotografo se utilizzasse dei teli mimetici nelle sue sessioni di osservazione e fotografia ci ha risposto: “No, i gipeti mi conoscono e sono animali molto curiosi. Con loro ho avuto incontri molto ravvicinati senza alcun problema, a volte vengono talmente vicino che servirebbe un grandangolo”.
Grazie a questa vantaggiosa confidenza, Davide riesce a scattare fotografie suggestive, ma anche particolarmente didattiche, che registrano al meglio le caratteristiche morfologiche di questi uccelli, ad esempio le differenze nel colore del piumaggio.
A proposito del piumaggio, il fotografo ha condiviso con noi informazioni molto interessanti, disponibili anche sul sito ufficiale del Parco Nazionale Gran Paradiso: “L’adulto è caratterizzato da un piumaggio contrastato: le parti ventrali e la testa sono di colore chiaro, mentre il dorso e le ali sono scuri. Una caratteristica peculiare è il colore ruggine del ventre e della gola che non è di origine biologica, ma ‘assunto’ attraverso dei ‘bagni di terra’ durante i quali il ferro presente nei minerali colora il piumaggio. I giovani presentano un piumaggio molto scuro e la transizione verso il piumaggio da adulto avviene gradualmente durante i primi 6-7 anni di vita, vale a dire il periodo necessario a raggiungere la maturità sessuale”.
Attualmente il gipeto è ancora tra le specie classificate come “vulnerabili” nella Lista Rossa dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura.
Da qualche anno, per contribuire alla sensibilizzazione nei confronti della tutela della specie, il Parco Nazionale del Gran Paradiso ha installato una webcam sul nido in Valsavarenche, dando così avvio al progetto GipetOnAir.

Bio e contatti
Avvocato penalista ultrasessantenne, Davide Diana è nato a Torino ed è appassionato di fotografia naturalistica e montagna. Scatta dalla giovane età, dai tempi della pellicola, quando prediligeva il bianco e nero. Anni di studi e camera oscura hanno forgiato la sua cultura fotografica e all’inizio degli anni Novanta si è avvicinato alla fotografia naturalistica con i suoi primi viaggi in Africa. Ha viaggiato in tutto il mondo, ma il suo posto del cuore è il Parco Nazionale Gran Paradiso dove si occupa dei “suoi” amati gipeti.
Instagram: @davidedianaimages
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